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PIEMONTE

Le auto elettriche cinesi salgono ai massimi in Europa, il Piemonte osserva

Le importazioni raggiungono il 14% del mercato europeo; l'Italia tra i paesi che trainano la domanda mentre i dazi sono sotto esame

Lorenzo Ferraris638 wordsEdition №82giovedì 13 agosto 2026 — Edizione № 82

Le vendite di auto elettriche cinesi sono aumentate in tutta Europa fino a un massimo storico, guidate dalla forte domanda e dai bassi dazi nel Regno Unito e da un aumento degli acquirenti in Italia, secondo quanto riportato dal Guardian domenica. Le importazioni di quest'anno rappresentano ora il 14% del mercato, mentre crescono le affermazioni che i veicoli vengono scaricati nell'UE e nel Regno Unito.

La notizia arriva in un momento delicato per l'industria automobilistica europea, e in particolare per il Piemonte, dove il settore dell'auto — con lo storico stabilimento Stellantis di Mirafiori a Torino e una fitta rete di fornitori — è ancora un pilastro dell'economia regionale.

Il dato segna un'accelerazione significativa rispetto agli anni precedenti, quando la presenza cinese nel mercato europeo era marginale. La crescita è trainata da marchi come BYD e MG, che offrono modelli elettrici a prezzi competitivi rispetto ai produttori europei.

Per il Piemonte, la questione non è astratta. Torino è il cuore dell'industria automobilistica italiana: lo stabilimento Stellantis di Mirafiori, un tempo il più grande complesso produttivo automobilistico d'Europa, oggi opera ben al di sotto della sua capacità storica. La regione ospita anche centinaia di piccole e medie imprese della componentistica, che forniscono pezzi ai costruttori europei e che si trovano a competere con una filiera cinese sempre più aggressiva.

Il Guardian ha sottolineato che l'aumento degli acquirenti in Italia è uno dei fattori che spingono le vendite. Il mercato italiano, tradizionalmente più lento nell'adozione dell'elettrico rispetto a Germania e Francia, sta mostrando segni di cambiamento, attratti dai prezzi più bassi dei modelli cinesi.

La questione dei dazi è centrale. L'UE ha introdotto dazi sulle auto elettriche cinesi per proteggere i produttori europei, ma il Regno Unito ha mantenuto tariffe più basse, creando un'asimmetria che secondo il Guardian sta deviando le importazioni verso il mercato britannico. Le case automobilistiche europee hanno chiesto misure più decise, sostenendo che i prezzi cinesi riflettono sovvenzioni statali che distorcono la concorrenza.

Per la componentistica piemontese, la pressione è doppia. Da un lato, i fornitori locali rischiano di perdere commesse se i costruttori europei perdono quote di mercato. Dall'altro, alcune aziende della regione stanno cercando di diventare fornitori anche dei marchi cinesi che producono in Europa, un'opportunità che alcuni osservatori citano come possibile via di sopravvivenza.

La risposta di Stellantis alla sfida cinese è stata duplice: investire nell'elettrificazione dei propri stabilimenti e cercare alleanze con i produttori cinesi per il mercato europeo. A Mirafiori, il gruppo ha avviato la produzione di modelli elettrici, ma i volumi restano lontani da quelli che lo stabilimento conosceva negli anni d'oro.

Il dibattito sui dazi è destinato a intensificarsi. Il Guardian ha riportato che le affermazioni di dumping — la vendita di veicoli sotto costo — stanno alimentando richieste di intervento sia a Bruxelles che a Londra. I governi europei si trovano a bilanciare la protezione dell'industria locale con gli interessi dei consumatori, che beneficiano di prezzi più bassi.

Per il Piemonte, la posta in gioco è occupazionale. Il settore automobilistico piemontese impiega direttamente decine di migliaia di lavoratori, e la transizione all'elettrico — accelerata dalla concorrenza cinese — sta ridisegnando le competenze richieste e la struttura stessa della filiera. Le grandi aziende si stanno riconvertendo, ma le piccole componentistiche faticano a tenere il passo.

La stampa economica internazionale ha più volte citato Torino come esempio delle difficoltà della transizione: una città industriale che cerca di reinventarsi, tra musei dell'auto e start-up tecnologiche, mentre la manifattura tradizionale arretra. L'arrivo massiccio di auto elettriche cinesi sul mercato europeo rende questa transizione ancora più urgente.

Nei prossimi mesi, l'attenzione sarà sui negoziati commerciali tra UE e Cina e sulle eventuali nuove misure tariffarie. Se i dazi verranno inasprti, il vantaggio cinese potrebbe ridursi; se resteranno invariati, la pressione sui produttori europei — e sui loro fornitori piemontesi — continuerà a crescere.

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