BASILICATA
Il decreto limita gli alunni stranieri nelle classi: la Basilicata conta i suoi piccoli comuni
Il governo italiano approva nuove regole scolastiche che riducono il numero di studenti non fluenti in italiano e vietano i copricapi, secondo Deutsche Welle
Pietro Lasorsa515 wordsEdition №131mercoledì 30 settembre 2026 — Edizione № 131
Il governo italiano ha approvato nuove regole scolastiche che limitano il numero di studenti che non parlano fluentemente italiano e vietano i copricapi nelle scuole, secondo quanto riporta Deutsche Welle. La misura, riferita dalla stampa tedesca, riguarda l'intero sistema scolastico nazionale.
In Basilicata la notizia arriva in un contesto demografico opposto a quello delle grandi città. Nei piccoli comuni dell'entroterra, le classi si svuotano da anni e le scuole rischiano la chiusura per mancanza di iscritti.
Il decreto nazionale non affronta il problema delle scuole che chiudono per denatalità. Le nuove regole si concentrano sulla composizione delle classi nelle aree dove la presenza di alunni stranieri è più alta, soprattutto nelle città del Nord e del Centro.
Per la Basilicata, la questione è rovesciata: non quante classi con troppi stranieri, ma quante scuole con troppo pochi bambini. La regione perde popolazione ogni anno, e con essa chiudono presidi, plessi e interi istituti.
La misura, riferita dalla stampa tedesca, riguarda l'intero sistema scolastico nazionale e interviene sulla composizione delle classi.
La regione ha una delle densità abitative più basse d'Italia e un saldo naturale tra i più negativi.
In Basilicata, la quota di studenti stranieri è storicamente inferiore alla media nazionale.
Ogni chiusura pesa sui territori già fragili, dove la scuola è spesso l'ultimo servizio pubblico rimasto.
La stampa estera che segue il declino demografico italiano ha descritto più volte il fenomeno dei comuni che si spopolano. La Basilicata è tra le regioni citate in queste analisi, insieme ad altre aree interne del Mezzogiorno e delle Alpi.
Le nuove regole scolastiche toccano anche il divieto dei copricapi. La misura, secondo Deutsche Welle, è stata presentata dal governo come parte di un intervento più ampio sull'ordine nelle scuole. Non è chiaro, dalle fonti internazionali, come verrà applicata nei diversi contesti regionali.
In un territorio come quello lucano, dove la presenza di comunità immigrate è più contenuta, l'impatto diretto del decreto potrebbe essere limitato. Il problema rimane quello di attrarre e trattenere famiglie, non di limitarne la presenza.
Alcuni piccoli comuni della regione hanno sperimentato negli anni progetti per attirare nuovi residenti, anche dall'estero, offrendo case a basso costo e incentivi. Le iniziative, raccontate dalla stampa internazionale, hanno avuto risultati alterni.
La scuola è spesso il primo servizio a chiudere quando un paese si spopola, e l'ultimo a riaprire quando si prova a rivitalizzarlo. In Basilicata, la geografia rende i collegamenti difficili e i pendolarismi scolastici lunghi.
Il dibattito nazionale sulle regole scolastiche si concentra sulle grandi città e sulle aree ad alta immigrazione. Le regioni interne, con problemi opposti, rischiano di restare ai margini di una discussione che non le riguarda direttamente.
Secondo le analisi demografiche internazionali, l'Italia è tra i paesi europei con la natalità più bassa e l'invecchiamento più rapido. Le politiche scolastiche, in questo quadro, si intrecciano con quelle per la famiglia e per le aree interne.
Per la Basilicata, la sfida resta quella di mantenere aperti i servizi essenziali nei territori che si svuotano. Il decreto sulle classi non cambia questa equazione, ma ricorda quanto il paese stia diventando disomogeneo al suo interno.
