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CALABRIA

Amatrice, dieci anni e la ricostruzione che non arriva

A dieci anni dal terremoto del 2016, due terzi dei progetti pubblici non sono ancora partiti. La lentezza che la stampa estera racconta e che il Sud conosce bene.

Saverio Gallo890 wordsEdition93lunedì 24 agosto 2026 — Edizione № 93

A dieci anni dal terremoto che devastò il centro Italia, la ricostruzione di Amatrice procede a rilento e la rabbia cresce. Il Guardian ha documentato che ad aprile due terzi dei progetti pubblici pianificati non erano ancora iniziati, una percentuale che sale a sette su dieci nelle aree più colpite dal sisma del 2016.

Il quotidiano britannico ha raccontato la frustrazione dei residenti, che vedono passare gli anni senza che il loro paese torni alla normalità. Il terremoto dell'agosto 2016 colpì un'area che comprendeva Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, causando quasi trecento vittime.

Il servizio del Guardian, pubblicato a dieci anni esatti dal sisma, descrive una situazione che gli osservatori internazionali definiscono emblematica della difficoltà italiana nel gestire le emergenze e le ricostruzioni. I numeri citati dal quotidiano britannico parlano chiaro: ad aprile, solo un terzo dei progetti pubblici era stato avviato.

La ricostruzione privata, secondo quanto riportato dal Guardian, ha fatto progressi maggiori, ma quella pubblica — scuole, municipi, infrastrutture — è rimasta indietro. Il risultato è un paese che fatica a riprendere una vita normale, con servizi ridotti e una popolazione che ha scelto in molti casi di non tornare.

Per la Calabria, la notizia ha un eco particolare. La regione è stata segnata da terremoti devastanti nel corso della sua storia, dal sisma del 1783 che distrusse gran parte del territorio meridionale a quello del 1908 che rase al suolo Reggio Calabria e Messina. La memoria di quelle tragedie è ancora viva, così come la consapevolezza di quanto sia difficile ricostruire.

Il terremoto del 1908, che secondo le stime citate dalla stampa internazionale causò decine di migliaia di vittime, è ancora considerato uno dei più letali della storia europea. La ricostruzione di Reggio Calabria richiese anni e lasciò un segno profondo nell'urbanistica e nella società della città.

La lentezza della ricostruzione ad Amatrice richiama alla mente dei calabresi esperienze più recenti. I terremoti che hanno colpito il centro Italia nel 2009 e nel 2016 hanno mostrato un modello ricorrente: le promesse politiche, i commissari straordinari, i fondi stanziati e mai spesi, i cantieri che non aprono.

Il Guardian ha citato la rabbia dei residenti di Amatrice, che accusano le autorità di aver dimenticato il paese. Il quotidiano britannico ha ricordato che il terremoto del 2016 fu seguito da una lunga emergenza, con migliaia di sfollati e un dibattito nazionale su come prevenire future tragedie.

La questione della prevenzione sismica è particolarmente sentita in Calabria, dove gran parte del patrimonio edilizio è vecchio e costruito prima delle norme antisismiche moderne. Gli ingegneri e gli urbanisti citati dalla stampa internazionale hanno più volte sottolineato che l'Italia nel suo insieme è esposta a un rischio elevato, ma che il Sud è tra le aree più vulnerabili.

Il confronto con altri paesi europei, come la Grecia o la Turchia, che hanno affrontato terremoti devastanti e ricostruito in tempi più rapidi, è ricorrente nella copertura internazionale. Il Guardian ha suggerito che la burocrazia italiana e la frammentazione delle competenze sono tra le cause della lentezza.

Per i comuni calabresi, la lezione di Amatrice è duplice. Da un lato, la necessità di investire nella prevenzione e nella messa in sicurezza degli edifici. Dall'altro, la consapevolezza che quando il disastro colpisce, la ricostruzione può richiedere decenni, con conseguenze durature sulla vita delle comunità.

Il servizio del Guardian arriva mentre il governo italiano discute come accelerare la ricostruzione nel centro Italia. La stampa internazionale ha riportato le promesse dei funzionari, ma i residenti di Amatrice restano scettici, avendo sentito promesse simili troppe volte negli ultimi dieci anni.

La memoria dei terremoti calabresi offre una prospettiva storica utile. Il sisma del 1783, che secondo gli storici citati dalla stampa internazionale distrusse centinaia di paesi e città nel Sud, portò a un ripensamento delle tecniche costruttive e all'introduzione di norme antisismiche per l'epoca innovative, ma la ricostruzione fu lenta e diseguale.

Oggi, come allora, la sfida è la stessa: trasformare la promessa di ricostruzione in realtà. Il Guardian ha documentato la situazione ad Amatrice con dati e testimonianze, offrendo un quadro che i lettori calabresi riconoscono fin troppo bene.

La notizia della lentezza della ricostruzione non è solo un fatto del centro Italia. È una storia che parla dell'Italia intera e delle sue difficoltà strutturali: la burocrazia, la mancanza di risorse, la frammentazione politica. Per il Sud, che ha vissuto queste difficoltà in forme ancora più acute, è un monito.

Il Guardian ha concluso il suo servizio citando la determinazione di alcuni residenti a non arrendersi, nonostante tutto. È una determinazione che i calabresi conoscono bene, loro che hanno ricostruito le loro città dopo terremoti, alluvioni e decenni di abbandono.

A dieci anni dal sisma, Amatrice attende. La sua storia, raccontata dalla stampa internazionale, è anche la storia di molti paesi del Sud Italia che aspettano da anni infrastrutture, servizi e opportunità. La differenza è che ad Amatrice il conto è in vite umane, e la ricostruzione è anche un debito morale.

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