EMILIA-ROMAGNA
L'Italia stringe sui turisti, la casa rimane un lusso
Firenze estende il divieto degli affitti brevi mentre cresce la pressione sugli alloggi per i residenti
Giulia Benati1,289 wordsEdition №8domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 8

Firenze ha approvato giovedì l'espansione del primo blocco italiano sugli affitti brevi oltre il centro storico, estendendo il divieto a nove quartieri residenziali dove le inserzioni Airbnb-style sono esplose negli ultimi anni. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, la decisione riflette una crisi abitativa che affligge le città d'arte italiane: i proprietari preferiscono affittare ai turisti piuttosto che ai residenti, trasformando interi quartieri in alberghi diffusi e svuotando le comunità locali.
Il fenomeno non è limitato a Firenze. Venezia, Roma e altre città italiane hanno adottato misure simili, ma la questione rivela un problema più profondo: l'assenza di una normativa nazionale coerente. Mentre le singole città improvvisano soluzioni locali, il mercato degli affitti brevi continua a crescere, alimentato da piattaforme globali e dalla preferenza economica dei proprietari di immobili.
Per l'Emilia-Romagna, il fenomeno è meno acuto che in Toscana, ma Bologna e altre città universitarie stanno iniziando a sentire la pressione. Gli studenti e i giovani lavoratori trovano sempre più difficile trovare alloggi a prezzi accessibili, mentre i proprietari vedono maggiori profitti negli affitti turistici a breve termine.
La decisione di Firenze è significativa perché rappresenta il primo tentativo italiano di estendere le restrizioni oltre i centri storici. Finora, la maggior parte delle città aveva limitato i divieti alle zone più turistiche, riconoscendo che il turismo è una fonte di reddito essenziale. Ma Firenze ha riconosciuto che la perdita di residenti nei quartieri periferici è altrettanto dannosa: quando le famiglie si trasferiscono in periferia o abbandonano la città, le scuole chiudono, i negozi di quartiere falliscono, e la vita urbana si degrada.
Secondo i dati citati dalla stampa internazionale, il numero di affitti brevi a Firenze è cresciuto esponenzialmente negli ultimi cinque anni. Piattaforme come Airbnb hanno trasformato la città in una destinazione turistica 24 ore su 24, con conseguenze visibili: strade affollate di valigie, rumori notturni, la scomparsa dei servizi locali. I residenti si lamentano di vivere in una città che non è più loro, ma una attrazione per visitatori che rimangono pochi giorni.
Il problema è economico prima che culturale. Un proprietario che affitta un appartamento a un turista per 100 euro a notte guadagna 3000 euro al mese, mentre un affitto residenziale a lungo termine nello stesso quartiere frutta 600-800 euro. La scelta è razionale dal punto di vista del proprietario, ma devastante per la comunità. Nel giro di pochi anni, interi isolati si trasformano da quartieri residenziali a zone alberghiere.
L'Unione europea ha iniziato a prestare attenzione al fenomeno. Nel 2024, la Commissione europea ha lanciato un'indagine sulla pratica degli affitti brevi, riconoscendo che il fenomeno contribuisce alla crisi abitativa in tutta Europa. Alcuni paesi, come la Francia, hanno imposto limiti stringenti: a Parigi, ad esempio, il numero di affitti brevi è stato plafonato e i proprietari devono ottenere autorizzazioni specifiche.
L'Italia, finora, ha lasciato le decisioni alle città. Questo approccio ha il vantaggio di permettere soluzioni adattate al contesto locale, ma ha lo svantaggio di creare un patchwork di regolamenti che non risolve il problema strutturale. Un proprietario che non può affittare breve a Firenze può trasferire il suo appartamento a una piattaforma che opera in un'altra città, o semplicemente tenere l'immobile sfitto in attesa di tempi migliori.
Per Bologna e l'Emilia-Romagna, il fenomeno rappresenta una sfida particolare. La regione è un centro universitario importante, con decine di migliaia di studenti che cercano alloggi ogni anno. Negli ultimi anni, il numero di affitti brevi in centro è cresciuto, spingendo i prezzi degli affitti residenziali verso l'alto. Gli studenti che non trovano alloggi a prezzi accessibili sono costretti a vivere in periferia o a pendolare da altre città, con conseguenze negative sulla qualità della vita universitaria e sulla vitalità del centro storico.
La cooperazione abitativa, una tradizione forte in Emilia-Romagna, potrebbe offrire una risposta alternativa. Le cooperative di abitazione hanno dimostrato di poter fornire alloggi a prezzi accessibili mantenendo la qualità della vita e il senso di comunità. Tuttavia, le cooperative richiedono investimenti pubblici e una volontà politica di privilegiare l'abitare sulla speculazione, una scelta che non tutti i governi locali sono disposti a fare.
Il divieto di Firenze non risolverà il problema da solo. Gli economisti citati dalla stampa internazionale sottolineano che le restrizioni sugli affitti brevi devono essere accompagnate da investimenti nella costruzione di nuove abitazioni, da incentivi per i proprietari che affittano a lungo termine, e da una tassazione più pesante sugli affitti brevi per scoraggiare la speculazione.
Un'altra questione è l'enforcement. Molte piattaforme operano in modo semi-legale, registrando gli affitti in modo vago o permettendo ai proprietari di eludere i controlli. Firenze ha annunciato che aumenterà i controlli e le sanzioni, ma l'applicazione della legge rimane una sfida in un contesto dove la tecnologia si muove più velocemente della regolamentazione.
Il fenomeno degli affitti brevi è un esempio di come la globalizzazione e la tecnologia hanno trasformato le città italiane in modi che le amministrazioni locali non erano preparate ad affrontare. Piattaforme come Airbnb, nate negli Stati Uniti e pensate per permettere ai proprietari di monetizzare le loro proprietà, hanno avuto conseguenze impreviste in città europee dove il patrimonio abitativo è limitato e la comunità locale è fragile.
Per l'Emilia-Romagna, la lezione di Firenze è che l'azione locale è necessaria ma insufficiente. Una strategia regionale coordinata, che combini restrizioni sugli affitti brevi con investimenti nella cooperazione abitativa e nella costruzione di nuove case, potrebbe affrontare il problema in modo più sistematico. Senza questo, il rischio è che Bologna e altre città della regione seguano lo stesso percorso di Firenze: una trasformazione lenta ma inesorabile da città per i residenti a città per i turisti.
