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MOLISE

Scaffali vuoti nel Sud, e il Molise conta i camion che non arrivano

Francia e New York Times descrivono un Mezzogiorno a secco di carburante e merci. L'entroterra molisano conosce già la logistica che si ferma.

Antonio Petrella640 wordsEdition №159venerdì 23 ottobre 2026 — Edizione № 159

Gli autotrasportatori italiani hanno bloccato raffinerie e strade chiave per protestare contro il caro gasolio, e il governo ha avvertito che chi blocca le strade rischia sanzioni penali mentre le autorità sgomberano le manifestazioni. È il quadro che France 24 ha trasmesso giovedì dal suo corrispondente da Roma, Seema Gupta.

Il New York Times aggiunge il dettaglio che pesa di più: le consegne sono state impedite in alcune zone del Sud Italia, con scaffali vuoti e pompe a secco. Euronews ha mandato in onda le stesse immagini, supermercati del Mezzogiorno con gli spazi a metà.

The Local Italy, nel suo riepilogo di mercoledì, riferisce che i sindaci avvertono come i blocchi degli autotrasportatori stiano "paralizzando" il Sud Italia. Non è una crisi di un settore: è la filiera che si spezza nel punto in cui è già più fragile.

Per il Molise la notizia arriva senza sorpresa. Una regione di 289.000 abitanti, con un entroterra fatto di paesi che dipendono da un solo supermercato e da una sola stazione di servizio, conosce la logistica come un fatto quotidiano e non come un'astrazione. Se i camion si fermano a valle, l'effetto risale i tratturi in poche ore.

Le fonti internazionali non nominano il Molise. Il New York Times parla di "alcune zone del sud Italia", Euronews di supermercati "in tutto il sud Italia" con scaffali parzialmente vuoti. La geografia esatta non è nel telegrafo, e non la inventiamo: quello che le testate descrivono è un Mezzogiorno in cui la distribuzione è già a bassa densità e ogni interruzione si sente il doppio.

Il governo ha risposto su due fronti. France 24 riferisce l'avvertimento sulle sanzioni penali per chi blocca le strade e lo sgombero delle manifestazioni. È la stessa postura che il Guardian ha descritto nei giorni scorsi a proposito delle proteste giovanili, con lo schieramento di 500 militari a Milano: l'esecutivo tratta il dissenso come questione di ordine pubblico prima che come questione di prezzi.

La differenza, nel caso dei camion, è che la rivendicazione è elementare e verificabile: il costo del gasolio. France 24 la definisce "caro gasolio"; il New York Times parla di protesta "contro il caro carburante". Non c'è ideologia nella richiesta, e questo rende più difficile per Roma scaricarla sul piano della sicurezza.

C'è poi il contesto europeo che France 24 ha messo in fila giovedì. In un dibattito con Steven Erlanger del New York Times, la rete ha parlato di "insoddisfazione popolare" in tutta Europa e di promesse di crescita economica che "non si sono avverate". Il blocco dei camion italiani si inserisce in quella curva, non ne è un'eccezione.

Per un'entroterra come quello molisano il punto non è chi vince la trattativa sui prezzi. È che la regione non produce ciò che consuma e non consuma abbastanza da rendere redditizia una corsa in più. Quando la distribuzione si ferma, non c'è un magazzino locale che compensi: c'è il paese che aspetta.

The Local Italy, nello stesso riepilogo, segnala anche un soldato ucciso da un albero caduto durante le tempeste in Italia. Due storie di fragilità materiale nello stesso giorno: strade e alberi, gasolio e vento. Il Mezzogiorno interno le vive come un'unica questione di manutenzione del proprio territorio.

Cosa aspettarsi. Se gli sgomberi proseguono, come riferisce France 24, la protesta può spostarsi dai caselli alle raffinerie, e allora il rifornimento diventa il nodo vero. Per il Molise la domanda pratica è una sola: quante stazioni di servizio lungo le statali che portano ai paesi hanno autonomia sufficiente per una settimana di consegne ridotte. Nessuna fonte internazionale lo dice, e la redazione non lo inventa.

Resta un'osservazione che il telegrafo consente. Le testate straniere raccontano il Sud Italia quando gli scaffali si svuotano. Il resto dell'anno, quella stessa logistica fragile non fa notizia: è il destino di una regione che esiste per il mondo solo nei giorni in cui qualcosa si rompe.

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