TOSCANA
I bambini ucraini che non vogliono tornare da Kyiv
Il Guardian racconta i minori evacuati nel 2022 e ospitati in Italia: molti resistono all'invito del governo ucraino a rientrare
Costanza Bardi620 wordsEdition №118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118
Quando è arrivato nella sua nuova casa in un piccolo villaggio delle Alpi italiane, nel marzo 2022, il quindicenne Denys ha detto di essersi sentito nostalgico e confuso. Era stato messo su un autobus notturno e trasferito altrove, riferisce il Guardian. Oggi, scrive il giornale britannico, il suo futuro lo vede nell'Unione europea, non a Kyiv.
Il Guardian ha raccontato questa settimana la storia dei bambini ucraini in affidamento statale, migliaia dei quali furono evacuati quando la Russia invase il Paese. Kyiv li vuole indietro, ma molti resistono, secondo il corrispondente del giornale.
È una vicenda che l'Italia ha accolto senza quasi discuterne: minori arrivati attraverso corridoi umanitari e sistemati in strutture di accoglienza, in famiglie affidatarie e in piccoli comuni di montagna. Il Guardian li descrive integrati nelle scuole locali, spesso già padroni della lingua, con legami che il tempo ha reso più solidi di quelli con il Paese d'origine.
La domanda che il giornale pone è giuridica e morale insieme: può uno Stato richiamare minori che vivono altrove da anni, sotto tutela di un altro ordinamento? Il caso italiano, scrive il Guardian, è tra i più delicati d'Europa.
Il Guardian ha raccontato questa settimana la storia dei bambini ucraini in affidamento statale, migliaia dei quali furono evacuati quando la Russia invase il Paese nel 2022. Molti di loro, scrive il giornale, oggi non vogliono tornare a casa, e il loro futuro lo immaginano dentro l'Unione europea. Il caso di Denys, quindicenne ospitato in un piccolo villaggio delle Alpi italiane, è il filo da cui parte il reportage.
Secondo il Guardian, il ragazzo era stato messo su un autobus notturno e trasferito altrove: al suo arrivo, nel marzo 2022, si sentiva nostalgico e confuso. Oggi la sua posizione è cambiata. È la traiettoria che il giornale britannico racconta come rappresentativa di una generazione di minori ucraini affidati allo Stato e cresciuti lontano dal Paese.
Il nodo politico è chiaro dalla ricostruzione del Guardian: Kyiv chiede il rientro dei minori, mentre molti di loro resistono. Non si tratta di un rifiuto ideologico, scrive il giornale, ma del fatto che la loro vita si è radicata altrove: scuole, amicizie, lingua, prospettive di studio e di lavoro.
L'Italia, per la sua collocazione alpina e per la rete di piccoli comuni che hanno accolto nuclei in fuga, è diventata uno dei teatri di questa vicenda. Il Guardian non quantifica quanti minori si trovino nel Paese, e non è possibile farlo sulla base della sua copertura: il reportage parla di migliaia di bambini evacuati in Europa, non di un dato italiano certificato.
C'è un aspetto giuridico che il giornale mette in luce senza risolverlo: la richiesta di rientro si scontra con il principio di tutela del minore, che in molti ordinamenti europei prevale sull'interesse dello Stato d'origine. È una tensione che i tribunali dei paesi ospitanti stanno affrontando caso per caso, secondo quanto riferisce il Guardian.
Il contesto storico non è secondario. Le evacuazioni del 2022 furono presentate come temporanee, un'emergenza da gestire nell'immediato. A distanza di anni, scrive il Guardian, quella temporaneità si è dissolta: i bambini sono diventati adolescenti, alcuni prossimi alla maggiore età, e le decisioni sul loro futuro non sono più rinviabili.
Il giornale britannico descrive anche il peso emotivo della questione per le famiglie affidatarie e per le comunità che li hanno accolti. Non si tratta, secondo il reportage, di un contenzioso diplomatico astratto, ma di vite concrete che rischiano di essere spezzate due volte: una dalla guerra, l'altra da un rientro imposto.
Per la Toscana, come per le altre regioni che hanno ricevuto minori non accompagnati o in affidamento, il tema tocca il sistema dei servizi sociali e scolastici. Ma è importante non forzare il collegamento: il Guardian nomina le Alpi italiane come luogo di accoglienza, non la Toscana, e nessuna fonte straniera citata indica un impatto specifico sulla regione.
Quello che la copertura internazionale permette di dire è più prudente e più solido: l'Italia è tra i paesi dove questa generazione di minori ucraini è cresciuta, e le decisioni sul loro futuro si giocheranno tra Kyiv, Bruxelles e i tribunali nazionali. Il Guardian non anticipa come si risolverà.
Il giornale lascia intravedere una posta politica più ampia. Se migliaia di minori scegliessero di restare nell'Unione europea, il rientro promosso da Kyiv ne uscirebbe indebolito. È una partita che riguarda la ricostruzione demografica dell'Ucraina, ma anche il modo in cui l'Europa gestisce le conseguenze di lungo periodo di una guerra che continua.
Il reportage del Guardian si ferma qui: racconta le vite, non le sentenze. Non offre cifre definitive sul numero di minori coinvolti, né anticipa decisioni delle autorità italiane o ucraine. Chi legge da Firenze o da un villaggio alpino ne ricava soprattutto una domanda aperta, che il giornale britannico ha posto senza pretendere di chiuderla.
