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CULTURA

Baselitz a Venezia: quando l'arte avverte che la storia si ripete

La mostra finale dell'artista tedesco scomparso espone la vulnerabilità dell'arte alla politica, mentre la Biennale affronta tensioni geopolitiche

Eleonora Vanzetti866 wordsEdition18mercoledì 17 giugno 2026 — Edizione № 18

La mostra finale di Georg Baselitz alla Biennale di Venezia 2026 si è aperta una settimana dopo la morte dell'artista tedesco, trasformandosi in un'occasione di riflessione sulla vulnerabilità dell'arte contemporanea alle forze politiche. Secondo The Art Newspaper, gli eventi della Biennale e i risultati delle elezioni comunali nel Regno Unito hanno continuato a esporre questa fragilità, rendendo la retrospettiva di Baselitz una delle esposizioni più rilevanti e toccanti della manifestazione veneziana di quest'anno.

Baselitz, scomparso poche settimane prima dell'apertura della mostra, ha costruito la sua pratica artistica attorno alla questione di come l'arte possa resistere o riflettere i movimenti storici. La sua assenza fisica durante l'inaugurazione ha aggiunto un significato ulteriore alle sue opere, che ora dialogano con il contesto contemporaneo in cui la Biennale si trova a operare.

La manifestazione veneziana si confronta quest'anno con tensioni geopolitiche significative, in particolare la questione della partecipazione russa e il dibattito sulla responsabilità dell'arte di fronte alla propaganda. In questo contesto, la lezione di Baselitz sulla ripetizione della storia acquista una risonanza particolare per i curatori e i visitatori della Biennale.

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