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CULTURA

Venezia riammette la Russia: festa perpetua al posto dell'arte

Haaretz indaga la strategia di Mosca alla Biennale. Il compromesso con il presidente controverso: niente esibizioni dal vivo, solo musica fedele al regime.

Eleonora Vanzetti1,247 wordsEdition14sabato 13 giugno 2026 — Edizione № 14

La Russia è stata riammessa alla Biennale di Venezia 2026 con una soluzione che Haaretz definisce «propaganda mascherata da arte». Secondo il corrispondente della testata israeliana, il compromesso raggiunto con il presidente della Biennale — descritto come controverso — ha portato a una cessazione delle esibizioni dal vivo tradizionali. Al loro posto, Mosca ha allestito una festa perpetua con musicisti fedeli al regime.

Il ritorno della Russia alla più celebre mostra d'arte internazionale segna un momento di tensione all'interno della Biennale stessa. Haaretz suggerisce che la scelta rappresenti un tentativo di Mosca di mantenere una presenza culturale sulla scena globale in un momento di isolamento geopolitico. La strategia russa trasforma lo spazio espositivo in uno spazio di intrattenimento continuo, eludendo le critiche che avrebbero potuto accompagnare un padiglione artistico tradizionale.

La decisione solleva interrogativi sulla natura della Biennale come piattaforma neutrale per l'espressione artistica internazionale. La presenza russa, nella forma di una festa ininterrotta, rappresenta un precedente che mescola il confine tra cultura, politica e soft power.

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