ABRUZZO
Il beach club delle suore a Spotorno: la sfida delle concessioni arriva in Liguria
Le Suore della Carità combattono per mantenere la concessione del loro stabilimento balneare. Il caso diventa simbolo di un dibattito nazionale
Marco Di Sante744 wordsEdition №90venerdì 21 agosto 2026 — Edizione № 90
Le Suore della Carità di Santa Maria hanno ospitato bagnanti nella città ligure di Spotorno per decenni. Ma il cambiamento sta arrivando, e con esso una battaglia legale e politica che ha catturato l'attenzione della stampa internazionale, dal New York Times al Guardian.
Il consiglio locale ha in programma di togliere alle suore la concessione del loro stabilimento balneare, una struttura che secondo le religiose finanzia attività di beneficenza. La vicenda è diventata l'ultimo punto di conflitto nel dibattito di lunga data sul monopolio delle concessioni private.
La questione, che sembra localizzata in Liguria, tocca in realtà un nervo scoperto dell'intero paese, inclusa l'Italia centrale e le sue coste. Il futuro delle spiagge italiane è un tema che riguarda l'economia, il turismo e la giustizia sociale.
Come riportato dal Guardian, le suore sostengono che dovrebbero mantenere la concessione perché lo stabilimento balneare, gestito da generazioni, è un punto di riferimento per la comunità e finanzia le loro opere di carità. La decisione del comune di Spotorno di non rinnovare la concessione ha scatenato una protesta che va oltre i confini della piccola città ligure.
Il New York Times ha raccontato la storia con toni che mescolano meraviglia e malinconia: un'istituzione storica, gestita da religiose, che rischia di scomparire per far posto a logiche di mercato. La narrazione internazionale è chiara: l'Italia sta perdendo pezzi della sua identità più autentica.
La vicenda delle suore di Spotorno è solo la punta dell'iceberg. Il tema delle concessioni balneari è un'annosa questione che contrappone l'Italia alla Commissione Europea, la quale chiede da anni di mettere a gara le concessioni per garantire la concorrenza. La legge italiana, che ha prorogato più volte le concessioni esistenti, è stata al centro di scontri legali e politici.
Per l'Abruzzo, regione con una costa di circa 130 chilometri, la questione è di vitale importanza. Molti stabilimenti balneari sulla riviera abruzzese sono gestiti dalle stesse famiglie da decenni, tramandati di padre in figlio. La prospettiva di una gara d'appalto pubblica rischia di stravolgere un modello economico che è anche un modello sociale.
La stampa estera ha spesso descritto le spiagge italiane come un'istituzione nazionale, un luogo di incontro e di democrazia dove le classi sociali si mescolano sotto l'ombrellone. La fine delle concessioni familiari è vista da molti come la fine di un'epoca, l'ultimo colpo al 'made in Italy' più genuino.
Gli stabilimenti balneari non sono solo ombrelloni e lettini. Sono piccole imprese che danno lavoro a migliaia di persone, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e del centro Italia. Ogni concessione è un micro-ecosistema economico che sostiene famiglie e comunità locali.
La decisione di Spotorno, se confermata, potrebbe creare un precedente pericoloso. Se un beach club gestito da suore, con finalità benefiche, può essere espropriato, cosa succederà ai piccoli imprenditori che gestiscono gli stabilimenti lungo tutta la penisola?
La questione è anche culturale. Il beach club è un'istituzione sociale italiana, un luogo dove si trascorrono le estati, dove i bambini imparano a nuotare e gli anziani giocano a carte. Non è semplicemente un'attività commerciale, ma un pezzo di vita quotidiana.
La direttiva europea Bolkestein, che ha innescato la richiesta di gare pubbliche, è stata vista da molti comuni italiani come una minaccia alla loro autonomia. La difesa delle concessioni è diventata una bandiera politica, usata da partiti di diverso orientamento per raccogliere consenso.
Nel frattempo, la vicenda di Spotorno prosegue. Le suore hanno annunciato che combatteranno la decisione del consiglio locale, forti del sostegno dell'opinione pubblica e della copertura mediatica internazionale. La loro è una battaglia che va oltre il piccolo stabilimento ligure: è la difesa di un modello di ospitalità e di comunità.
Per l'Abruzzo, la lezione è chiara. La questione delle concessioni non è un problema del Nord, ma una questione nazionale che richiede una soluzione politica. La Regione Abruzzo, come altre regioni, ha più volte chiesto al governo centrale di trovare un compromesso con Bruxelles che salvi le piccole imprese.
Il rischio, come hanno sottolineato alcuni commentatori internazionali, è che la speculazione prenda il sopravvento. Senza un quadro normativo chiaro, le spiagge italiane potrebbero diventare terreno di conquista per grandi gruppi alberghieri, con un aumento dei prezzi e una perdita di identità per le comunità costiere.
La storia delle suore di Spotorno, con la loro promessa di continuare a servire la comunità, è un monito. Se l'Italia perde questi luoghi, perde una parte di sé. E il dibattito, da Spotorno a Pescara, da Sanremo a Otranto, è destinato a infiammarsi ancora.
