UMBRIA
Amatrice, dieci anni dopo: la ricostruzione che non arriva
Due terzi dei progetti pubblici non sono ancora iniziati. Il Guardian racconta una ferita aperta nel cuore dell'Appennino
Niccolò Mariani729 wordsEdition №95mercoledì 26 agosto 2026 — Edizione № 95
Lunedì scorso, nella piazza di Amatrice, una messa ha commemorato il decimo anniversario del terremoto che il 24 agosto 2016 rase al suolo il borgo laziale e i paesi vicini, uccidendo 299 persone. Ma secondo un'inchiesta del Guardian, la ricostruzione è ancora lontana dall'essere completata: a partire da aprile, due terzi dei progetti pubblici pianificati non erano ancora iniziati, una percentuale che sale a sette su dieci nelle aree più colpite.
Il quotidiano britannico descrive una comunità sospesa tra memoria e attesa, in cui le macerie sono state in gran parte rimosse ma i cantieri faticano a partire. La lentezza dei lavori ha alimentato la rabbia dei residenti, molti dei quali vivono ancora in soluzioni temporanee o in case provvisorie, a dieci anni dal sisma.
La scossa delle 3:36 del 24 agosto 2016 colpì una fascia dell'Appennino centrale che attraversa Lazio, Marche e Umbria. Amatrice, il paese simbolo del disastro, perse quasi un quinto dei suoi abitanti. Il sisma distrusse il centro storico, la chiesa di Sant'Agostino e l'ospedale, e lasciò una scia di macerie che si estese fino ai borghi umbri di Norcia e Preci, dove i danni furono ingenti ma le vittime meno numerose.
Il Guardian ricorda che il terremoto del 2016 fu in realtà una sequenza di scosse: quella di agosto, quella del 26 e 30 ottobre che colpì Norcia e la sua basilica di San Benedetto, e altre ancora nei mesi successivi. La ricostruzione, affidata a un commissario straordinario, è stata oggetto di critiche costanti per la burocrazia e i ritardi, con fondi stanziati ma progetti fermi.
A dieci anni di distanza, il quadro che emerge dall'inchiesta del Guardian è impietoso: nelle aree più colpite, sette progetti pubblici su dieci non sono ancora iniziati. Scuole, municipi, strade e opere di messa in sicurezza attendono ancora il via libera. La rabbia dei cittadini si è concentrata sulla lentezza delle procedure e sulla mancanza di coordinamento tra i diversi livelli di governo.
Per l'Umbria, il terremoto del 2016 non è una pagina lontana. I comuni della Valnerina, da Norcia a Cascia, furono pesantemente danneggiati e la ricostruzione è ancora in corso. Il confronto con Amatrice è inevitabile: la stampa internazionale, come il Guardian, ha documentato il rischio che la memoria del sisma si trasformi in un lutto senza fine, se le case e i servizi non tornano.
La messa di lunedì è stata un momento di raccoglimento, ma anche di protesta. Il Guardian cita il malcontento di chi chiede risposte concrete, non solo cerimonie. Il parroco di Amatrice, don Fabio, ha ricordato i nomi delle vittime e ha invitato le istituzioni a non dimenticare la promessa di ricostruire.
Il caso di Amatrice è diventato un simbolo nazionale, ma anche un monito per le aree interne dell'Italia centrale. La lentezza della ricostruzione alimenta lo spopolamento: chi ha perso la casa e il lavoro spesso non torna. Per borghi come Norcia, dove il turismo religioso e la produzione di lenticchie e salumi sono la principale economia, la ricostruzione è anche una questione di sopravvivenza.
Il Guardian sottolinea che la ricostruzione privata è andata meglio di quella pubblica, ma che le opere pubbliche – scuole, strade, edilizia popolare – sono il vero termometro della ripresa. Senza di esse, i paesi non possono tornare a vivere, e la memoria del terremoto rischia di diventare un ricordo amaro di ciò che è stato perso.
La situazione di Amatrice è stata più volte al centro dell'attenzione internazionale. Già nel 2017, a un anno dal sisma, le testate straniere avevano documentato i ritardi. Dieci anni dopo, il quadro non è cambiato. Il Guardian parla di 'rabbia' e di 'lento ritmo della ricostruzione', un titolo che dice tutto.
Per le regioni vicine, come l'Umbria, il caso Amatrice è un campanello d'allarme. La Valnerina umbra ha subito danni simili, e sebbene la ricostruzione degli edifici principali sia avanzata, molti borghi minori attendono ancora. La stampa internazionale, come il Guardian, ha spesso raccontato la fragilità di queste aree interne, dove il rischio sismico si somma allo spopolamento e alla mancanza di servizi.
La messa di lunedì è stata anche l'occasione per riaccendere i riflettori su una questione che il governo italiano ha promesso di risolvere, ma che resta aperta. Il Guardian ricorda che la ricostruzione è un impegno morale oltre che materiale, e che il tempo che passa senza cantieri è tempo sottratto alla speranza dei sopravvissuti.
