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TOSCANA

Affitti brevi, il mercato toscano soffre il crollo dei guadagni

La redditività cala del 16% in Italia. Firenze stringe ancora, ma la crisi abitativa rimane irrisolta

Costanza Bardi812 wordsEdition10martedì 9 giugno 2026 — Edizione № 10

Il mercato degli affitti brevi in Italia sta attraversando una contrazione marcata. Secondo tourism-review.com, i guadagni nel settore sono scesi in media del 16% rispetto ai mesi precedenti, invertendo il trend di crescita che aveva caratterizzato i due anni seguenti alla pandemia. Una volta considerato centrale per la ripresa del turismo, il segmento delle locazioni brevi mostra ora i primi segni di cedimento sotto la pressione di condizioni economiche più difficili.

In Toscana, dove il turismo rappresenta una componente cruciale dell'economia regionale, il calo della redditività degli affitti brevi coincide con il momento in cui le amministrazioni locali stanno stringendo le maglie della regolamentazione. Firenze ha appena esteso il blocco alle nuove locazioni turistiche oltre il centro storico, coprendo nove aree residenziali dove le piattaforme di condivisione avevano moltiplicato le inserzioni negli ultimi anni.

La contrazione economica del settore, tuttavia, non ha risolto il problema che ha spinto le città a regolamentare: la carenza di abitazioni a prezzi accessibili per i residenti. Il calo dei profitti non significa che gli immobili tornino al mercato abitativo ordinario, ma piuttosto che la rendita turistica, pur diminuita, continua a competere con la domanda locale di case.

La stampa internazionale ha osservato come le città italiane maggiori, in assenza di una normativa nazionale coerente, stiano agendo in modo frammentario. Firenze rappresenta il caso più avanzato: il consiglio comunale ha approvato giovedì l'espansione del primo blocco italiano alle locazioni brevi al di là del centro storico, estendendo il divieto a nove quartieri residenziali dove le inserzioni Airbnb-type erano cresciute rapidamente.

La decisione fiorentina riflette una tensione strutturale della città: il patrimonio rinascimentale e il paesaggio toscano rimangono magneti globali per il turismo, ma la trasformazione del tessuto urbano in una sorta di albergo diffuso ha svuotato il centro storico dei residenti ordinari. I dati sulla redditività in calo suggeriscono che il modello economico della rendita turistica sta incontrando limiti naturali.

Tourism-review.com non fornisce cifre specifiche per la Toscana, ma il contesto regionale è noto: Firenze ospita circa 4 milioni di visitatori all'anno in una città di 370.000 abitanti. La proporzione tra turisti e residenti è tra le più squilibrate d'Europa. Negli ultimi anni, il numero di affitti brevi nel centro storico fiorentino ha raggiunto punte tali da rendere la città quasi invivibile per chi non opera nel turismo.

Il calo nazionale del 16% nei guadagni del settore potrebbe sembrare una notizia positiva dal punto di vista della ripresa abitativa, ma gli operatori del turismo toscano non vedono così. Molti proprietari che avevano investito in ristrutturazioni per trasformare le loro proprietà in locazioni turistiche ora si trovano con margini ridotti, ma senza incentivo a tornare al mercato residenziale tradizionale, dove i canoni sono regolati e i tempi di occupazione più lunghi.

La stampa internazionale ha sottolineato come l'Italia, e in particolare le sue città d'arte, stia affrontando una crisi di identità: da un lato, il turismo è una fonte vitale di reddito e occupazione; dall'altro, la massificazione del turismo sta trasformando i centri storici in parchi tematici, svuotandoli della vita ordinaria. La Toscana, con la sua reputazione globale di paesaggio idilliaco e culla del Rinascimento, è particolarmente vulnerabile a questa dinamica.

Firenze non è l'unica città toscana a muoversi. Altre amministrazioni regionali stanno monitorando l'effetto delle restrizioni fiorentine, consapevoli che il turismo rimane cruciale per l'economia locale, ma che il prezzo della sua massificazione è ormai visibile. Il calo della redditività potrebbe accelerare il processo di regolamentazione, spingendo i proprietari a cercare modelli alternativi.

La questione rimane aperta: il calo dei profitti negli affitti brevi porterà gli immobili a tornare al mercato abitativo ordinario, o semplicemente ridurrà il numero di nuove conversioni? Tourism-review.com non fornisce previsioni, ma il trend suggerisce che il picco della redditività turistica è stato raggiunto. In Toscana, questo potrebbe significare una finestra di opportunità per invertire l'erosione del tessuto abitativo urbano, ma solo se accompagnato da politiche abitative più ambiziose di quelle finora adottate.

La Toscana rimane una regione dove il turismo e l'agricoltura di qualità (vino, olio) costituiscono ancora il fondamento dell'economia. Il calo della redditività degli affitti brevi non rappresenta una crisi per il turismo nel suo complesso, ma piuttosto un segnale che il modello della rendita immobiliare turistica sta raggiungendo i suoi limiti naturali. La sfida per le amministrazioni locali sarà quella di gestire questa transizione senza perdere né la vitalità economica del turismo né la vivibilità delle città per chi vi abita.

Il dato di tourism-review.com arriva mentre il dibattito internazionale sulla sostenibilità del turismo di massa si intensifica. Venezia, Firenze, Roma e altre destinazioni italiane sono diventate casi di studio globali su come il turismo può trasformare una città oltre il punto di sostenibilità. Il calo della redditività degli affitti brevi potrebbe essere il primo segnale che il mercato stesso sta correggendo questa distorsione, anche se il processo sarà lento e doloroso per chi ha investito in questo settore.

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