MOLISE
L'acqua salata avanza nel Po mentre il Molise agricolo trema per la siccità
Il flusso del fiume crollato per il caldo. Nel Sud, le colture estive affrontano il collasso
Antonio Petrella789 wordsEdition №35sabato 4 luglio 2026 — Edizione № 35

Il flusso del fiume Po è crollato drasticamente in meno di due settimane a causa dell'ondata di caldo europea, portando all'intrusione di acqua salata fino a 18 chilometri nell'entroterra, secondo quanto riferito da Devdiscourse il 27 giugno. Questo fenomeno minaccia l'agricoltura del Delta del Po e le zone umide protette della regione più fertile d'Italia.
Ma la siccità non è una questione solo settentrionale. Nel Molise, regione agricola del Sud dove i campi rimangono il principale legame economico con il territorio, l'ondata di caldo ha accelerato l'evaporazione e prosciugato i corsi d'acqua locali. Senza il Po, ma con una vulnerabilità simile, il Molise affronta una crisi agricola parallela con ancora meno risorse per rispondervi.
L'Autorità di Bacino del Po ha dichiarato il 3 luglio che diversi corsi d'acqua nell'Italia settentrionale sono in 'stato critico' a causa della siccità, e le previsioni meteorologiche non sono incoraggianti per i giorni seguenti. Questo stato di emergenza idrica si estende ben oltre il Nord, colpendo anche le zone agricole interne del Sud.
Nel Delta del Po, l'intrusione di acqua salata rappresenta una minaccia senza precedenti. Devdiscourse ha spiegato che il flusso del fiume, normalmente sufficiente a respingere l'acqua marina, è sceso a livelli che non riescono più a contenere l'avanzata del sale. Questo fenomeno minaccia le colture irrigate, le zone umide protette e l'equilibrio ecologico di un'area cruciale per l'agricoltura italiana.
Il Molise, tuttavia, non ha fiumi della portata del Po. I corsi d'acqua molisani — il Biferno, il Trigno, il Fortore — sono torrenti stagionali che in estate spesso si riducono a rivoli. Durante un'ondata di caldo come quella di giugno-luglio 2026, questi fiumi si prosciugano completamente, lasciando i campi senza irrigazione naturale.
L'agricoltura molisana dipende principalmente da colture estive come pomodori, melanzane e peperoni, coltivate in piccoli appezzamenti familiari e medi aziende. Senza irrigazione, questi raccolti vanno perduti. A differenza del Nord, dove gli agricoltori hanno accesso a consorzi di irrigazione finanziati e a infrastrutture di accumulo idrico, il Molise dispone di pochi invasi e di una rete di distribuzione dell'acqua frammentaria e sottodimensionata.
La crisi idrica del 2026 arriva in un momento particolarmente critico per l'agricoltura molisana. Negli ultimi due decenni, il numero di aziende agricole nella regione è diminuito di circa il 40%, secondo fonti internazionali che hanno coperto il declino demografico del Sud italiano. La siccità accelera questo processo: i piccoli agricoltori, già marginalizzati dal mercato globale, vedono i loro raccolti bruciati e decidono di abbandonare i campi.
La situazione nel Delta del Po, sebbene diversa per scala e infrastrutture, illumina il problema molisano. Nel Nord, la crisi è affrontata con coordinamento regionale, investimenti in nuove dighe e sistemi di irrigazione di emergenza. Nel Molise, non esiste un piano equivalente. Le autorità regionali hanno emesso avvisi ai cittadini di limitare i consumi idrici, ma non hanno annunciato investimenti strutturali per affrontare la siccità ricorrente.
Devdiscourse ha sottolineato che l'intrusione di acqua salata nel Delta del Po rappresenta una minaccia a lungo termine per l'agricoltura biologica e per le zone protette. Lo stesso rischio esiste, in forma diversa, nel Molise: la salinizzazione del suolo dovuta all'evaporazione accelerata può rendere i terreni incolti per anni. Una volta che il suolo si salinizza, recuperarlo richiede investimenti significativi che gli agricoltori molisani non possono permettersi.
La transumanza, la pratica storica molisana di spostare il bestiame lungo i tratturi stagionali, rappresentava un adattamento intelligente alla scarsità idrica. Ma questa pratica è ormai quasi estinta, vittima della modernizzazione agricola e dello spopolamento. Oggi, i pochi allevatori rimasti nel Molise affrontano la siccità senza le strategie di adattamento che i loro antenati avevano sviluppato.
Il Piano Caldo annunciato dal governo italiano il 3 luglio, secondo France 24, rappresenta il primo tentativo nazionale di affrontare l'adattamento climatico. Tuttavia, il piano rimane vago riguardo alle regioni agricole del Sud. Se il piano si concentra principalmente sulla salute pubblica nelle città, come suggeriscono i dettagli disponibili, allora il Molise agricolo rimarrà ancora una volta ai margini della strategia nazionale.
La crisi idrica del 2026 serve come avvertimento per il futuro. Le proiezioni climatiche suggeriscono che le ondate di caldo e la siccità diventeranno più frequenti e intense. Per il Molise, questo significa che l'agricoltura, già fragile, affronterà pressioni crescenti. Senza investimenti significativi in infrastrutture idriche, in ricerca agronomica per colture resistenti alla siccità e in sostegno ai piccoli agricoltori, la regione rischia di perdere completamente la sua base agricola nei prossimi decenni.
Intanto, il ciclo dello spopolamento continua. Ogni anno di siccità, di raccolti persi e di redditi agricoli in calo spinge altri giovani molisani a cercare lavoro altrove. La crisi idrica del 2026 non è una calamità isolata, ma un capitolo di una storia più lunga: il progressivo abbandono dell'agricoltura meridionale e della regione che vi dipende.
