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Napoli e il dilemma dei bambini ucraini che non tornano
Una direttrice di orfanotrofio ha evacuato 25 minori dalla guerra. Ora i tribunali europei bloccano il rimpatrio e Kyiv protesta.
Rosaria Esposito571 wordsEdition №17martedì 16 giugno 2026 — Edizione № 17
Venticinque bambini ucraini vivono a Napoli da mesi, evacuati da un orfanotrofio di Sumy per sfuggire ai bombardamenti russi. La loro direttrice, Liubov Rudyka, li ha portati in Italia credendo fosse un rifugio temporaneo. Secondo CNN, il rimpatrio si è rivelato impossibile: i tribunali europei hanno bloccato il ritorno, e Kyiv ora protesta per quello che considera un ostacolo alla riunificazione familiare.
Il conflitto legale tocca questioni di sovranità nazionale e protezione dell'infanzia. L'Ucraina sostiene che i minori appartengono al suo territorio e devono tornare quando possibile; i tribunali europei, secondo quanto riporta Mezha.net, ritengono che il diritto internazionale e le convenzioni sulla protezione dei minori prevalga sulla volontà dello Stato ucraino di riportarli indietro. La situazione rimane sospesa mentre la guerra continua.
Per Napoli, la vicenda incrocia il tema più ampio dell'accoglienza nel Mezzogiorno. La città ha ospitato i bambini ucraini in un momento in cui il turismo di massa e la gestione dei flussi migratori già pesano sulle infrastrutture locali. Rudyka ha agito come molti operatori umanitari nel Sud: ha visto un'emergenza e ha cercato di salvarla, senza calcoli politici.
