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OPINION

Chi rimanda il trasferimento in Italia, e cosa ci dice

La Redazione291 wordsEdition №137mercoledì 7 ottobre 2026 — Edizione № 137

The Local Italy ha riferito questa settimana che potenziali residenti stranieri stanno rimandando i loro piani di trasferimento nel paese. Tra i motivi indicati figurano obblighi fiscali pesanti, il deterioramento della sanità pubblica e una crescente incertezza politica. La notizia merita attenzione perché rovescia un racconto che il mondo ci ha a lungo dedicato: quello del bel paese dove si viene a vivere meglio.

Per anni la copertura internazionale ha descritto l'Italia come meta di chi cerca una vita più lenta, cibo, paesaggio, case nei borghi a prezzi accessibili. Quel racconto non era falso, ma era parziale: raccontava l'arrivo e non la permanenza. Ora la stessa stampa estera registra il momento in cui l'incanto si misura con le condizioni concrete — il fisco, i servizi, la prevedibilità delle istituzioni. È un passaggio da cartolina a contratto.

C'è, in questa cautela, qualcosa che gli italiani conoscono da sempre e che raramente viene loro chiesto. La sanità che si indebolisce nelle periferie, il costo della casa che sale, la sensazione che le regole cambino con le maggioranze: non sono lamentele, sono le ragioni per cui tanti giovani sono partiti. La stampa estera le scopre ora nei racconti di chi voleva venire; noi le conosciamo nei racconti di chi è andato via. Le due storie, a ben guardare, sono la stessa.

Resta una domanda che il dispaccio di The Local lascia aperta. Se l'Italia diventa meno attraente per chi arriva da fuori, che cosa resta del suo soft power, di quella capacità di sedurre il mondo con la cucina, il design, il paesaggio? Forse il richiamo non basta più, e il paese dovrà farsi desiderare non per ciò che mostra ma per ciò che garantisce. È una transizione scomoda, ma più onesta della cartolina.

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