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CALABRIA

Amatrice, dieci anni dopo: la ricostruzione che non arriva

Il Guardian racconta la rabbia per la lentezza dei lavori nella città colpita dal sisma del 2016

Saverio Gallo657 wordsEdition №95mercoledì 26 agosto 2026 — Edizione № 95

A dieci anni dal terremoto che devastò Amatrice e altre città del centro Italia, la ricostruzione procede con una lentezza che alimenta la rabbia degli abitanti. Secondo un'inchiesta del Guardian, a partire da aprile due terzi dei progetti pubblici pianificati nella città laziale non erano ancora iniziati, con una percentuale che sale a sette su dieci nelle aree più colpite.

Lunedì la comunità di Amatrice si è riunita per una messa in commemorazione del decimo anniversario del sisma che nel 2016 causò la morte di centinaia di persone e rase al suolo interi borghi. Il Guardian racconta il dolore di una comunità che ancora attende risposte concrete, tra promesse non mantenute e burocrazia che rallenta ogni passo.

Il terremoto del 24 agosto 2016 colpì un'area che si estende tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, provocando quasi trecento vittime e distruggendo centri storici di inestimabile valore. Amatrice, resa celebre in tutto il mondo per la sua pasta all'amatriciana, fu tra le località più colpite, perdendo gran parte del suo patrimonio architettonico e buona parte dei suoi abitanti.

L'articolo del Guardian, pubblicato domenica 23 agosto, descrive una situazione che definisce 'rabbia per il lento ritmo della ricostruzione'. I dati raccolti dalla testata britannica mostrano un quadro desolante: a dieci anni dal sisma, gran parte dei progetti pubblici finanziati non ha ancora visto la luce, lasciando interi quartieri in stato di abbandono.

La situazione di Amatrice non è isolata. Anche nei comuni vicini come Accumoli e Arquata del Tronto, la ricostruzione procede a rilento, con molte famiglie ancora costrette a vivere in soluzioni temporanee. La burocrazia, i ritardi nei finanziamenti e le difficoltà tecniche legate al restauro di edifici storici hanno contribuito a rallentare un processo già complesso.

Il Guardian sottolinea come la lentezza della ricostruzione abbia avuto conseguenze drammatiche sulla vita delle comunità colpite: molti residenti hanno lasciato definitivamente i loro paesi, i giovani non vedono prospettive di ritorno e le attività economiche faticano a riprendere. Il tessuto sociale, già provato dal sisma, si è ulteriormente frammentato.

Per la redazione calabrese de La Veduta, la vicenda di Amatrice risuona con particolare intensità. La Calabria è una delle regioni italiane a maggiore rischio sismico, con una storia segnata da terremoti devastanti che hanno più volte costretto intere comunità a ricostruire. La memoria di questi eventi rende ancora più urgente la riflessione su come il paese affronta le emergenze e la ricostruzione.

Il caso di Amatrice solleva interrogativi che riguardano l'intero sistema italiano di gestione delle emergenze e della ricostruzione post-sisma. Le difficoltà incontrate in questi dieci anni non sono solo tecniche o finanziarie, ma anche organizzative: manca una strategia chiara che coordini gli interventi e dia priorità alle esigenze delle comunità colpite.

Nel frattempo, la messa di lunedì ha riunito la comunità di Amatrice per ricordare le vittime e rinnovare la richiesta di impegno concreto. Il Guardian riporta le parole di alcuni residenti che esprimono tutta la loro delusione e la loro stanchezza, mentre le istituzioni promettono nuovi sforzi per accelerare i lavori.

L'articolo cita anche le difficoltà legate alla ricostruzione privata, che riguarda migliaia di edifici danneggiati. Anche in questo caso, i ritardi burocratici e le controversie sulle valutazioni dei danni hanno rallentato l'assegnazione dei fondi e l'avvio dei cantieri, lasciando molte famiglie in una situazione di incertezza che dura da un decennio.

Il Guardian conclude il suo reportage sottolineando come la ricostruzione di Amatrice sia diventata un simbolo delle difficoltà italiane nel gestire le emergenze e nel pianificare il futuro. Un monito che vale per tutto il paese, e in particolare per quelle regioni, come la Calabria, che vivono con la consapevolezza di trovarsi in zone ad alto rischio sismico.

A dieci anni dal sisma, la domanda che i cittadini di Amatrice rivolgono alle istituzioni è semplice: quanto tempo ancora? Il Guardian racconta una comunità stanca ma non rassegnata, che continua a lottare per il proprio futuro e per non dimenticare le vittime di quella notte di agosto.

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