ABRUZZO
Milano brucia, e la stampa estera vede una generazione perduta
Il Guardian racconta le proteste dal Duomo e il divario tra giovani emarginati e coetanei con prospettive. L'Abruzzo interno osserva da lontano la frattura che conosce bene
Marco Di Sante912 wordsEdition №160sabato 24 ottobre 2026 — Edizione № 160
Il Guardian ha raccontato questa settimana le proteste di Milano partendo da una scena: una giovane che filma la polizia antisommossa mentre trascina un adolescente lungo Piazza del Duomo. Il giornale britannico legge i disordini come il segno di una divisione netta tra giovani emarginati e immigrati da un lato, e coetanei con maggiori prospettive dall'altro. È il ritratto di una 'generazione perduta' che la stampa internazionale sta costruendo pezzo dopo pezzo.
La stessa frattura, vista dall'Appennino, ha una forma diversa ma una radice comune: la mancanza di prospettive per chi resta. Nei paesi dell'Abruzzo interno i giovani se ne vanno, e chi resta spesso non ha un lavoro stabile né un futuro chiaro. La rabbia che a Milano si riversa in piazza qui si traduce in silenzio e partenze.
France 24, in un dibattito con la sociologa Gökçe Tuncel, ha letto le proteste giovanili in Francia, Albania, India e Italia come una domanda di 'giustizia' espressa in termini materialisti. Non rivendicazioni locali isolate, ma la richiesta di un contratto sociale che i giovani sentono rotto.
Il Guardian, in un editoriale separato, è andato oltre: la Francia ha starnutito e l'Europa ha preso il raffreddore. Un superciclo elettorale nel prossimo anno potrebbe ridefinire il continente, ma anche ciò che accade nelle strade lo sta plasmando. La domanda che il giornale pone è se i governi paralizzati sapranno rispondere.
Il racconto del Guardian non si ferma alla cronaca degli scontri. Il giornale britannico insiste su un punto: le proteste hanno messo in luce una spaccatura tra chi ha prospettive e chi non ne ha, e questa spaccatura non è solo milanese. È italiana, ed è europea.
The Local Italy, nella sua rassegna di venerdì, ha descritto la 'rabbia generazionale' come un fenomeno continentale: dalle scuole bloccate a Roma ai campi di tenda a Madrid, dalle strade francesi alle piazze di Belgio, Portogallo, Albania, Serbia e Grecia. I giovani, scrive la testata, rivolgono la loro rabbia contro una classe politica che dicono non li ascolti.
France 24 ha dedicato un dibattito alla domanda su fin dove arriveranno queste proteste. La scintilla in Francia sono state le condizioni in deterioramento nelle scuole superiori e nelle università, in particolare per gli studenti di origini svantaggiate. Nel frattempo, si legge nella presentazione del programma, i salari non tengono il passo dell'inflazione.
È qui che il racconto internazionale incontra la realtà dell'Abruzzo interno. Nei borghi dell'Appennino la scuola è spesso l'ultimo presidio pubblico rimasto, e la sua chiusura è il segnale che la comunità sta finendo. La rabbia giovanile che a Milano si manifesta con le manganellate qui si manifesta con il silenzio delle aule vuote.
Il Guardian ha anche pubblicato un'analisi di Alberto Alemanno che mette in guardia da una lettura semplicistica: i manifestanti di ogni paese hanno rivendicazioni distinte, e chi dipinge le proteste come una rivolta coordinata e ingovernabile serve gli interessi dei nemici dell'Europa. Ascoltateli, scrive Alemanno, non le voci che ci dicono che l'Europa è ingovernabile.
Sullo sfondo politico, il Guardian ha pubblicato un'opinione di Riccardo Alcaro secondo cui il governo della premier è il più longevo nella storia repubblicana, ma la sua sfida più grande viene dall'estrema destra, dal nuovo movimento dell'ex generale Roberto Vannacci. Il giornale britannico osserva che Vannacci, come Marine Le Pen in Francia, cercherà di sfruttare i disordini per promuovere le proprie credenziali di legge e ordine.
Il Guardian ha anche riportato che i media vicini al presidente americano hanno seguito la linea della Casa Bianca, sembrando sperare che i disordini all'estero spingano gli elettori americani verso i repubblicani. Le proteste europee, insomma, sono diventate un materiale politico che viaggia ben oltre i confini del continente.
La domanda che resta aperta, e che il Guardian stesso pone in un'altra analisi, è se queste proteste porteranno a un vero cambiamento politico. I governi paralizzati, scrive il giornale, sembrano non avere risposta alle richieste furiose del pubblico, rendendo probabile ulteriore malcontento.
Per l'Abruzzo la lezione è duplice. Da un lato, la frattura generazionale che il mondo racconta a Milano è la stessa che svuota i paesi di montagna: giovani senza lavoro, servizi che chiudono, comunità che invecchiano. Dall'altro, la regione ha una storia recente di rabbia collettiva che il mondo ha raccontato in modo diverso: il terremoto del 2009 e la lunga ricostruzione hanno lasciato una diffidenza verso lo Stato che non si misura in piazze ma in silenzi.
La differenza, però, è che a Milano la protesta ha una visibilità internazionale che l'Appennino non ha mai avuto. Le telecamere del mondo erano in Piazza del Duomo, non nei borghi che si spopolano. È una disparità di racconto che pesa, perché ciò che non si vede non entra nell'agenda politica.
The Local Italy ha anche riferito che il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di tutele per i viaggiatori, e che l'Italia ha registrato un forte aumento dei permessi di soggiorno nel 2025 con un calo delle richieste di cittadinanza. Sono dati che raccontano un Paese che attrae studenti e famiglie straniere mentre perde i propri giovani: un paradosso che la stampa estera sta iniziando a notare.
Il Guardian, nell'editoriale sulle proteste, ha scritto che ciò che accade nelle strade sta plasmando il futuro del continente tanto quanto le elezioni. Per l'Abruzzo, che dalle strade ha visto passare la rabbia del dopo-terremoto e l'emigrazione silenziosa dei suoi figli, questa osservazione suona familiare. La domanda è se qualcuno, a Roma o a Bruxelles, ascolterà anche le strade che non fanno notizia.
