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CULTURA

Agrippa di Robert Harris: il ritratto dell'uomo dietro Augusto

La recensione del Guardian celebra il romanzo sull'uomo di fiducia di Ottaviano: sangue, tradimenti e giochi di potere

Eleonora Vanzetti820 wordsEdition89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89

Il Guardian ha dedicato una lunga recensione all'ultimo romanzo di Robert Harris, Agrippa, un'opera che il giornale britannico definisce un ritratto persuasivo della rivalità nell'antica Roma. Il libro racconta la storia di Marco Vipsanio Agrippa, l'uomo di fiducia di Ottaviano, colui che trasformò il giovane erede di Cesare nel primo imperatore di Roma.

Secondo il Guardian, il romanzo di Harris riesce a dare voce a una figura che la storia ha spesso relegato ai margini, mostrando spargimenti di sangue, tradimenti e frenetici giochi di potere che caratterizzarono la transizione dalla Repubblica all'Impero. È una narrazione che getta nuova luce su uno dei periodi più turbolenti della storia romana.

La recensione del Guardian, firmata dal critico letterario del giornale, si apre con una considerazione che suona quasi paradossale: Agrippa è stato uno degli uomini più potenti della storia romana, eppure il suo nome è oggi noto soprattutto agli studiosi. Il merito di Robert Harris, secondo il recensore, è quello di aver restituito a questa figura la centralità che merita, raccontando la sua storia con il ritmo serrato del thriller politico.

Il romanzo copre gli anni cruciali della guerra civile che seguì l'assassinio di Giulio Cesare, quando Ottaviano, appena diciannovenne, si trovò a dover competere con Marco Antonio e con i cesaricidi per il controllo di Roma. Agrippa, suo amico d'infanzia e compagno di studi ad Apollonia, fu il generale che vinse le battaglie decisive, da Nauloco ad Azio, ma che scelse sempre di rimanere nell'ombra del suo signore.

Il Guardian osserva che Harris riesce a rendere la complessità del rapporto tra i due uomini: Agrippa non è un semplice esecutore, ma un consigliere strategico che spesso si trova in disaccordo con Ottaviano, e che tuttavia non mette mai in discussione la sua lealtà. È una dinamica che il recensore definisce affascinante e che getta una luce nuova sul meccanismo del potere imperiale.

La recensione sottolinea anche la capacità di Harris di ricreare l'atmosfera dell'epoca, con scene di battaglia descritte con precisione quasi cinematografica e intrighi di palazzo che tengono il lettore col fiato sospeso. Il sangue scorre abbondante nelle pagine del romanzo, come si addice a un racconto che non edulcora la violenza della guerra civile romana.

Il Guardian dedica ampio spazio anche alla riflessione sul significato politico della storia di Agrippa. Il recensore nota come il romanzo di Harris possa essere letto come una meditazione sul prezzo del potere e sulla natura della lealtà in un sistema politico corrotto. Sono temi che risuonano con sorprendente attualità, anche se il romanzo non cede mai alla tentazione dell'allegoria forzata.

Robert Harris non è nuovo a questo tipo di operazione: i suoi romanzi storici, da Pompei a Imperium, hanno sempre combinato rigore documentario e tensione narrativa. Con Agrippa, secondo il Guardian, l'autore britannico raggiunge forse il suo apice, riuscendo a raccontare una storia che è insieme intima e epica, personale e politica.

La figura di Agrippa è stata a lungo trascurata dalla narrativa storica, che ha preferito concentrarsi su personaggi più appariscenti come Cesare, Antonio o Cleopatra. Il merito di Harris, secondo il recensore, è quello di aver capito che proprio nell'ombra si nasconde la storia più interessante: quella di chi costruisce il potere senza mai impugnarlo direttamente.

Il romanzo si inserisce in un filone che negli ultimi anni ha visto un rinnovato interesse del pubblico per la storia romana, alimentato anche da serie televisive e podcast di successo. Il Guardian nota come il libro di Harris possa contribuire a consolidare questa tendenza, portando nuovi lettori verso un periodo storico che continua a esercitare un fascino irresistibile.

La recensione si chiude con una considerazione sulla lingua di Harris: uno stile asciutto, essenziale, che evita gli orpelli retorici e punta dritto alla sostanza. È una scrittura che il recensore definisce perfettamente adeguata al soggetto, perché racconta un uomo che era abituato a parlare poco e a fare molto.

Per i lettori italiani, il romanzo di Harris rappresenta anche un'occasione per riscoprire una figura che ha lasciato tracce profonde nel paesaggio del paese: Agrippa fu infatti il costruttore del Pantheon, dell'acquedotto dell'Aqua Virgo e di numerose opere pubbliche che ancora oggi caratterizzano il volto di Roma. La sua storia è inscindibilmente legata alla storia d'Italia.

Il Guardian segnala che il romanzo è già stato tradotto in numerose lingue e sta riscuotendo un notevole successo di vendite nei paesi anglosassoni. L'edizione italiana, pubblicata da una delle principali case editrici del paese, dovrebbe uscire nelle prossime settimane, in tempo per la stagione autunnale delle grandi uscite letterarie.

La recensione del Guardian si inserisce in un coro di consensi che sta accompagnando l'uscita del romanzo nei paesi di lingua inglese. La critica internazionale sembra concorde nel considerare Agrippa uno dei migliori lavori di Harris, un'opera che riesce a rinnovare il genere del romanzo storico senza tradirne le convenzioni.

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