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CULTURA

Venezia si divide: la Biennale tra proteste russe e rivolte degli artisti

Pussy Riot occupa il padiglione russo mentre oltre cento artisti minacciano azioni legali sulla gestione dei premi

Eleonora Vanzetti1,247 wordsEdition9lunedì 8 giugno 2026 — Edizione № 9

La Biennale di Venezia del 2026 si trasforma in campo di battaglia culturale e politico. Secondo Artnet News, Pussy Riot ha occupato l'inaugurazione della 61ª edizione con canti dietro balaclave rosa e bombe di fumo multicolore davanti al padiglione russo, protestando il ritorno della Federazione Russa dopo l'assenza seguita all'invasione dell'Ucraina nel 2022. Il gruppo ha successivamente trasformato la protesta in un videoclip musicale per il brano «DISOBEY», che apre il loro album di debutto CYKA.

Contemporaneamente, The Art Newspaper riporta che oltre cento artisti partecipanti alla Biennale hanno minacciato azioni legali contro gli organizzatori per il rifiuto di rimuoverli dai premi votati dai visitatori. In una dichiarazione pubblicata su e-flux il 3 giugno, artisti della mostra «In Minor Keys» e di vari padiglioni nazionali hanno espresso delusione per l'inazione della Biennale rispetto alle loro richieste ripetute.

Newser descrive la situazione come «uno dei momenti più controversi» della storia recente della manifestazione, con tensioni che vanno oltre le consuete dinamiche artistiche per toccare questioni geopolitiche e di governance istituzionale.

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