ABRUZZO
Emma Bonino, la radicale che sfidò il Vaticano, muore a 78 anni
Il Guardian e il New York Times ricordano la leader che cambiò il discorso italiano su aborto e divorzio
Marco Di Sante681 wordsEdition №113sabato 12 settembre 2026 — Edizione № 113
Emma Bonino, la politica radicale italiana che guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio contro le obiezioni del Vaticano, è morta a 78 anni. Lo ha riferito il Guardian, che la descrive come una femminista militante e una figura capace di esercitare, in quasi cinquant'anni di politica, un'influenza sproporzionata sul discorso italiano.
Il New York Times ha scritto che la Bonino contribuì a erodere il peso politico della Chiesa cattolica in Italia. Entrambe le testate collocano la sua morte tra le notizie internazionali del giorno, segno di quanto la sua figura fosse letta fuori dai confini nazionali come simbolo di una battaglia laica e civica.
Secondo il Guardian, la Bonino divenne anche ministro degli Esteri, un ruolo che portò la sua voce radicale dentro le istituzioni. Il giornale britannico cita le parole di chi la piange: "Oggi perdiamo non solo la nostra leader ma anche una" — una frase che il Guardian riporta come testimonianza del vuoto lasciato nel suo movimento.
Per l'Abruzzo, una regione di montagna dove la Chiesa e le parrocchie restano presenze quotidiane nei piccoli comuni, la notizia arriva con un peso particolare. La Bonino ha incarnato una stagione di conflitto tra Stato laico e gerarchia cattolica che nelle aree interne si è vissuta più come tensione silenziosa che come scontro aperto.
Il Guardian l'ha ricordata come una femminista militante, capace di guidare battaglie che hanno cambiato il volto civile dell'Italia.
Il New York Times ha sottolineato che, in quasi cinquant'anni di politica, la Bonino ha esercitato un'influenza sproporzionata sul discorso italiano, contribuendo a erodere il peso politico della Chiesa cattolica. La sua morte è stata riportata da entrambe le testate come una delle notizie internazionali più rilevanti della giornata.
Secondo il Guardian, la Bonino divenne ministro degli Esteri, portando la sua voce radicale dentro le istituzioni.
La sua biografia politica è legata ai referendum radicali degli anni Settanta e Ottanta, quando le campagne per aborto e divorzio divisero profondamente il paese. Il Guardian ricorda che quelle battaglie si svolsero contro le obiezioni del Vaticano, un attore che in Italia ha sempre avuto un peso politico e sociale difficilmente comparabile con quello di altri paesi europei.
Il New York Times osserva che l'eredità della Bonino è quella di aver contribuito a un'Italia più laica. La sua figura è stata letta dalla stampa estera come quella di una leader capace di parlare a un elettorato trasversale, nonostante la matrice radicale del suo impegno politico.
Nelle aree interne dell'Appennino, dove la popolazione invecchia e i servizi si ritirano, il tema dei diritti civili si intreccia con quello dell'accesso alle cure. Le battaglie per la legalizzazione dell'aborto hanno avuto un impatto concreto anche nelle province più remote, dove la distanza dagli ospedali è da sempre un ostacolo.
La Bonino è stata anche una voce critica sulle politiche migratorie e sul ruolo dell'Italia nel Mediterraneo. Il Guardian e il New York Times non entrano nel dettaglio delle sue posizioni più recenti, ma ne ricordano la coerenza nel rivendicare i diritti civili come priorità politica.
La sua scomparsa arriva in un momento in cui il dibattito italiano sui diritti civili resta aperto e spesso conflittuale. Le testate internazionali che l'hanno ricordata ne fanno una figura simbolo di una stagione politica che ha segnato la storia repubblicana.
Per chi vive nelle montagne abruzzesi, la lezione della Bonino resta quella di una politica che ha sfidato poteri consolidati senza cercare il consenso facile. È una memoria che nelle comunità di montagna, abituate a convivere con l'autorità silenziosa delle istituzioni, assume un significato particolare.
Il Guardian chiude il suo ricordo citando chi la piange come una leader perduta. Il New York Times, dal canto suo, ne sottolinea l'impatto duraturo sul discorso pubblico italiano, un'eredità che continua a dividere e a ispirare.
La notizia della sua morte è stata diffusa dalle principali testate internazionali, che hanno scelto di raccontarla come una figura chiave della storia italiana contemporanea. Per una regione come l'Abruzzo, che guarda al resto del paese dalla prospettiva delle sue montagne, la sua scomparsa segna la fine di un capitolo della politica laica italiana.
