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BASILICATA

Venezia premia 'Woman Unknown', Matera osserva il suo modello

Il Leone d'Oro a May el-Toukhy e il documentario su Gaza premiati a Venezia: cosa significa per la capitale del cinema del Sud

Pietro Lasorsa716 wordsEdition114domenica 13 settembre 2026 — Edizione № 114

Il Festival del Cinema di Venezia si è chiuso con il Leone d'Oro a 'Woman Unknown', il dramma di May el-Toukhy su una domestica danese nel secondo dopoguerra, come ha riferito il New York Times. Il premio speciale della giuria è andato a 'NAZA', documentario sul genocidio di Gaza, secondo Al Jazeera. La giuria ha premiato due sguardi lontani dalla tradizione italiana: il Nord Europa e il Medioriente.

Per la Basilicata, che ha fatto del cinema un motore di trasformazione dopo il 2019, il palmarès veneziano conferma una tendenza che la regione conosce bene: i festival internazionali guardano sempre meno al racconto italiano interno e sempre più a storie che attraversano confini. Matera, capitale europea della cultura nel 2019, ha costruito la sua seconda vita proprio su questa apertura.

Il Guardian ha recensito a Venezia 'Scherzetto' di Mario Martone con Toni Servillo, definendolo 'una storia di fantasmi napoletana' dalla 'gravitas' indecisa. La stampa estera continua a leggere il cinema italiano del Sud attraverso la lente dello stereotipo, un problema che riguarda anche l'immagine della Basilicata all'estero.

Matera ha ospitato negli ultimi anni produzioni internazionali che hanno portato la città sulle mappe del cinema mondiale. I Sassi, dichiarati patrimonio UNESCO nel 1993, sono diventati un set ricorrente per film che cercano paesaggi biblici o mediterranei. La città ha saputo convertire la sua storia di povertà in un'identità visiva riconoscibile.

Il successo di 'NAZA' a Venezia riporta l'attenzione su un tema che attraversa il Mediterraneo e che tocca anche la Basilicata: le rotte migratorie e il loro impatto sulle comunità costiere. La regione, con i suoi circa 537.000 abitanti, ha visto partire generazioni di giovani verso il Nord Italia e l'estero, un'emigrazione che la stampa internazionale continua a raccontare come parte del declino demografico del Sud.

La vittoria di un documentario su Gaza a Venezia ha suscitato reazioni internazionali. Al Jazeera ha dato ampio risalto al premio, interpretandolo come un riconoscimento della causa palestinese nel mondo culturale europeo. Il festival, storicamente, è stato un luogo di dibattito politico oltre che cinematografico.

Per Matera, il modello è chiaro: attirare produzioni che portano visibilità internazionale, ma anche costruire un'identità culturale che resista agli stereotipi. La città ha investito in infrastrutture per il cinema, tra cui una film commission regionale che cerca di attrarre produzioni straniere. Il rischio, come nota la stampa estera, è che il turismo cinematografico diventi un'onda passeggera.

La Mostra del Cinema di Venezia rimane il principale punto di accesso per il cinema italiano al mercato internazionale. Per le regioni del Sud, la presenza a Venezia è un'opportunità per attrarre produzioni e per costruire relazioni con distributori e festival stranieri. Matera ha approfittato di questa vetrina negli anni passati.

Il documentario 'NAZA' ha vinto il premio speciale della giuria, un riconoscimento che Al Jazeera ha descritto come significativo per la visibilità della causa palestinese. Il festival ha così bilanciato il premio principale, assegnato a un film europeo, con un riconoscimento a un'opera di impegno civile.

Per la Basilicata, il messaggio di Venezia è duplice: da un lato, la conferma che il cinema internazionale premia storie che superano i confini nazionali; dall'altro, la persistenza di stereotipi sul Sud Italia che la regione cerca di superare. Matera ha scelto di investire nella cultura come motore di sviluppo, ma il percorso rimane lungo.

La stampa estera ha seguito il festival con attenzione, sottolineando la varietà del palmarès. Il New York Times ha descritto 'Woman Unknown' come un dramma del secondo dopoguerra, mentre il Guardian ha dedicato recensioni dettagliate ai film italiani in concorso. La copertura internazionale di Venezia rimane uno dei pochi momenti in cui il cinema italiano è raccontato al mondo.

Per Matera, la lezione è che la visibilità internazionale non basta: serve un'identità culturale che resista nel tempo. La città ha trasformato i suoi Sassi da 'vergogna d'Italia' a patrimonio mondiale, un percorso che continua a essere studiato all'estero come modello di rigenerazione urbana. Il cinema è parte di questa trasformazione, ma non è l'unico motore.

Il festival di Venezia ha chiuso con un palmarès che guarda al mondo, non all'Italia. Per la Basilicata, che ha costruito la sua seconda vita sull'apertura internazionale, è un promemoria che la cultura è un ponte, non un recinto. Matera continua a cercare il suo posto in questo panorama, tra heritage e contemporaneità.

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