MOLISE
Una coppia di New York compra una casa nel Sud Italia per 13mila dollari
Mentre gli americani scoprono il Molise, la regione continua a svuotarsi di abitanti. È turismo abitativo o salvezza economica?
Antonio Petrella609 wordsEdition №33giovedì 2 luglio 2026 — Edizione № 33
Cassandra Tresl e Alex Ninman, una coppia americana nata e cresciuta negli Stati Uniti, hanno lasciato New York e comprato una casa in Italia per 13mila dollari, secondo CNBC. Hanno trovato un modo di vivere diverso e non riescono a immaginare di tornare negli Stati Uniti nei prossimi anni. La loro storia circola nei media internazionali come una scoperta: il Sud italiano è conveniente, autentico, e offre una qualità della vita che l'America urbana non garantisce.
Nel Molise, regione di 289mila abitanti, case simili si vendono per ancora meno, spesso abbandonate nei centri storici di paesi che hanno perso metà della loro popolazione negli ultimi 50 anni. Ma mentre gli stranieri scoprono il valore di quei muri, gli italiani continuano a partire. La storia della coppia americana è la controfaccia di una storia molisana ben più lunga: quella dello spopolamento.
CNBC non specifica dove Tresl e Ninman abbiano comprato la loro casa. Potrebbe essere in Molise, potrebbe essere in Basilicata, potrebbe essere in Calabria. Per le regioni del Sud interno, la distinzione è irrilevante: tutte vivono la stessa dinamica. Case a prezzi da regalo, proprietà vuote ereditate ma non abitate, paesi interi dove gli abitanti rimasti sono anziani e i giovani hanno emigrato da decenni.
La stampa internazionale ha iniziato a raccontare il fenomeno come una tendenza positiva: stranieri che scoprono il valore nascosto dell'Italia rurale, che restaurano case, che investono nella comunità. Ma il racconto nasconde una domanda scomoda. Se una casa costa 13mila dollari, è perché nessuno la vuole. E nessuno la vuole perché non ci sono lavori, non ci sono servizi, non c'è prospettiva.
Nel Molise, il tasso di disoccupazione giovanile rimane tra i più alti d'Italia. Le università non sono presenti, o sono presenti solo in forma satellitare. Gli ospedali chiudono reparti. Le scuole si svuotano. Un giovane molisano che finisce le superiori sa che per studiare, per lavorare, per vivere una vita urbana, deve partire. E la maggior parte non torna.
Quello che Tresl e Ninman rappresentano è una forma di turismo abitativo: vivere in un luogo autentico, a basso costo, senza diventarne veramente parte. Non è male, in sé. Ma non è nemmeno una soluzione al vuoto demografico. Un americano che restaura una casa nel Molise non riempie la scuola locale, non apre un'azienda che assuma lavoratori molisani, non ricrea il tessuto sociale che è stato strappato via.
CNBC sottolinea che la coppia americana 'ha trovato un modo di vivere diverso'. Ma il Molise non ha bisogno di stranieri che vi trovino un rifugio. Ha bisogno di giovani molisani che vi trovino una ragione per restare, o per tornare. Finché i prezzi delle case rimangono a livelli regalo, la regione continuerà a essere un museo abitato da fantasmi, dove i turisti abitativi comprano la nostalgia e gli italiani comprano il biglietto per partire.
La storia della coppia americana è una storia di successo personale. Ma per il Molise è un sintomo di una malattia cronica: l'invisibilità economica, la mancanza di investimenti pubblici, l'assenza di una strategia nazionale per il rilancio dei territori interni. Mentre gli americani scoprono il valore di una casa molisana, il governo italiano continua a non scoprire il valore del Molise stesso.
Nel prossimo decennio, se la tendenza continua, il Molise potrebbe diventare quello che alcuni studiosi già prevedono: una regione dove i residenti permanenti sono sempre meno, dove le case appartengono a stranieri in cerca di autenticità, dove la cultura locale si conserva come reliquia museale. Non è un destino inevitabile, ma è il destino verso cui la regione sta scivolando, mentre la stampa internazionale racconta storie di coppie americane che hanno trovato il paradiso e deciso di restare.
