ABRUZZO
Le proteste europee viste dall'Aquila: la piazza e i giovani che partono
La stampa estera racconta un continente in rivolta per il carovita. In Abruzzo la questione si intreccia con la montagna che si svuota.
Marco Di Sante837 wordsEdition №161domenica 25 ottobre 2026 — Edizione № 161
Le proteste contro il carovita e i tagli ai servizi pubblici sono tornate nelle piazze italiane sabato, con un dispositivo di sicurezza senza precedenti in otto città, tra cui Roma e Milano. France 24 ha riferito che le autorità hanno schierato droni ed elicotteri per monitorare le marce, dopo i disordini del fine settimana precedente. The Local Italy ha scritto che le forze di sicurezza si sono dispiegate in vista delle manifestazioni previste, mentre la polizia conduceva una vasta operazione di perquisizioni e arresti.
Il Guardian, nel suo live di sabato, ha inquadrato la giornata italiana dentro un'ondata più ampia: centinaia di migliaia in marcia in Francia, mille arresti Oltralpe, proteste anche in Spagna e Albania. Euronews ha raccontato giovani manifestanti scontrarsi con la polizia per le strade di Roma. Al Jazeera, domenica, ha titolato che la violenza è esplosa in tutta Europa dopo un'altra giornata di proteste.
Per l'Abruzzo la notizia arriva da lontano ma non è estranea. La regione è tra quelle che da anni vedono partire i propri giovani verso il centro-nord e l'estero, e la frattura che la stampa internazionale descrive — tra chi ha prospettive e chi non ne ha — qui ha una geografia precisa: le valli interne che si svuotano, i paesi che perdono residenti, le scuole che chiudono. Il New York Times ha osservato che i giovani manifestanti italiani sono tornati in piazza stanchi dell'establishment politico e dell'aumento del costo della vita, sperando di far sentire la propria voce dopo che la violenza aveva offuscato le proteste del fine settimana precedente.
Le Monde ha aggiunto un elemento politico: il governo di estrema destra di Meloni ha approvato dure misure di sicurezza e la polizia ha effettuato decine di perquisizioni e arresti in vista dei raduni previsti. È il contesto in cui si inserisce la cronaca di Euronews su Milano, dove soldati pattugliano le strade e i negozi si barricano in vista delle proteste, una settimana dopo i saccheggi e gli scontri.
Il Guardian, in un editoriale di venerdì, ha letto l'ondata come la prova che il contratto sociale è rotto: un superciclo elettorale nel corso del prossimo anno potrebbe ridefinire il futuro del continente, ma anche ciò che accade nelle strade lo sta plasmando. La stessa testata, in un reportage da Milano, ha parlato di una frattura netta tra i giovani emarginati e immigrati e quelli con maggiori prospettive, il dibattito sulla «generazione perduta» italiana.
France 24 ha offerto una chiave sociologica: in un confronto con la ricercatrice Gökçe Tuncel, ha osservato che l'ondata di proteste guidate dai giovani in Francia, Albania, India e Italia rivela più di una serie di rivendicazioni localizzate, e segnala l'emergere di una politica in termini materialisti, di giustizia. È un'interpretazione che aiuta a leggere anche il caso italiano senza ridurlo a episodio di cronaca.
In Abruzzo, però, la rabbia giovanile ha un risvolto che raramente finisce nelle cronache delle piazze: la partenza. La montagna interna perde residenti da decenni, e i giovani che restano sono spesso quelli che hanno scelto di non andarsene nonostante le opportunità limitate. Le proteste raccontate dalla stampa estera parlano di salari che non tengono il passo dell'inflazione, di servizi pubblici che si ritirano: temi che nelle aree interne pesano doppio, perché la distanza dai servizi è già un costo quotidiano.
La giornata di sabato non ha riguardato direttamente l'Abruzzo nelle cronache internazionali: nessuna delle testate citate menziona città abruzzesi tra le piazze delle proteste. La regione osserva dunque da spettatrice, ma con un interesse proprio. Le misure di sicurezza annunciate — droni, elicotteri, perquisizioni — riguardano un modello di gestione dell'ordine pubblico che il resto d'Europa guarda con attenzione, e che il Guardian ha già messo in relazione con la lunga durata del governo Meloni.
Il dibattito sul ruolo dei social media, sollevato venerdì da legislatori europei secondo The Local Italy — che hanno chiesto a Bruxelles di indagare sul loro ruolo nelle proteste, pronta a bloccare l'accesso «come ultima risorsa» — tocca anche le aree interne, dove la connessione è spesso l'unico legame con il resto del paese. Le piattaforme sono state il veicolo con cui le proteste si sono diffuse da Parigi a Milano, e la loro regolazione è ora sul tavolo delle istituzioni europee.
Cosa accadrà nelle prossime settimane è la domanda che la stampa internazionale lascia aperta. Il Guardian parla di un superciclo elettorale alle porte; France 24 si chiede fin dove arriveranno le proteste guidate dai giovani. Per l'Abruzzo la risposta si misurerà anche su un indicatore meno visibile: quanti dei giovani che oggi scendono in piazza, o che non ci sono perché sono già partiti, vedranno nella regione un posto in cui restare.
La memoria del terremoto del 2009, che ha segnato L'Aquila e l'intera regione, insegna che la ricostruzione non è solo muratura: è fiducia nelle istituzioni, servizi che tornano, giovani che scelgono di restare. La frattura che il mondo vede nelle piazze europee, qui si misura anche nella distanza tra chi ha voce e chi è costretto a cercarla altrove.
