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OPINION

Bollette alte, carburanti record: l'Italia cara vista da fuori

La Redazione381 wordsEdition122lunedì 21 settembre 2026 — Edizione № 122

Il Guardian ha riferito che i governi europei discutono l'ipotesi di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, mentre i prezzi di carburante e gas restano vicini ai massimi storici. Un ministro tedesco, riferisce il giornale, ha parlato di aziende che sfruttano la situazione in Medio Oriente. La notizia è europea, ma in Italia ha un peso particolare: The Local Italy ha spiegato questa settimana perché i prezzi dell'elettricità nel paese siano tra i più alti del continente, con i gruppi di consumatori che avvertono di un nuovo picco autunnale.

La combinazione è nota a chi osserva l'Italia dall'estero: un paese che importa gran parte dell'energia che consuma, che ha un debito pubblico elevato e che ha costruito parte della propria economia su settori energivori. Le testate straniere lo dicono con una formula ricorrente: l'Italia è cara, e lo è in modo strutturale, non congiunturale. È una diagnosi severa ma difficile da contestare quando si guardano le bollette di famiglie e piccole imprese.

Su questo si innesta il turismo, che il New York Times ha raccontato da un'angolazione scomoda: le città europee che si dicono soffocate dai visitatori continuano ad ampliare i propri aeroporti, Venezia compresa. Il paradosso è evidente. Ma c'è un nesso meno evidente con i prezzi: un paese caro per chi ci vive tende a diventare un paese in cui il visitatore paga volentieri e il residente paga comunque. Il turismo diventa così una compensazione, non una scelta.

L'abolizione del bollo auto dal 2027, riportata da The Local Italy per circa il settanta per cento dei veicoli, va nella direzione opposta: alleggerire un costo fisso per milioni di famiglie. È una misura che si legge come sollievo immediato, ma che non tocca la voce più pesante, cioè l'energia. Il mondo, quando guarda l'Italia, guarda soprattutto quello: quanto costa accendere una luce, scaldare una casa, muovere un furgone.

La domanda che lasciamo aperta è di prospettiva. Se Bruxelles varerà davvero una tassa sugli extraprofitti, l'Italia ne trarrà un beneficio una volta tanto, ma temporaneo. Il divario energetico con i vicini europei non si chiude con un prelievo straordinario: si chiude con scelte lente, impopolari e poco raccontabili, che nessuna prima pagina straniera celebrerà. È il tipo di politica che questo giornale continuerà a seguire, anche quando non fa notizia.

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