VENETO
Venezia stringe su Airbnb, ma il problema è nazionale
Mentre Firenze espande il divieto agli affitti turistici, la laguna affronta lo svuotamento dei residenti. La stampa estera vede una città che si trasforma in parco tematico
Tommaso Veronese1,189 wordsEdition №6sabato 6 giugno 2026 — Edizione № 6

Firenze ha esteso il divieto sugli affitti brevi a nove quartieri residenziali oltre il centro storico, secondo quanto riferito da The Local Italy. La decisione arriva mentre altre città italiane — tra cui Venezia — affrontano lo stesso dilemma: il turismo genera ricchezza, ma gli affitti turistici svuotano le città dei residenti e trasformano quartieri interi in hotel diffusi.
La stampa internazionale ha notato che l'Italia manca di una legge nazionale sugli affitti brevi. Ogni città si muove in autonomia, creando un mosaico di regolamentazioni diverse. Venezia, con una popolazione che è crollata da 175mila abitanti nel 1951 a meno di 250mila oggi, affronta la situazione più critica: la laguna rischia di diventare un museo vuoto, popolato solo di turisti durante il giorno.
The Guardian ha descritto il fenomeno come la trasformazione di città europee in "parchi tematici". Venezia incarna questa descrizione più di qualsiasi altra: una città dove il numero di visitatori giornalieri supera di gran lunga il numero di residenti, dove gli affitti turistici hanno reso impossibile per le famiglie veneziane rimanere in città.
Il problema non è nuovo, ma la stampa internazionale lo sta inquadrando sempre più come una crisi di identità urbana europea. Venezia, Firenze, Roma e Barcellona sono diventate casi studio di come il turismo di massa, amplificato dalle piattaforme digitali, possa erodere il carattere di una città fino a renderla irriconoscibile.
Secondo The Local Italy, Firenze ha approvato l'espansione del divieto dopo che i dati hanno mostrato un'esplosione di nuovi annunci Airbnb nei quartieri residenziali. La città ha già vietato i nuovi affitti brevi nel centro storico dal 2022. Ora estende la restrizione a zone come San Frediano, Santo Spirito e altre aree dove vivono famiglie veneziane che non possono permettersi gli affitti gonfiati dalla speculazione turistica.
Venezia si trova in una situazione ancora più precaria. La laguna è circondata da acqua, il che significa che non c'è spazio per l'espansione urbana. Ogni appartamento che diventa una casa vacanze è un appartamento tolto al mercato abitativo locale. I dati internazionali mostrano che a Venezia il 40% degli immobili nel centro storico è stato convertito in affitti brevi negli ultimi dieci anni.
The Guardian ha intervistato residenti veneziani che descrivono la città come un luogo dove non è più possibile vivere una vita normale. I negozi di vicinato chiudono perché i proprietari trovano più redditizio affittare ai turisti. Le scuole perdono studenti perché le famiglie si trasferiscono in terraferma. I medici e gli infermieri non trovano alloggi a prezzi ragionevoli.
La stampa internazionale ha anche notato l'ironia della situazione: le città italiane che tentano di limitare gli affitti brevi lo fanno in assenza di una strategia nazionale. Il governo italiano non ha ancora approvato una legge quadro che regolamenti il fenomeno a livello nazionale. Ogni città è costretta a improvvisare, con risultati disomogenei e spesso insufficienti.
Reuters e The Local hanno documentato come i proprietari di immobili trovino modi per aggirare i divieti locali. Alcuni registrano gli affitti brevi come affitti lunghi, poi li subaffittano a turisti. Altri usano piattaforme alternative ad Airbnb, meno regolate. Il divieto di Firenze, per quanto significativo, non risolve il problema strutturale.
Per il Veneto, la questione è particolarmente acuta perché il turismo è una colonna portante dell'economia regionale. Venezia attrae circa 30 milioni di visitatori all'anno — più di qualsiasi altra città italiana. Ma questa ricchezza non si traduce in benefici per i residenti. Anzi, il turismo di massa sta rendendo la città sempre meno abitabile.
The Guardian ha notato che il fenomeno degli affitti brevi è un sintomo di una crisi abitativa più ampia in Europa. Le città storiche, con patrimonio culturale e attrattiva turistica, sono diventate terreni di speculazione immobiliare. I giovani e le famiglie della classe media sono costretti a trasferirsi in periferia o in altre città, mentre i proprietari di immobili traggono profitti dal turismo.
Venezia ha provato a introdurre una tassa di soggiorno per i turisti, con l'idea di scoraggiare le visite di massa e generare fondi per la conservazione della città. Ma la misura è stata insufficiente. La tassa non ha ridotto significativamente il numero di visitatori, e i fondi raccolti non bastano a compensare il danno causato dall'overtourism.
La stampa internazionale ha anche sottolineato che il problema degli affitti brevi è strettamente legato al declino demografico del Veneto. La regione, come il resto del Nord Italia, sta invecchiando e perdendo giovani. Se le città non riescono a offrire alloggi a prezzi ragionevoli, l'emorragia di giovani accelera ulteriormente.
Secondo The Local Italy, altre città italiane stanno considerando misure simili a quelle di Firenze e Venezia. Roma, Milano e Bologna hanno tutte avviato discussioni su come limitare gli affitti brevi. Ma senza una legge nazionale che stabilisca principi comuni, il rischio è che il fenomeno si sposti semplicemente da una città all'altra, senza essere effettivamente controllato.
La domanda che la stampa internazionale pone è se le città italiane riusciranno a trovare un equilibrio tra turismo e abitabilità. Venezia, in particolare, affronta una sfida unica: è una città che esiste principalmente grazie al turismo, ma il turismo la sta distruggendo. Limitare gli affitti brevi è un passo necessario, ma non sufficiente senza una strategia più ampia di rigenerazione urbana e controllo dei flussi turistici.
Il fenomeno dei "parchi tematici urbani" che The Guardian descrive è una conseguenza diretta della mancanza di regolamentazione nazionale. Finché ogni città è costretta a muoversi in autonomia, il risultato sarà sempre parziale e insufficiente. Una legge nazionale che regolamenti gli affitti brevi, che stabilisca quote massime di conversione abitativa, che tuteli il diritto dei residenti di vivere nelle loro città, sarebbe il primo passo verso una soluzione strutturale.
