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SARDEGNA

Affitti brevi: mentre Firenze stringe, la Sardegna teme il collasso dell'interno

Le città italiane limitano gli Airbnb per salvare il tessuto urbano. Ma l'isola vede il turismo come unica economia: il divario tra costa e spopolamento si allarga.

Gavino Sanna1,247 wordsEdition7domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 7

Firenze ha approvato giovedì l'espansione del primo blocco italiano sugli affitti brevi oltre il centro storico, secondo quanto riporta The Local Italy. La decisione copre nove aree residenziali dove le inserzioni Airbnb sono aumentate vertiginosamente, trasformando quartieri abitati in alberghi diffusi. La città affronta una crisi abitativa acuta: i residenti vengono espulsi dai loro quartieri, i prezzi degli affitti salgono, il tessuto urbano si dissolve.

In Sardegna il problema assume una forma diversa e più complessa. La costa — Costa Smeralda, Arzachena, Porto Cervo — vive di turismo di lusso e affitti brevi stagionali. Ma quei flussi di denaro raramente raggiungono l'interno dell'isola, dove paesi interi si svuotano di giovani e famiglie. Mentre Firenze protegge i residenti dalle piattaforme di condivisione, la Sardegna dipende da esse per sopravvivere economicamente.

Il contrasto rivela una frattura nazionale: le città d'arte cercano di recuperare l'abitabilità; le regioni periferiche temono di perdere l'unica fonte di reddito rimasta. Per Cagliari e l'interno sardo, limitare gli affitti brevi significherebbe rinunciare ai turisti che ancora arrivano, senza avere un'alternativa economica pronta.

La decisione di Firenze riflette una strategia urbana ormai consolidata in Europa. The Local Italy ha documentato come il Comune, dopo aver vietato le nuove licenze nel centro storico nel 2023, stia ora estendendo il blocco a quartieri come Santo Spirito, Oltrarno e altre aree dove le famiglie locali sono state progressivamente sostituite da turisti in transito. Il fenomeno non è nuovo: Venezia, Amsterdam, Barcellona hanno già adottato misure simili. Ma l'Italia, priva di una legge nazionale, vede le sue città agire in ordine sparso.

La stampa internazionale ha sottolineato come questa frammentazione normativa rispecchi una crisi abitativa più profonda. The Guardian e The Local Italy hanno evidenziato come il mercato degli affitti brevi abbia trasformato intere aree urbane in non-luoghi turistici, dove la comunità locale scompare e rimangono solo servizi per visitatori. Firenze, con la sua espansione del divieto, tenta di invertire la rotta: proteggere i residenti, mantenere la città come luogo di vita e non solo di consumo.

Ma questa soluzione non è universalmente applicabile. In Sardegna, l'economia turistica è strutturalmente diversa. La costa genera reddito attraverso il turismo di lusso e gli affitti brevi; l'interno, con i suoi borghi montani e le aree rurali, non ha alternative economiche comparabili. Secondo i dati regionali, il turismo rappresenta circa il 12-15% del PIL sardo, ma è concentrato in pochi comuni costieri. Cagliari, Alghero, Porto Cervo e la Costa Smeralda assorbono la maggior parte dei flussi e dei redditi.

L'interno sardo — la Barbagia, l'Ogliastra, il Nuorese — ha visto emigrare decine di migliaia di giovani negli ultimi due decenni. I paesi si svuotano, le scuole chiudono, i servizi si riducono. In questo contesto, un divieto agli affitti brevi non proteggerebbe i residenti locali, perché non ce ne sono abbastanza da proteggere. Piuttosto, eliminerebbe una delle poche fonti di reddito per chi rimane: proprietari di case che affittano stagionalmente a turisti, piccoli imprenditori che gestiscono strutture ricettive, guide turistiche.

Reuters e altre agenzie hanno documentato come il turismo di massa crei tensioni urbane anche in destinazioni minori. Ma la Sardegna affronta una tensione inversa: non ha troppi turisti, ha troppo pochi servizi locali. Limitare gli affitti brevi significherebbe accelerare lo spopolamento, non fermarlo.

Tuttavia, anche in Sardegna emergono segnali di conflitto. Secondo i rapporti della stampa estera, alcuni comuni costieri hanno iniziato a regolamentare gli affitti brevi, non per proteggere i residenti ma per controllare la congestione e preservare l'ambiente. La Costa Smeralda, con i suoi ecosistemi fragili e le spiagge sovraccariche, ha introdotto limiti al numero di turisti giornalieri. Ma queste misure rimangono locali e non affrontano il problema strutturale: la dipendenza economica dal turismo e l'assenza di diversificazione.

Il divario tra Firenze e la Sardegna riflette una frattura più ampia dell'Italia contemporanea. Le città d'arte del Nord e del Centro hanno raggiunto una massa critica di turismo tale da minacciare la loro stessa identità urbana. Hanno la forza politica e economica per limitare gli affitti brevi e cercare modelli alternativi. Le regioni periferiche, invece, non hanno ancora raggiunto quella massa critica; temono di perderla se la regolamentano.

The Local Italy ha sottolineato come il governo italiano non abbia ancora legiferato a livello nazionale. Ogni città agisce secondo le proprie priorità. Firenze protegge l'abitabilità; Venezia protegge l'ambiente; Palermo — come documentato dal Guardian — affronta il conflitto tra orgoglio civico e affaticamento turistico. Ma nessuno ha trovato un modello che concili protezione urbana e sviluppo economico nelle aree periferiche.

Per la Sardegna, il rischio è di rimanere intrappolata in un'economia monoculturale sempre più fragile. Il turismo costiero è vulnerabile ai cicli economici globali, ai cambiamenti climatici, alle fluttuazioni valutarie. L'interno, nel frattempo, continua a svuotarsi. Gli affitti brevi, per quanto imperfetti, rappresentano al momento l'unico meccanismo che mantiene vivo il reddito nelle aree rurali.

La soluzione non è scegliere tra protezione urbana e sopravvivenza economica. È diversificare. La Sardegna ha risorse — patrimonio nuragico, biodiversità, agricoltura tradizionale, artigianato — che potrebbero generare reddito senza dipendere esclusivamente dal turismo costiero. Ma questa transizione richiede investimenti pubblici, formazione, infrastrutture. Nulla di questo è in corso.

Intanto, Firenze continua a limitare gli affitti brevi e a proteggere i residenti. La Sardegna continua a dipendere da essi. E l'interno sardo continua a svuotarsi, indipendentemente dalle politiche sugli affitti brevi. Il problema non è la piattaforma; è l'assenza di un'economia alternativa.

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