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MOLISE

L'Italia unica in Europa con più affittuari in arretrato: il Molise guarda i suoi paesi vuoti

Eurostat, secondo The Local, segnala l'Italia come l'unica grande economia UE con un numero crescente di persone in difficoltà a pagare l'alloggio mentre i salari restano fermi.

Antonio Petrella760 wordsEdition №164mercoledì 28 ottobre 2026 — Edizione № 164

L'Italia è l'unica grande economia dell'Unione europea in cui il numero di persone in difficoltà a pagare l'alloggio è cresciuto, mentre i salari restano fermi. Lo riporta The Local Italy citando i nuovi dati di Eurostat. La notizia arriva a metà di un autunno di malcontento, con le piazze italiane già scese in strada per salari e costo della vita.

Il dato è semplice e per questo scomodo: altrove in Europa la quota di affittuari in arretrato si è stabilizzata o ridotta, in Italia no. Non si tratta di un'emergenza abitativa da grande città soltanto. Riguarda chiunque viva in affitto con un reddito fermo, e in una regione come il Molise riguarda soprattutto chi è rimasto nei paesi dove le case ci sono, ma i lavori scarseggiano.

La cornice che la stampa estera usa per l'Italia torna qui con precisione: salari stagnanti, debito pubblico alto, un divario Nord-Sud che non si chiude. The Local non parla di regioni specifiche, e noi non inventiamo cifre molisane che le fonti non danno. Ma la geografia del problema è nota a chiunque viva nell'interno.

Nel Molise la casa non è una merce rara: è spesso l'unica cosa che resta. I paesi si svuotano, gli affitti sono bassi ma i contratti sono fragili, e chi ha un lavoro precario o stagionale fatica a sostenere anche una spesa contenuta. Il dato europeo racconta una tendenza nazionale; nell'interno la tendenza ha un volto già visto.

Il quadro che The Local Italy ricava da Eurostat è netto: tra le grandi economie dell'Unione, l'Italia è l'unica in cui la quota di persone in arretrato con l'affitto è aumentata. Negli altri paesi il fenomeno si è fermato o è calato. La differenza non sta nel costo degli affitti in sé, ma nella combinazione tra canoni e salari che non crescono.

La testata britannica, che segue l'Italia per un pubblico di stranieri residenti, collega il dato ai salari stagnanti. È una lettura che la copertura internazionale dell'Italia ripete da mesi: crescita modesta, potere d'acquisto fermo, un malcontento che si è già tradotto in piazze e scioperi generali. L'alloggio è la voce di spesa dove quel malcontento diventa più concreto.

C'è poi una questione di misura. Eurostat confronta grandezze nazionali, e l'Italia è un paese profondamente diseguale al suo interno. Un dato unico nasconde mercati molto diversi: le grandi città dove gli affitti corrono, e gli interni dove i canoni sono bassi ma i redditi lo sono di più. Il Molise appartiene alla seconda categoria, e questo cambia il senso del numero.

In un paese che si svuota, la casa smette di essere un investimento e diventa un peso. Chi eredita un immobile in un borgo dell'interno sa che venderlo è difficile e affittarlo rende poco. Per l'affittuario, invece, il problema è opposto e speculare: il canone è contenuto, ma il lavoro è stagionale, intermittente, spesso lontano. Un arretrato di poche mensilità basta a compromettere un equilibrio già fragile.

La stampa estera che racconta la depopolazione italiana torna spesso sui programmi che offrono case a un euro o incentivi per trasferirsi nei paesi vuoti. Sono storie vere ma parziali: riguardano chi arriva da fuori, non chi è già lì e fatica a restare. Il dato Eurostat sugli arretrati riguarda invece proprio quest'ultimo gruppo, meno raccontato e più numeroso.

Il legame con il lavoro è diretto. Dove l'occupazione è stagionale — agricoltura, turismo, edilizia — il reddito arriva a ondate e l'affitto no. Nell'interno molisano questa asimmetria è la norma, non l'eccezione. Chi lavora nei campi o nei cantieri sa che i mesi vuoti vanno coperti, e la casa è la prima voce che non aspetta.

The Local non offre cifre regionali e noi non ne aggiungiamo. Ma la geografia del disagio abitativo in Italia è documentata da anni di copertura internazionale: le grandi città con canoni in corsa, le periferie in tensione, e gli interni dove il problema non è il prezzo ma la tenuta del reddito. Il Molise sta in quest'ultima fascia.

C'è anche una dimensione demografica. Una regione che perde giovani perde anche inquilini potenziali, e i proprietari si trovano con immobili che nessuno vuole. Il paradosso è che l'arretrato cresce mentre il mercato si svuota: non perché le case costino troppo, ma perché chi resta ha meno margini. Il dato nazionale fotografa questa contraddizione senza spiegarla.

La cornice europea aiuta a capire cosa manca. Se l'Italia è l'unica grande economia con arretrati in crescita, la differenza sta nelle politiche: sostegno al reddito, edilizia pubblica, regole sugli affitti. La copertura estera non entra nel merito delle ricette italiane, ma la comparazione con gli altri paesi rende il ritardo visibile.

Nel frattempo le piazze italiane continuano a chiedere salari e servizi. Il collegamento tra protesta e casa è diretto: chi paga un affitto e non arriva a fine mese è la stessa persona che manifesta per il costo della vita. Le reti senza partiti che la stampa estera ha descritto nelle settimane scorse nascono anche da qui.

Per il Molise la lezione è duplice. Da un lato, il dato nazionale conferma che l'Italia ha un problema strutturale di redditi e alloggi che nessun programma di case a un euro risolve. Dall'altro, ricorda che l'interno non è fuori dal paese: ne condivide le tendenze, con l'aggravante di una base economica più fragile e di un'estate di raccolti e turismo che non basta a coprire l'anno.

Cosa guardare nei prossimi mesi. I dati Eurostat successivi diranno se la tendenza italiana si inverte o prosegue. Sul piano locale, la domanda è se le politiche di coesione europee toccheranno anche l'abitare e non solo le infrastrutture. Fino ad allora, la casa resta la voce dove il ristagno dei salari si sente più forte, anche nei paesi dove le case costano poco.

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