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PIEMONTE

Alaphilippe si ritira: il ciclismo perde un campione amato dal Piemonte

Il due volte iridato francese lascia a 34 anni. Milano-Sanremo e le tappe alpine restano nel cuore dei tifosi piemontesi

Lorenzo Ferraris865 wordsEdition91sabato 22 agosto 2026 — Edizione № 91

Julian Alaphilippe, due volte campione del mondo e figura iconica del ciclismo francese, ha annunciato il suo ritiro all'età di 34 anni. Lo riporta Le Monde, che ricorda i 45 successi in carriera, le sei vittorie di tappa al Tour de France e il titolo alla Milano-Sanremo. Una carriera più che decennale nel peloton professionistico, chiusa con un'annuncio arrivato a fine agosto.

Per il Piemonte, la notizia ha un sapore particolare. La Milano-Sanremo — la 'Classicissima' che parte da Milano e attraversa le Langhe, il Roero e la Riviera Ligure — è una corsa che i tifosi piemontesi sentono come propria. Alaphilippe l'ha vinta nel 2019, in una delle edizioni più combattute della storia moderna.

Ma il legame tra il campione francese e il Piemonte non si limita alla Classicissima. Le sue fughe sulle strade delle Alpi, le vittorie in salite che i cicloturisti piemontesi percorrono ogni estate, hanno contribuito a scrivere pagine di storia del ciclismo che questa regione vive con passione.

Le Monde ha dato la notizia in serata: Julian Alaphilippe si ritira. Il due volte campione del mondo, 34 anni, lascia il ciclismo professionistico dopo più di un decennio nel peloton. Il comunicato ufficiale, riportato dal quotidiano francese, parla di 45 vittorie in carriera, un palmarès che lo colloca tra i corridori più vincenti e amati della sua generazione.

Il suo palmarès è impressionante: sei vittorie di tappa al Tour de France, un titolo mondiale nel 2020 e uno nel 2021, la Milano-Sanremo nel 2019. A questi si aggiungono le vittorie alla Freccia Vallone, alla Strade Bianche e numerose altre corse di un giorno che lo hanno reso un protagonista assoluto del ciclismo moderno.

La Milano-Sanremo del 2019 resta una delle immagini più iconiche del ciclismo recente. Alaphilippe attaccò sulla salita della Cipressa, a una cinquantina di chilometri dall'arrivo, e riuscì a mantenere il vantaggio fino a Sanremo. Una fuga solitaria di rara audacia, che i tifosi piemontesi — abituati a vedere la corsa passare dalle loro strade — ricordano con emozione.

Il legame tra Alaphilippe e il Piemonte passa anche attraverso le corse che attraversano la regione. Il Giro del Piemonte, la corsa che da decenni anticipa il Giro di Lombardia, ha visto il francese più volte protagonista. Le strade delle Langhe e del Roero, con le loro salite brevi ma esplosive, si adattavano perfettamente alle caratteristiche di un corridore che faceva della potenza e dell'istinto le sue armi migliori.

Ma è sulle Alpi che Alaphilippe ha scritto alcune delle pagine più belle della sua carriera. Le tappe alpine del Tour de France — con arrivi a Courchevel, al Grand Colombier, al Col de la Loze — lo hanno visto protagonista di fughe leggendarie. Il pubblico piemontese, che ogni estate si riversa sulle strade delle Alpi per vedere il Tour, ha imparato ad amarlo per il suo stile aggressivo e spettacolare.

Il ritiro di Alaphilippe arriva in un momento di cambiamento per il ciclismo. Le nuove generazioni — con corridori sempre più giovani e specializzati — stanno ridefinendo il modo di correre. La figura del corridore 'alla vecchia maniera', capace di vincere sia in salita che nelle classiche, sta diventando sempre più rara. La sua uscita di scena lascia un vuoto che sarà difficile da colmare.

Il Piemonte, che vive il ciclismo come una passione popolare, perde un punto di riferimento. Le società ciclistiche della regione — dal Veloce Club di Torino alle squadre delle valli alpine — hanno formato generazioni di corridori che sognavano di emulare le sue imprese. Il suo stile, fatto di attacchi a sorpresa e di coraggio, è stato un modello per molti giovani.

C'è anche un aspetto economico. Il ciclismo muove un indotto significativo in Piemonte: il cicloturismo sulle strade delle Langhe e delle Alpi, le gare amatoriali che richiamano migliaia di partecipanti, le aziende che sponsorizzano squadre e corridori. La figura di un campione come Alaphilippe contribuiva a mantenere alta l'attenzione mediatica su questo mondo.

Le reazioni al ritiro, secondo Le Monde, sono state unanimi nel riconoscere il valore del campione francese. Anche i rivali — da quelli italiani a quelli belgi e olandesi — hanno voluto rendere omaggio a un corridore che ha saputo unire risultati e spettacolo.

Il futuro di Alaphilippe, secondo quanto riporta la stampa francese, sarà probabilmente legato al mondo del ciclismo. Le voci di un ruolo da direttore sportivo o da ambasciatore del ciclismo francese circolano da mesi. Per il Piemonte, resta la speranza di vederlo ancora sulle strade della regione, magari in una delle tante manifestazioni che animano l'estate ciclistica piemontese.

Il ciclismo piemontese, del resto, ha una lunga tradizione di ospitalità verso i grandi campioni. Le strade delle Langhe, del Monferrato e delle Alpi hanno visto passare i nomi più illustri della storia di questo sport. Alaphilippe, con il suo carattere solare e la sua generosità in gara, è stato uno degli ultimi grandi interpreti di questa tradizione.

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