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MOLISE

Emma Bonino, una vita contro il Vaticano: cosa resta al Sud

Il Guardian e il New York Times raccontano la morte della leader radicale a 78 anni. Nel Molise, dove i radicali non hanno mai messo radici, la sua agenda resta incompiuta.

Antonio Petrella759 wordsEdition113sabato 12 settembre 2026 — Edizione № 113

Emma Bonino, la politica radicale italiana che guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio contro le obiezioni del Vaticano, è morta a 78 anni, secondo quanto riportano il Guardian e il New York Times. Il Guardian la descrive come una femminista militante che divenne ministro degli Esteri; il New York Times sottolinea che in quasi cinque decenni di politica ha esercitato un'influenza sproporzionata sul discorso italiano, contribuendo a erodere il peso politico della Chiesa cattolica.

È una biografia nazionale che il Molise ha attraversato senza mai davvero abitarla. La regione non ha mai prodotto una rappresentanza radicale significativa: il Partito Radicale, nella sua storia, è stato un fenomeno urbano e settentrionale, con radici a Roma, Milano e Torino. Nel profondo Sud, la sua agenda — aborto, divorzio, diritti civili — si è scontrata con una geografia sociale in cui la parrocchia restava il primo sportello.

Il Guardian ricorda che Bonino guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio. Sono battaglie che in Molise, come altrove nel Mezzogiorno, hanno avuto un'attuazione più lenta e più contestata. La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza è del 1978, ma la sua applicazione nelle aree interne è rimasta per decenni disomogenea: la distanza dai presidi sanitari, il peso delle comunità, la riluttanza dei medici obiettori hanno costruito un divario che le statistiche nazionali registrano da sempre.

Il New York Times insiste su un punto che vale anche qui: Bonino ha contribuito a erodere il peso politico della Chiesa cattolica. Nel Molise, quel peso non è mai stato solo politico. È stato infrastruttura: le parrocchie hanno tenuto insieme paesi che lo Stato ha progressivamente abbandonato, dalle scuole chiuse agli ambulatori soppressi. La secolarizzazione che Bonino ha incarnato a Roma arriva nei borghi con un ritardo che è anche una questione di servizi.

La sua carriera di ministro degli Esteri, ricordata dal Guardian, ha avuto un riflesso indiretto ma reale su regioni come questa. La politica mediterranea, i corridoi migratori, i rapporti con il Nord Africa: sono temi che il Molise conosce non come protagonista ma come territorio attraversato, con i suoi centri di accoglienza e i suoi piccoli comuni svuotati che hanno ospitato quote di richiedenti asilo.

La morte di Bonino arriva in un momento in cui la stampa internazionale guarda all'Italia con una lente precisa: quella di un paese in cui i diritti civili avanzano a velocità diverse a seconda della latitudine. Il Guardian e il New York Times, nel ricordarla, parlano di una leader che ha spostato il confine tra Stato e Chiesa. Quel confine, nel Mezzogiorno interno, è ancora segnato da pratiche quotidiane più che da leggi.

C'è poi la questione demografica, che è il vero filo rosso del Molise. Le battaglie di Bonino — aborto, divorzio, autodeterminazione — riguardano donne che in questa regione sono sempre meno numerose e sempre più anziane. La denatalità che svuota i paesi molisani non è un effetto di quelle leggi, come talvolta si sostiene in ambienti cattolici; è il prodotto di decenni di emigrazione giovanile e di un'economia che non trattiene.

Il Guardian, nel suo necrologio, parla di una leader che ha sfidato il Vaticano. Il Vaticano, per il Molise, non è un'entità astratta: è la diocesi, il parroco, il campanile che resta l'ultimo edificio illuminato in molti centri. La tensione tra autorità religiosa e autorità civile che Bonino ha incarnato a livello nazionale si vive qui in scala ridotta, dentro consigli comunali dove il sindaco e il prete si conoscono per nome.

Non ci sono, nelle fonti internazionali, riferimenti diretti al Molise legati alla morte di Bonino. Sarebbe sbagliato inventarne. Ciò che si può dire è che la sua agenda — diritti civili, Europa, politica estera — è stata elaborata in un'Italia che questa regione ha lasciato per cercare lavoro altrove. I molisani che hanno votato per i radicali lo hanno fatto, storicamente, più a Milano e a Roma che a Campobasso.

Le reazioni italiane alla sua scomparsa, riportate dalla stampa estera, parlano di una leader divisiva e rispettata. Il Molise, che conta circa 289.000 residenti e perde popolazione ogni anno, è un osservatorio particolare su questo tipo di lascito: le battaglie per i diritti individuali presuppongono individui che restano. Qui il problema è che se ne vanno.

Resta un dato che il New York Times mette in evidenza: l'influenza sproporzionata di una figura politica rispetto al peso elettorale del suo partito. È un modello che il Molise conosce bene, in negativo: una regione con un peso parlamentare ridotto, spesso rappresentata da figure che costruiscono carriere altrove. La sproporzione, qui, gioca contro.

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