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ECONOMIA

Le auto elettriche cinesi conquistano l'Europa: l'Italia apre la porta

Le vendite di veicoli cinesi toccano il 14% del mercato europeo. La domanda italiana è tra le più vivaci del continente.

Ufficio Economia564 wordsEdition79lunedì 10 agosto 2026 — Edizione № 79

Le vendite di automobili elettriche prodotte in Cina hanno raggiunto un nuovo massimo storico in Europa, portando la loro quota al 14 per cento del mercato continentale. Lo riferisce il Guardian, che segnala come tra i fattori trainanti vi sia una domanda particolarmente sostenuta in Italia — un dato che merita attenzione in un paese dove il settore automobilistico ha storicamente rappresentato un pilastro dell'identità industriale.

Per capire cosa significhi quel 14 per cento, basta confrontarlo con la struttura del mercato di pochi anni fa, quando i marchi cinesi erano pressoché assenti dagli showroom europei. Oggi occupano una fetta rilevante delle immatricolazioni, e lo fanno in un momento in cui l'inflazione italiana si attesta all'1,5 per cento su base annua — un livello contenuto che preserva il potere d'acquisto delle famiglie e rende il confronto di prezzo tra marchi cinesi e occidentali ancora più favorevole ai primi.

La crescita del PIL italiano nel 2025 si è fermata allo 0,54 per cento: un'espansione modesta, che non genera redditi aggiuntivi sufficienti a sostenere acquisti impegnativi senza che il prezzo finale conti. In questo contesto, i veicoli elettrici cinesi — proposti a listini sensibilmente inferiori rispetto ai concorrenti europei — intercettano una domanda che esiste ma che è sensibile al costo.

Il Guardian segnala che le accuse di dumping — ossia di vendita sottocosto per conquistare quote di mercato — sono già sul tavolo delle istituzioni europee. Bruxelles ha introdotto dazi aggiuntivi sui veicoli elettrici cinesi, ma la loro efficacia è messa in discussione proprio dai numeri delle vendite: se le immatricolazioni continuano a crescere nonostante i dazi, significa che il margine di prezzo dei produttori cinesi rimane abbastanza ampio da assorbire il costo aggiuntivo senza perdere competitività.

Sul fronte valutario, l'euro si è apprezzato rispetto al dollaro nel corso dell'ultimo mese, passando da 1,143 il 10 luglio a 1,1535 il 7 agosto. Un euro più forte abbassa il costo in valuta locale delle importazioni denominate in dollari o in yuan — e poiché il renminbi cinese è ancorato in larga misura al dollaro, l'apprezzamento dell'euro riduce ulteriormente il prezzo effettivo dei veicoli importati dalla Cina.

La disoccupazione italiana al 6,4 per cento è la più bassa da molti anni, ma il mercato del lavoro nell'industria manifatturiera dell'auto — concentrata in Piemonte e in alcune province lombarde e venete — osserva questa dinamica con preoccupazione crescente. Ogni punto percentuale di quota di mercato ceduto ai produttori stranieri si traduce, nel medio periodo, in pressione sui volumi produttivi degli stabilimenti italiani ed europei.

La disputa commerciale sulle auto elettriche cinesi si intreccia con la più ampia tensione che attraversa i confini europei in queste settimane. Secondo Politico Europe e France 24, la crisi di Ceuta ha già incrinato la fiducia reciproca tra Roma e Madrid, e i controlli alle frontiere interne Schengen rischiano di appesantire le catene logistiche del commercio intra-europeo proprio mentre l'industria continentale cerca di rispondere alla concorrenza asiatica. Un mercato unico con frontiere interne che si chiudono è, per definizione, meno efficiente.

Il quadro che emerge è quello di un'economia italiana in crescita lenta, con inflazione sotto controllo e occupazione in miglioramento, ma esposta su più fronti: la concorrenza industriale dall'Asia, le tensioni politiche che erodono la fluidità del mercato unico, e una transizione energetica che ridisegna le filiere produttive più velocemente di quanto i sistemi di formazione e le politiche industriali riescano ad adeguarsi.

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