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OPINION

Venezia, il voto e la domanda su chi decide l'arte

La Redazione344 wordsEdition5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5

Il New York Times ha riferito questa settimana che alcuni artisti presenti alla Biennale di Venezia minacciano di ricorrere alle vie legali per ottenere la rimozione dei propri nomi da un voto popolare introdotto per decidere i migliori artisti e padiglioni. La disputa, in apparenza tecnica, tocca una questione che la stampa internazionale ha subito riconosciuto come più profonda: la Biennale ha scelto di affiancare al tradizionale giudizio di una giuria di esperti un meccanismo di voto aperto al pubblico, e una parte degli artisti coinvolti non vuole essere sottoposta a quel tipo di valutazione.

Vista dall'esterno, la vicenda assume i contorni di un paradosso. Le istituzioni culturali italiane — e la Biennale è tra le più antiche e celebrate al mondo — sono spesso descritte dalla stampa straniera come chiuse, lente, gelose delle proprie gerarchie. Quando una di esse apre alla partecipazione popolare, gli artisti reagiscono con diffidenza, temendo che il giudizio della folla svaluti il loro lavoro. Il mondo osserva questa tensione con un certo interesse, perché essa non è solo italiana: è la tensione universale tra l'autorità della competenza e la legittimità democratica.

Ciò che la copertura del Times mette in luce, senza dirlo esplicitamente, è che Venezia è un luogo in cui le contraddizioni si rendono visibili con particolare nitidezza. La città è da decenni al centro del dibattito internazionale sul turismo di massa, sulla mercificazione del patrimonio, sul rapporto tra residenti e visitatori. Ora la Biennale aggiunge un capitolo: chi appartiene davvero a questo spazio, chi ha il diritto di giudicarlo, e se il pubblico — quella folla che ogni anno attraversa i ponti e riempie i vaporetti — abbia o meno voce in capitolo sulla sua vita culturale.

Noi non prendiamo posizione sulla legittimità giuridica delle rivendicazioni degli artisti. Prendiamo atto, invece, che la storia è arrivata sui giornali stranieri non come una curiosità, ma come una domanda seria. E che quella domanda — chi decide il valore nell'arte, e con quale mandato — è destinata a restare aperta ben oltre la chiusura di questa edizione della Biennale.

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