ESTERO
Il tour europeo di Bardella naufraga in Italia tra Ucraina e migranti
Le tappe nel Regno Unito e in Italia del leader del Rassemblement National si trasformano in un fiasco diplomatico
Adriana Sole614 wordsEdition №107lunedì 7 settembre 2026 — Edizione № 107
Il tour europeo di Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, si è chiuso in un fiasco diplomatico. Le visite nel Regno Unito e in Italia di venerdì e sabato, concepite per migliorare l'immagine del partito di estrema destra sulla scena europea, sono state segnate da controversie su immigrazione e Ucraina, come ha riferito Le Monde domenica.
L'Italia rappresentava una tappa delicata per Bardella: Roma è il cuore di una destra europea in cerca di alleanze, ma anche il luogo dove il tema migratorio e la posizione su Kiev dividono i sovranisti del continente. Secondo il quotidiano francese, l'iniziativa si è trasformata in un'occasione di imbarazzo più che di rilancio.
Il viaggio di Bardella aveva un obiettivo dichiarato: presentare il Rassemblement National come un interlocutore credibile e moderato sulla scena internazionale, capace di tessere relazioni con i partiti conservatori e di destra del continente. Il Regno Unito e l'Italia erano state scelte come tappe simboliche, due paesi dove la destra ha conosciuto fortune elettorali diverse ma dove il dibattito su immigrazione e sovranità è centrale.
Secondo Le Monde, le cose non sono andate come previsto. Le dichiarazioni del leader francese su immigrazione e Ucraina hanno suscitato polemiche sia a Londra sia a Roma, riportando l'attenzione sulle divisioni interne alla galassia sovranista europea. La visita italiana, in particolare, è stata osservata con attenzione: il governo guidato da Giorgia Meloni ha assunto una posizione atlantista e filo-ucraina, mentre Bardella è stato a lungo criticato per le sue ambiguità su Mosca.
La tappa romana del tour si inserisce in un momento delicato per i rapporti tra le destre europee. La Francia del Rassemblement National guarda all'Italia come a un modello di governo, ma le differenze programmatiche — soprattutto sulla politica estera e sulla gestione dei flussi migratori — restano profonde. Le Monde ha sottolineato come il fiasco del tour riveli la difficoltà di costruire un'alleanza sovranista coesa in vista delle prossime scadenze elettorali europee.
Per l'Italia, la vicenda ha una rilevanza particolare. Roma è da anni al centro del dibattito europeo sulla migrazione, con governi di diverso colore che hanno cercato di spingere Bruxelles verso una linea più restrittiva. La visita di Bardella, pensata per corteggiare questa destra trionfante, ha invece messo in luce le crepe di un campo politico che fatica a trovare una sintesi comune su temi identitari e di politica estera.
Il quotidiano francese ha raccontato l'episodio come un campanello d'allarme per il Rassemblement National, che sperava di uscire dall'isolamento grazie a una rete di contatti internazionali. Il rischio, secondo gli analisti citati da Le Monde, è che il partito di Bardella appaia ancora prigioniero delle sue contraddizioni interne, incapace di trasformare il successo domestico in una vera influenza europea.
La stampa estera ha seguito con interesse le mosse di Bardella, considerandolo uno degli attori chiave del nuovo equilibrio politico francese e continentale. Il suo tentativo di costruire ponti con Londra e Roma, però, si è scontrato con la realtà di un panorama politico frammentato, dove le alleanze si costruiscono più su calcoli tattici che su visioni condivise.
Per il governo italiano, la visita ha rappresentato anche un'occasione per ribadire la propria centralità nel dibattito europeo. Roma si presenta come un interlocutore necessario per chiunque voglia discutere di migrazione, sicurezza e futuro dell'Unione, ma anche come un attore che non intende farsi trascinare in iniziative che possano danneggiare i suoi rapporti con Bruxelles e Washington.
Le Monde ha concluso il suo racconto sottolineando l'ironia della situazione: un tour pensato per migliorare l'immagine del Rassemblement National si è trasformato in una vetrina delle sue fragilità. E l'Italia, che doveva essere la tappa del trionfo, è diventata il luogo dove le contraddizioni sono emerse con maggiore chiarezza.
