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SICILIA

Amnesty: i centri in Albania violano i diritti umani

Il report dell'ONG accende un campanello d'allarme mentre l'UE studia centri di rimpatrio simili

Concetta Vassallo680 wordsEdition90venerdì 21 agosto 2026 — Edizione № 90

Amnesty International ha dichiarato che i centri di detenzione per migranti finanziati dall'Italia in Albania violano i diritti umani, definendo le condizioni "un campanello d'allarme" per i piani dell'Unione Europea di creare hub di rimpatrio simili. Il rapporto dell'ONG, riportato da Politico Europe, arriva mentre Bruxelles studia modelli esterni per la gestione delle frontiere.

I centri, situati nei porti albanesi di Shengjin e Gjader, sono il cuore del protocollo Italia-Albania voluto dal governo di Roma per trasferire alcuni migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale. Da Palermo, la questione non è astratta: è la politica migratoria europea che si decide a poche ore di nave dalla costa siciliana.

Il rapporto di Amnesty International, pubblicato giovedì e ripreso da Politico Europe, afferma che le condizioni nei centri italiani in Albania dovrebbero servire da avvertimento per i progetti dell'UE di creare hub di rimpatrio al di fuori dei confini europei. L'ONG ha documentato trattamenti che definisce degradanti e una sistematica violazione dei diritti dei richiedenti asilo, secondo quanto riportato dalla testata.

I due centri — uno a Shengjin, l'altro nella base di Gjader — sono operativi dal 2024, quando Roma e Tirana hanno firmato un protocollo quinquennale per trasferire alcuni migranti soccorsi in mare. Il meccanismo prevede che gli uomini adulti provenienti da paesi considerati sicuri vengano portati in Albania mentre le loro richieste di asilo vengono esaminate a distanza, con procedure accelerate.

Il programma ha avuto un percorso accidentato fin dall'inizio. I tribunali italiani hanno ripetutamente contestato la legalità delle trattenute, rimandando diversi migranti in Italia dopo che i giudici avevano sollevato dubbi sulla definizione di paesi sicuri. La Corte di giustizia europea è stata chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità del modello con il diritto dell'UE.

Per la Sicilia, la questione ha una risonanza particolare. L'isola è da decenni la prima porta d'ingresso per le rotte migratorie del Mediterraneo centrale, con Lampedusa a meno di 150 chilometri dalle coste tunisine. I centri in Albania rappresentano un tentativo di spostare la gestione dei flussi lontano dalle coste italiane, ma il dibattito sui diritti resta tutto mediterraneo.

Amnesty ha sottolineato che il modello albanese potrebbe diventare un precedente per l'UE, che sta valutando accordi simili con paesi terzi per esternalizzare le procedure di asilo. Politico Europe riporta che l'ONG ha chiesto alla Commissione europea di abbandonare tali piani, definendoli incompatibili con gli obblighi internazionali.

Il governo italiano ha sempre difeso il protocollo come uno strumento innovativo per dissuadere le partenze e ridurre la pressione sui centri di accoglienza italiani. Ma i numeri raccontano una storia diversa: il numero di migranti effettivamente trasferiti in Albania è stato molto inferiore alle attese, e le procedure legali hanno bloccato gran parte dei trasferimenti.

Le organizzazioni umanitarie attive in Sicilia osservano con attenzione gli sviluppi. La rotta del Mediterraneo centrale rimane una delle più letali al mondo, e le politiche di deterrenza non hanno finora ridotto in modo significativo le partenze dalle coste libiche e tunisine.

Il rapporto di Amnesty arriva in un momento di intenso dibattito europeo sulla migrazione. Diversi stati membri guardano con interesse al modello italiano-albanese come possibile soluzione per alleggerire i sistemi di accoglienza nazionali, mentre le ONG denunciano una progressiva erosione del diritto d'asilo.

La posizione della Santa Sede, che ha seguito con attenzione la vicenda, aggiunge un ulteriore livello al confronto. Papa Francesco ha più volte invocato una gestione umana dei flussi migratori, e i vescovi italiani hanno espresso perplessità sul modello dei centri esterni.

Per chi vive in Sicilia, la vicenda dei centri albanesi si intreccia con l'esperienza quotidiana di un'isola che ha imparato a convivere con gli sbarchi. I pescatori di Porto Empedocle, gli operatori dei centri di accoglienza di Palermo e Catania, i volontari di Lampedusa: tutti osservano come le politiche decise a Roma e Bruxelles si traducano in vite concrete.

Il dibattito è destinato ad intensificarsi nei prossimi mesi, con la Corte di giustizia europea chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del modello e con le elezioni europee che si avvicinano. Il rapporto di Amnesty fornisce nuovi elementi a una discussione che divide l'UE tra esigenze di controllo delle frontiere e tutela dei diritti fondamentali.

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