The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
Back to the edition

BASILICATA

L'onda cinese delle auto elettriche investe l'Italia, la Basilicata osserva

Le vendite di veicoli elettrici cinesi raggiungono un record in Europa, trainate anche dagli acquirenti italiani

Pietro Lasorsa980 wordsEdition79lunedì 10 agosto 2026 — Edizione № 79

Le vendite di auto elettriche cinesi in Europa hanno raggiunto un nuovo massimo storico, con le importazioni di quest'anno che rappresentano il 14% del mercato. Secondo il Guardian, la crescita è trainata dalla forte domanda, dai bassi dazi nel Regno Unito e da un'ondata di acquirenti in Italia. Il dato riaccende il dibattito sui dazi europei e sulla capacità dell'industria automobilistica continentale di reggere la concorrenza.

Per la Basilicata, la notizia ha un peso specifico. La regione ospita lo stabilimento Stellantis di Melfi, uno dei più grandi complessi produttivi del Mezzogiorno, dove si assemblano modelli che hanno rappresentato una fetta importante dell'export italiano. La transizione elettrica e l'arrivo dei competitor cinesi stanno ridisegnando le gerarchie del settore, con ricadute dirette sull'occupazione e sull'indotto.

Il Guardian cita affermazioni secondo cui i veicoli cinesi vengono 'scaricati' nell'UE e nel Regno Unito, una pratica che ha spinto Bruxelles a introdurre dazi compensativi. La tensione tra apertura del mercato e protezione dell'industria locale è destinata a crescere, e il Sud Italia è in prima linea.

Il Guardian ha riportato domenica che le vendite di auto elettriche cinesi in Europa hanno raggiunto un massimo storico, con le importazioni di quest'anno che rappresentano il 14% del mercato. La crescita è attribuita a una combinazione di fattori: la forte domanda di veicoli elettrici, i bassi dazi nel Regno Unito e un'ondata di acquirenti in Italia, dove i marchi cinesi stanno guadagnando terreno con modelli competitivi sul prezzo.

Il dato arriva in un momento di tensione commerciale. L'Unione europea ha introdotto dazi compensativi sui veicoli elettrici cinesi, accusando Pechino di sovvenzionare la propria industria e di 'scaricare' sul mercato europeo veicoli a prezzi artificialmente bassi. Il Regno Unito, invece, ha mantenuto una politica più liberale, diventando un punto di ingresso privilegiato per i marchi cinesi.

Il dibattito sui dazi è destinato a intensificarsi, come sottolinea il Guardian, con le case automobilistiche europee che chiedono una protezione maggiore e i consumatori che beneficiano di prezzi più bassi. La partita si gioca anche sul terreno politico, con i governi nazionali divisi tra la difesa dell'industria locale e la spinta verso la mobilità elettrica.

Per la Basilicata, la questione è concreta. Lo stabilimento Stellantis di Melfi, nel cuore della regione, è uno dei principali poli produttivi del Sud Italia. Da decenni assembla modelli di grande volume, e la transizione all'elettrico sta trasformando le linee di produzione. La concorrenza cinese aggiunge un'incognita in più a un sistema industriale che già affronta la sfida della riconversione.

L'indotto di Melfi coinvolge centinaia di piccole e medie imprese che forniscono componenti e servizi. Ogni decisione sui volumi di produzione, sui modelli assegnati allo stabilimento e sulle strategie commerciali si riverbera su un territorio che ha costruito la propria economia attorno all'auto. La crescita delle importazioni cinesi è un segnale che il mercato sta cambiando rapidamente.

Il Guardian riporta che l'onda di acquirenti italiani è uno dei fattori della crescita delle vendite cinesi. L'Italia, storicamente un mercato automobilistico conservatore, sta mostrando una crescente apertura verso i marchi emergenti, attratti da prezzi competitivi e da una gamma in espansione. È un fenomeno che le case europee osservano con preoccupazione.

La transizione elettrica è una corsa contro il tempo. L'Europa ha fissato obiettivi ambiziosi per la fine del decennio, ma la domanda di veicoli elettrici resta inferiore alle attese in molti paesi, Italia inclusa. I prezzi elevati e la carenza di infrastrutture di ricarica frenano i consumatori, e i produttori cinesi stanno capitalizzando su queste debolezze.

Per il Mezzogiorno, la posta in gioco è doppia. Da un lato, la transizione elettrica potrebbe portare nuovi investimenti e nuova occupazione, se gli stabilimenti italiani riusciranno a posizionarsi nella produzione di veicoli a batteria. Dall'altro, il rischio è che la concorrenza cinese comprima i margini e riduca i volumi, con conseguenze negative sull'occupazione.

Il governo italiano ha più volte chiesto a Bruxelles una protezione più forte per l'industria europea, ma le divisioni tra gli stati membri rendono difficile una linea comune. Il Regno Unito, fuori dall'UE, segue una strada diversa, e i produttori cinesi sfruttano le differenze regolatorie per espandere la propria presenza.

La Basilicata ha vissuto la parabola dell'auto come poche altre regioni. Da terra agricola a polo industriale, con l'arrivo della Fiat negli anni '90, fino alle incertezze attuali. La transizione elettrica è l'ultimo capitolo di una storia che ha trasformato il volto della regione, portando benessere ma anche dipendenza da un settore globale e volatile.

Il Guardian non fornisce previsioni precise sull'evoluzione del mercato, ma i dati indicano una tendenza chiara. Se le importazioni cinesi continueranno a crescere al ritmo attuale, la pressione sulle case europee e sui loro stabilimenti aumenterà. Per Melfi e per il suo indotto, la capacità di adattarsi sarà cruciale.

La risposta europea ai dazi è ancora in evoluzione. Bruxelles ha avviato indagini e introdotto misure, ma la loro efficacia è dibattuta. Nel frattempo, i marchi cinesi stanno costruendo stabilimenti in Europa, in Ungheria e in Spagna, per aggirare le barriere commerciali e avvicinarsi ai consumatori. Una strategia che potrebbe ridisegnare la mappa dell'industria automobilistica continentale.

Per il Sud Italia, la sfida è trovare un posizionamento in un mercato in rapida trasformazione. La Basilicata, con la sua esperienza manifatturiera e una forza lavoro qualificata, potrebbe attrarre nuovi investimenti, ma la concorrenza tra regioni europee è feroce. La notizia del Guardian offre uno spaccato di una trasformazione che è appena all'inizio.

Share