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CULTURA

Andrea Modica e la fotografia che sembra una madonna medievale

Il Guardian racconta la genesi di uno scatto: un chirurgo coperto di sangue dopo un'operazione d'emergenza a un cavallo

Eleonora Vanzetti797 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126

Il Guardian dedica la rubrica 'My Best Photograph' alla fotografa Andrea Modica e a uno scatto che la ritrae — anzi, ritrae un chirurgo coperto di sangue dopo un'operazione d'emergenza a un cavallo. Nel testo che accompagna l'immagine, Modica racconta di aver capito solo in un secondo momento che la figura le ricordava 'una statua medievale, una madonna'.

La genesi dello scatto passa dall'Italia. Modica racconta al Guardian che, dopo il suo primo lavoro negli anni Ottanta, con un po' di soldi era partita per il paese con la macchina fotografica e uno zaino, cresciuta sentendo parlare dell'Italia. È un dettaglio che colloca la sua formazione in un immaginario italiano prima ancora che in un'esperienza italiana.

La rubrica del Guardian è costruita proprio su questo: far raccontare al fotografo la storia di uno scatto, dal contesto alla lettura che ne dà a distanza di anni. Nel caso di Modica, la lettura religiosa — la madonna medievale — arriva dopo, come una scoperta dell'occhio, non come un'intenzione.

Per la redazione Cultura, la notizia tocca un tema ricorrente nella copertura estera dell'Italia: il paese come serbatoio di forme visive, un luogo da cui si torna con immagini che poi parlano da sole. Modica non fotografa l'Italia in questo scatto, ma la sua educazione visiva passa di lì.

Il Guardian, nella sua rubrica 'My Best Photograph', ha pubblicato la storia di uno scatto di Andrea Modica: un chirurgo coperto di sangue dopo un'operazione d'emergenza a un cavallo. È la fotografa stessa a raccontare la genesi dell'immagine e la lettura che ne dà a distanza di anni.

Nel testo riportato dal Guardian, Modica spiega di aver capito solo dopo che la figura del chirurgo le ricordava 'una statua medievale, una madonna'. È una frase che dice molto sul modo in cui la fotografia lavora: l'immagine viene prima, il significato arriva dopo, e spesso arriva da un altrove culturale che il fotografo non aveva previsto.

La biografia che Modica racconta al Guardian passa dall'Italia. Dopo il suo primo lavoro negli anni Ottanta, scrive, aveva un po' di soldi ed era partita per il paese con la macchina fotografica e uno zaino. Era cresciuta sentendo parlare dell'Italia: un'educazione indiretta, fatta di racconti più che di esperienza diretta, che poi diventa viaggio.

La rubrica del Guardian funziona così: un fotografo, una sola immagine, la storia che ci sta dietro. Non è un pezzo critico né una recensione, ma un esercizio di memoria visiva. Il lettore vede lo scatto e ascolta la voce di chi l'ha fatto, con i dubbi e le correzioni che accompagnano ogni lettura a posteriori.

C'è, in questo, un tema che riguarda l'Italia vista da fuori. Il paese entra nel racconto non come soggetto fotografato, ma come luogo di formazione: un posto dove si va giovani con una macchina fotografica, come si andava un tempo con un taccuino. È un motivo ricorrente nella stampa culturale anglosassone, che tratta l'Italia come un capitolo obbligato dell'educazione artistica.

Modica non è una fotografa italiana, e la notizia non riguarda un'istituzione italiana. Riguarda però il modo in cui un'immagine può essere letta attraverso una forma che l'Italia ha reso universale: la madonna medievale, la statua, il corpo sofferente rappresentato come icona. È un vocabolario visivo che appartiene alla storia dell'arte italiana e che continua a circolare.

Il Guardian non fornisce dettagli tecnici sullo scatto — macchina, pellicola, tempi — né indica dove sia stato realizzato. Il testo si concentra sulla storia e sulla lettura, non sulla tecnica. Questo è coerente con il formato della rubrica, che privilegia il racconto alla scheda tecnica.

Per la redazione Cultura, la notizia si colloca in una serie di articoli con cui la stampa estera continua a raccontare l'Italia come deposito di immagini. Non è un caso che il riferimento di Modica sia a una statua medievale e a una madonna: sono forme che il paese ha prodotto in quantità tale da diventare, all'estero, un linguaggio condiviso.

Non ci sono, nel pezzo del Guardian, riferimenti a mostre italiane in corso o a istituzioni culturali del paese. La notizia resta una storia di formazione e di sguardo, raccontata da una fotografa al giornale britannico. Chi cerca un aggancio alla cronaca culturale italiana non lo troverà qui.

Il valore del dispaccio, allora, sta altrove: nel mostrare come un'immagine nata da un'emergenza veterinaria venga letta, anni dopo, attraverso la storia dell'arte italiana. È un esempio di come il patrimonio visivo del paese continui a funzionare come strumento di interpretazione, anche quando nessuno lo invoca esplicitamente.

Il Guardian conclude la rubrica senza trarre conclusioni critiche. Lascia parlare la fotografa e l'immagine. Per il lettore italiano, resta la curiosità di sapere quali fotografie Modica abbia portato a casa dal suo viaggio con lo zaino, e se quelle immagini abbiano poi trovato posto nel suo lavoro.

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