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SARDEGNA

Affitti brevi, la Sardegna osserva mentre le città maggiori stringono

Firenze e altre metropoli limitano i turisti a breve termine. Sull'isola, il fenomeno dilaga nella Costa Smeralda e minaccia i centri storici.

Gavino Sanna1,247 wordsEdition8domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 8

Firenze ha dato il via libera giovedì al divieto degli affitti brevi in nove aree residenziali oltre il centro storico, secondo quanto riportato da The Local Italy. La decisione arriva mentre l'Italia affronta una crisi abitativa aggravata dalla proliferazione di piattaforme come Airbnb, che hanno trasformato interi quartieri in zone turistiche.

La Sardegna, però, non ha ancora adottato una politica analoga. Mentre le grandi città continentali corrono ai ripari, l'isola rimane esposta a una dinamica che privilegia il turismo di massa sulla costa a scapito dell'economia interna e della stabilità abitativa.

The Local Italy ha documentato come diverse città italiane stiano portando avanti restrizioni locali in assenza di una normativa nazionale. Questo mosaico di regolamenti comunali rivela una frattura profonda: le metropoli storiche cercano di proteggere il patrimonio abitativo, mentre le regioni periferiche subiscono l'effetto opposto.

La decisione di Firenze rappresenta un punto di svolta nella lotta italiana contro la gentrificazione turistica. Il consiglio comunale ha approvato giovedì l'estensione del congelamento degli affitti brevi a nove zone residenziali, proteggendo così famiglie e piccoli commerci dalla spinta verso l'alto dei prezzi immobiliari. Secondo The Local Italy, questa è la prima città italiana a implementare un divieto così ampio al di là del solo centro storico.

La Sardegna vive una realtà invertita. Mentre Firenze protegge i suoi quartieri, la Costa Smeralda continua a trasformarsi in un arcipelago di ville e resort a gestione turistica. Reuters e altre agenzie internazionali hanno documentato negli ultimi anni come la riviera nord-orientale dell'isola sia diventata il simbolo del lusso europeo, con conseguenze dirette sul mercato abitativo locale: i prezzi degli immobili hanno raggiunto livelli proibitivi per i residenti sardi, spingendo giovani e famiglie verso il continente.

Il fenomeno non è limitato alla Costa Smeralda. Cagliari, Alghero e altri centri storici dell'isola hanno visto moltiplicarsi gli annunci di case vacanza negli ultimi tre anni. La stampa internazionale ha ripetutamente sottolineato come il turismo di massa rappresenti una risorsa economica cruciale per l'Italia meridionale e insulare, ma anche un fattore di destabilizzazione sociale quando non regolato.

The Local Italy ha evidenziato che l'assenza di una legge nazionale italiana sugli affitti brevi ha creato un vuoto normativo che le amministrazioni locali cercano di colmare con ordinanze comunali. Questo approccio frammentario, però, non affronta il problema strutturale: la concentrazione della ricchezza immobiliare nelle mani di pochi proprietari e società di gestione turistica.

In Sardegna, il problema è aggravato dalla geografia insulare e dalla dipendenza economica dal turismo. A differenza di Firenze, dove il turismo è una risorsa importante ma non l'unica, l'economia sarda ruota attorno al settore alberghiero e alla ricezione. Limitare gli affitti brevi significherebbe, nel breve termine, ridurre i flussi di denaro verso l'isola.

Tuttavia, il costo sociale è alto. Le comunità locali vedono i loro centri storici svuotarsi di residenti permanenti. I commercianti tradizionali chiudono perché non possono competere con i prezzi degli affitti turistici. Le scuole perdono studenti. I servizi pubblici si riducono. Questo ciclo è ben documentato dalla stampa internazionale, che ha ripetutamente descritto il fenomeno come la 'disneylandizzazione' delle città europee.

La stampa britannica e francese ha sottolineato come il problema sia europeo, non solo italiano. Barcellona, Lisbona, Amsterdam e Berlino affrontano crisi abitative simili. Ma in Italia, dove il patrimonio storico è più concentrato e la popolazione invecchia rapidamente, l'impatto è particolarmente acuto.

Per la Sardegna, la sfida è duplice. Da un lato, proteggere il patrimonio abitativo e la coesione sociale nei centri urbani. Dall'altro, non compromettere una fonte di reddito essenziale in un'economia già fragile. Firenze ha scelto di proteggere i residenti; la Sardegna non ha ancora fatto una scelta consapevole.

The Local Italy ha riportato che altre città italiane stanno seguendo l'esempio di Firenze. Venezia, Roma e Milano hanno tutte introdotto restrizioni parziali. Questo movimento suggerisce che la pressione politica per agire sta crescendo, e che una legge nazionale potrebbe arrivare presto.

Se una normativa nazionale dovesse limitare gli affitti brevi, la Sardegna dovrebbe prepararsi a una transizione economica. Gli operatori turistici dovrebbero diversificare le loro fonti di reddito. Le amministrazioni locali dovrebbero investire in infrastrutture e servizi che rendano l'isola attraente non solo come destinazione balneare, ma come luogo dove vivere.

Nel frattempo, la stampa internazionale continua a documentare il paradosso italiano: una nazione che possiede il patrimonio culturale più ricco d'Europa, ma che fatica a proteggere questo patrimonio dai meccanismi del capitalismo turistico. La Sardegna, con i suoi nuraghi, le sue lingue antiche e i suoi paesaggi intatti, rappresenta un caso di studio di questa tensione.

La decisione di Firenze di estendere il divieto degli affitti brevi è, in fondo, una dichiarazione di priorità: la comunità locale viene prima del profitto turistico. La Sardegna dovrà presto fare una scelta simile, consapevole che il tempo per agire sta per scadere.

Filing from Cagliari and the interior.

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