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ABRUZZO

Gli autotrasportatori fermano i picchetti, e il sud conta le consegne

The Local Italy riferisce la fine delle proteste sul diesel dopo gli aiuti sul carburante. La lezione per le aree interne che dipendono dalla strada.

Marco Di Sante631 wordsEdition №161domenica 25 ottobre 2026 — Edizione № 161

Gli autotrasportatori italiani hanno posto fine venerdì alle proteste che avevano paralizzato il sud Italia nell'ultima settimana, con lo smantellamento degli ultimi picchetti in Campania e la ripresa delle consegne ai supermercati. Lo ha riferito The Local Italy, secondo cui la decisione è arrivata dopo gli aiuti sul carburante concessi dal governo.

La protesta era iniziata nei giorni precedenti contro il prezzo alle stelle del diesel. France 24 ha raccontato che gli autotrasportatori avevano bloccato raffinerie e strade chiave, e che il governo italiano aveva avvertito che chi bloccava le strade poteva affrontare sanzioni penali, mentre le autorità si muovevano per sgomberare le manifestazioni. Euronews aveva documentato gli effetti: scaffali parzialmente vuoti nei supermercati del sud e alcune stazioni di servizio senza carburante.

Per l'Abruzzo la vicenda non ha avuto eco diretta nelle cronache internazionali, che hanno localizzato i blocchi e le carenze nel Mezzogiorno. La regione, tuttavia, condivide una condizione strutturale: le aree interne e di montagna dipendono dalla strada per gli approvvigionamenti, e un'interruzione delle consegne si sente prima e più forte dove i negozi sono pochi e le distanze lunghe.

The Local Italy ha scritto che lo scioglimento dei picchetti ha consentito la ripresa delle consegne ai supermercati. È un ritorno alla normalità che nel sud arriva dopo giorni di disagi, e che lascia aperta la questione di fondo sollevata dalla protesta: il costo del carburante e la tenuta dei margini per chi trasporta merci su gomma.

La sequenza è stata rapida: blocco, avvertimento del governo, sgombero, trattativa, aiuti, rientro. The Local Italy non precisa l'entità degli aiuti, e nessuna delle fonti internazionali citate quantifica il costo della misura o la durata degli effetti. Il quadro che emerge è quello di una protesta nata da un prezzo e chiusa da un intervento pubblico, senza che la questione di fondo — la dipendenza dal gasolio del trasporto merci — sia stata risolta.

È lo stesso principio che regola la vita dei paesi dell'entroterra appenninico: un camion che non arriva significa un negozio che resta senza merce, una farmacia che aspetta un rifornimento, un distributore che chiude. La montagna non ha alternative ferroviarie o portuali per le merci quotidiane, e la sua resilienza si misura sulla tenuta delle strade e dei collegamenti.

La protesta degli autotrasportatori si è inserita in una settimana di mobilitazioni più ampie in Italia, culminate sabato nelle manifestazioni contro il carovita in otto città sotto un forte dispositivo di sicurezza. Le Monde ha descritto un governo che ha approvato dure misure di sicurezza e una polizia impegnata in decine di perquisizioni e arresti. Il malcontento per i prezzi e per i salari, che la stampa estera racconta come fenomeno europeo, ha avuto nel blocco dei camion una delle sue espressioni più concrete.

France 24, in un confronto con la sociologa Gökçe Tuncel, ha letto le proteste guidate dai giovani in Italia, Francia, Albania e India come segnale dell'emergere di una politica in termini materialisti, di giustizia. Il blocco degli autotrasportatori appartiene a una generazione diversa, ma condivide la stessa radice: il costo della vita e la distribuzione dei sacrifici.

Per le aree interne dell'Appennino la domanda che resta è quella della preparazione. Le scorte, i piani di emergenza, la capacità dei piccoli comuni di far fronte a un'interruzione delle forniture sono temi che la cronaca internazionale non affronta, ma che la montagna conosce bene: ogni inverno, ogni nevicata, ogni frana ripropongono la stessa fragilità.

La fine dei picchetti in Campania chiude un capitolo, non la questione. Il prezzo del diesel, gli aiuti pubblici e la sostenibilità del trasporto merci restano sul tavolo, e con essi la domanda su come le aree più remote del paese possano contare su forniture stabili. L'Abruzzo, che guarda il sud dalla sua montagna, sa che la distanza non è solo geografica.

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