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SARDEGNA

I bambini ucraini che non vogliono tornare: la scelta vista dalle isole

Il Guardian racconta i minori evacuati nel 2022 e oggi contesi tra Kyiv e l'Europa. La Sardegna conosce il costo umano delle partenze

Gavino Sanna694 wordsEdition118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118

Quando è arrivato per la prima volta nella sua nuova casa in un piccolo villaggio delle Alpi italiane, nel marzo 2022, il quindicenne Denys si sentiva nostalgico e confuso, racconta il Guardian. Era stato messo su un autobus notturno e trasferito lontano dalla guerra. Oggi, scrive il giornale britannico, fa parte di quella generazione di minori ucraini che non vuole tornare indietro.

Secondo il Guardian, migliaia di bambini in affidamento statale sono stati evacuati quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Kyiv li rivuole a casa. Molti resistono, e dicono che il loro futuro è nell'Unione europea.

La storia è raccontata dal Global development desk del Guardian, che ha parlato con i ragazzi ospitati in Italia. Non è una vicenda di numeri: è una questione di appartenenza, di scuole frequentate, di lingue imparate, di famiglie che li hanno accolti.

Per la Sardegna, isola di partenze e di arrivi, il tema non è astratto. Le comunità dell'interno conoscono da decenni cosa significa perdere i giovani, e ora osservano con attenzione come l'Europa gestisce chi, per forza, è dovuto partire.

Oggi, secondo il giornale britannico, fa parte di quella generazione di minori ucraini che non vuole tornare indietro.

Il Guardian, nel suo servizio del 16 settembre, riferisce che migliaia di bambini in affidamento statale sono stati evacuati quando la Russia ha invaso l'Ucraina.

Il caso raccontato dal Guardian riguarda l'Italia settentrionale, le valli alpine dove i minori sono stati accolti. La storia non nomina la Sardegna, e non c'è motivo di forzarne la geografia. Ma l'isola ha una lunga esperienza di un fenomeno speculare: la partenza dei propri giovani verso il continente, per studio o per lavoro, e il vuoto che ne segue nei paesi dell'interno.

Secondo il Guardian, la posizione di Kyiv è netta: i minori devono rientrare. La resistenza dei ragazzi, scrive il giornale, non nasce da ingratitudine ma da radici nuove, scuole frequentate, amicizie, una lingua imparata in fretta. È la stessa dinamica che ogni comunità di accoglienza conosce: chi arriva da bambino, spesso, resta.

Il tema tocca direttamente il quadro europeo. L'Unione ha accolto questi minori con meccanismi di protezione temporanea, e ora si trova davanti a una domanda scomoda: che fare quando la protezione scade ma il legame con il territorio è ormai reale? Il Guardian non offre risposte, ma documenta il conflitto.

Per un'isola come la Sardegna, che conta poco più di un milione e mezzo di residenti e vede ogni anno partire i suoi giovani, la vicenda ha un riflesso preciso. L'interno si spopola, i paesi perdono scuole e servizi, e le amministrazioni locali cercano disperatamente di trattenere chi resta. Accogliere, in questo contesto, non è solo un gesto umanitario: è una questione di sopravvivenza demografica.

Il Guardian non cita dati italiani specifici sull'accoglienza dei minori ucraini, e La Veduta non ne aggiunge. Quello che il giornale britannico documenta è sufficiente: una generazione di ragazzi che ha messo radici in Europa e che l'Europa, per ora, non sa se potrà trattenere.

La questione ha anche una dimensione giuridica. Il diritto internazionale riconosce l'interesse superiore del minore come criterio guida, e i tribunali europei hanno più volte ribadito che il ritorno non può essere imposto contro la volontà del ragazzo quando questo mette a rischio il suo benessere. Il Guardian non entra nel merito legale, ma la tensione tra sovranità statale e diritti dei minori è evidente.

Per le isole, la lezione è più ampia. La Sardegna ha visto partire generazioni intere verso il continente, e ha imparato che le partenze non si fermano con i decreti. Si fermano, semmai, offrendo un futuro credibile a chi resta. È un principio che vale per i ragazzi ucraini nelle Alpi come per i giovani sardi che lasciano l'Ogliastra.

Il Guardian conclude il suo servizio senza una soluzione, e forse è questo il punto. La guerra ha creato una generazione sospesa tra due paesi, e nessuna delle due parti ha una risposta semplice. L'Italia, che li ha accolti, si trova nel mezzo.

Resta una domanda che riguarda tutta l'Europa: quanto a lungo si può chiedere a un bambino di considerarsi temporaneo? Il Guardian non lo dice, ma i ragazzi intervistati sembrano aver già risposto.

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