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Antonelli a Monza: "La F1 è fantastica ma brutale", la caccia al titolo italiano

Il pilota della Mercedes si racconta prima della gara di casa: sogno di diventare il primo campione mondiale italiano dal 1953

Tobia Marenghi850 wordsEdition №105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105

Kimi Antonelli, pilota italiano della Mercedes, ha raccontato al Guardian la sua difficile stagione d'esordio in Formula 1, definendo l'ambiente "fantastico ma a volte molto brutale". Il giovane pilota bolognese corre questo fine settimana il suo Gran Premio in casa, a Monza, con un sogno dichiarato: diventare il primo campione del mondo italiano dal 1953.

L'intervista, pubblicata dal Guardian venerdì, arriva alla vigilia della gara più attesa della stagione per il pilota della Mercedes, che affronta il circuito di casa sotto gli occhi di un pubblico che sogna un erede di Alberto Ascari, ultimo italiano a conquistare il titolo mondiale.

Il 2026 doveva essere l'anno della consacrazione per Kimi Antonelli, promosso in Mercedes dopo una sola stagione in Formula 2 e considerato dalla stampa internazionale uno dei talenti più puri del circus. Ma la realtà del debutto si è rivelata più dura del previsto, come lo stesso pilota ha ammesso nell'intervista al Guardian.

"L'ambiente della F1 è fantastico ma a volte può essere molto brutale", ha detto Antonelli, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico. Parole che raccontano la difficoltà di un esordio vissuto sotto i riflettori, con la pressione di guidare per una delle scuderie più blasonate del mondiale e di dover raccogliere l'eredità di Lewis Hamilton, passato alla Ferrari.

La stampa internazionale segue con attenzione la parabola del giovane italiano. Il Guardian lo descrive come il pilota che potrebbe riportare l'Italia sul tetto del mondo dopo oltre settant'anni di digiuno. L'ultimo campione del mondo italiano è stato Alberto Ascari, che vinse il titolo nel 1952 e nel 1953 con la Ferrari. Da allora, nessun italiano è più riuscito a conquistare la corona iridata.

A Monza, il pubblico italiano spera di vedere i primi segnali di quella che potrebbe essere una lunga cavalcata. La Mercedes, dal canto suo, sembra avere un pacchetto competitivo, come suggeriscono le prestazioni mostrate nelle ultime gare. Ma Antonelli ha vissuto una stagione altalenante, fatta di lampi di talento e di errori da debuttante, tipici di chi sta imparando il mestiere al massimo livello.

La BBC Sport, nel suo podcast dedicato al Gran Premio, ha definito la gara di Monza come l'occasione per vedere la "carica di Antonelli", sottolineando come il giovane pilota arrivi all'appuntamento di casa con una motivazione speciale. Il fatto di correre davanti al proprio pubblico, però, può essere un'arma a doppio taglio, come hanno dimostrato in passato altri piloti italiani.

Il confronto con la Ferrari, che schiera Hamilton, aggiunge un ulteriore elemento di interesse. Antonelli, cresciuto nel vivaio della Mercedes, è stato a lungo accostato alla Scuderia prima di firmare con il team tedesco. La stampa britannica ricorda come la Mercedes lo abbia corteggiato a lungo, vedendo in lui il futuro del team dopo l'addio di Hamilton.

L'Italia, nel frattempo, osserva con attenzione. Il paese non ha un pilota competitivo al vertice da anni, e l'ultima vittoria italiana in Formula 1 risale a tempi lontani. Antonelli rappresenta una speranza concreta, e la sua giovane età lascia immaginare un futuro luminoso. Ma il presente è fatto di duro lavoro e di apprendistato, come lo stesso pilota ha voluto sottolineare.

"A volte può essere molto brutale", ha ripetuto Antonelli, riferendosi alla competizione spietata che caratterizza il mondiale. Ogni fine settimana è una prova, ogni errore viene amplificato, ogni risultato viene giudicato. Per un debuttante, la pressione è immensa, e il fatto di correre in casa non fa che aumentarla.

Il Guardian racconta anche il lato umano del pilota, descrivendolo come un ragazzo maturo, consapevole delle sfide che lo attendono ma determinato a superarle. Antonelli sa che il titolo mondiale non arriverà domani, ma sogna di costruire una carriera che lo porti a scrivere il suo nome nella storia, accanto a quello di Ascari.

Il confronto con Ascari è ricorrente nella stampa internazionale. Il pilota italiano, che correva negli anni Cinquanta, è ricordato come uno dei più grandi di tutti i tempi, capace di dominare la scena mondiale con la Ferrari. Il fatto che nessun italiano sia riuscito a ripetere la sua impresa da allora dice molto della difficoltà dell'impresa.

Antonelli, però, non si nasconde. Il sogno di diventare il primo campione mondiale italiano dal 1953 è dichiarato, e il Guardian lo riporta senza ironia. Il pilota della Mercedes sa che la strada è lunga, ma sa anche che il talento non gli manca. Quello che serve, ora, è esperienza e costanza di risultati.

A Monza, intanto, il pubblico si prepara a sostenerlo. Le tribune del circuito brianzolo, storicamente in maggioranza ferrariste, quest'anno potrebbero riservare un'accoglienza speciale anche al giovane della Mercedes, visto come l'erede di una tradizione che l'Italia non vuole dimenticare. La stampa estera racconta questo fenomeno con curiosità, sottolineando come il tifo italiano sappia unire passione e speranza.

Il fine settimana di Monza sarà anche l'occasione per vedere se la Mercedes riuscirà a confermare le buone prestazioni mostrate nelle ultime uscite. La scuderia tedesca, che ha dominato la scena per anni, sta vivendo una fase di transizione, con Antonelli chiamato a raccogliere un'eredità pesantissima. Ma il giovane pilota sembra avere le spalle larghe.

"L'ambiente è fantastico", ha detto Antonelli, e in queste parole c'è anche la gratitudine di chi sta vivendo il sogno di una vita. Correre in Formula 1, per un ragazzo cresciuto a Bologna a pochi chilometri da Imola e a meno di due ore da Monza, è qualcosa di più di un lavoro. È la realizzazione di un'aspirazione coltivata fin da bambino.

Resta da vedere cosa dirà la pista. Domenica, a Monza, Antonelli avrà l'occasione di dimostrare al suo pubblico che i sogni possono diventare realtà. La strada verso il titolo mondiale è ancora lunga, ma ogni gara è un passo in quella direzione. E il primo passo, per un italiano, non poteva che partire da qui.

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