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LAZIO

Amatrice, dieci anni dopo: la ricostruzione resta un miraggio

A due terzi dei progetti pubblici non è stato dato inizio; il cratere del 2016 è ancora una ferita aperta nel Lazio

Davide Ruspoli576 wordsEdition93lunedì 24 agosto 2026 — Edizione № 93

Dieci anni dopo il terremoto che rase al suolo Amatrice, la ricostruzione resta un cantiere largamente incompiuto. Secondo un'inchiesta del Guardian pubblicata domenica, ad aprile due terzi dei progetti pubblici pianificati nella città laziale non erano ancora iniziati, con la percentuale che sale a sette su dieci nelle aree più devastate dal sisma del 24 agosto 2016.

Il quotidiano britannico ricorda che il terremoto di magnitudo 6.2 colpì il centro Italia nella notte tra il 23 e il 24 agosto, uccidendo 299 persone, la maggior parte delle quali ad Amatrice e nei paesi vicini di Accumoli e Arquata del Tronto, quest'ultimo nelle Marche. La scossa ridusse in macerie il centro storico medievale della cittadina, simbolo della fragilità sismica dell'Appennino.

Il Guardian definisce la situazione 'rabbia per il lento ritmo della ricostruzione', sottolineando come a un decennio dalla tragedia la popolazione locale continui a vivere in soluzioni provvisorie. Il giornale cita dati ufficiali secondo cui la maggior parte dei progetti pubblici finanziati per la ricostruzione non ha ancora visto la posa della prima pietra.

Per il Lazio, la vicenda di Amatrice ha un peso particolare. La cittadina fa parte della provincia di Rieti, una delle aree più interne e spopolate della regione, già segnata prima del sisma da emigrazione giovanile e declino demografico. La mancata ricostruzione aggrava una crisi che la stampa internazionale ha documentato in più occasioni: i paesi dell'Appennino centrale perdono abitanti a un ritmo tra i più rapidi d'Italia.

Il terremoto del 2016 non fu un evento isolato. Il Guardian ricorda che la sequenza sismica proseguì per mesi, con scosse di magnitudo superiore a 5 che colpirono ancora il centro Italia a fine ottobre, danneggiando ulteriormente Norcia e altri centri umbri. La lentezza della ricostruzione è stata oggetto di critiche ricorrenti da parte della stampa estera, che ha spesso paragonato il caso italiano ad altri terremoti europei gestiti con maggiore rapidità.

La copertura internazionale ha messo in luce anche le difficoltà burocratiche e i contenziosi tra i livelli di governo. Il Guardian osserva che molti progetti pubblici — scuole, municipi, strutture sanitarie — sono ancora in fase di progettazione o affidamento, mentre i fondi stanziati dallo Stato restano in gran parte non spesi.

Per Roma, la capitale regionale, il caso Amatrice rappresenta un monito sulla gestione delle emergenze e sulla capacità dello Stato di mantenere le promesse verso le aree interne. La città metropolitana, che pure non fu direttamente colpita dal sisma, accolse nei mesi successivi molti sfollati, e il tema della ricostruzione è rimasto vivo nel dibattito pubblico laziale.

Il Guardian sottolinea infine che, nonostante i ritardi, la comunità di Amatrice ha cercato di ricostruire la propria identità attraverso eventi come la sagra degli spaghetti all'amatriciana, che ogni agosto richiama migliaia di visitatori. Ma senza case, servizi e lavoro, avverte il giornale, il rischio è che il paese resti un luogo di memoria più che una comunità viva.

La data del decimo anniversario, il 24 agosto 2026, cade domani. La stampa internazionale prevede che la ricorrenza riaccenda il dibattito politico sulla ricostruzione, con le associazioni dei familiari delle vittime che chiedono conto al governo dei ritardi accumulati.

Per il Lazio, la questione si intreccia con le elezioni regionali e con la gestione dei fondi del PNRR destinati alle aree interne. La lentezza di Amatrice, secondo il Guardian, è il simbolo di una Italia che fatica a trasformare gli annunci in cantieri, un tema che i corrispondenti stranieri a Roma seguono con attenzione costante.

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