CALABRIA
Emma Bonino, la radicale che sfidò il Vaticano, muore a 78 anni
Guardian e New York Times ricordano cinque decenni di battaglie per aborto e divorzio: una voce che pesava più della sua forza elettorale
Saverio Gallo905 wordsEdition №113sabato 12 settembre 2026 — Edizione № 113
Emma Bonino, la politica radicale italiana che guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio contro le obiezioni del Vaticano, è morta all'età di 78 anni. Lo hanno riferito il Guardian e il New York Times, che le dedicano lunghi necrologi.
Il Guardian la descrive come femminista militante, protagonista di battaglie civili che hanno segnato la storia repubblicana, e ricorda che è stata ministro degli Esteri. Il New York Times sottolinea che in quasi cinque decenni di politica ha esercitato un'influenza sproporzionata sul discorso italiano, contribuendo a erodere il potere politico della Chiesa cattolica.
La notizia arriva a metà settembre, mentre la stampa estera continua a raccontare l'Italia attraverso i suoi protagonisti più riconoscibili all'estero: Bonino era una di quelli che il mondo nominava senza esitazione.
Per la Calabria, il suo nome resta legato a un'idea di Stato laico e di diritti civili che in una regione a forte presenza cattolica e a forte emigrazione ha sempre fatto discutere, ma anche a un modello di politica fatta di campagne e referendum, non di rendite di posizione.
Il Guardian apre il suo necrologio definendola femminista militante, protagonista delle battaglie che hanno cambiato il diritto di famiglia italiano, e ricorda che è stata ministro degli Esteri.
Il New York Times, in un pezzo pubblicato nella sua sezione europea, scrive che in quasi cinque decenni di politica la signora Bonino ha esercitato un'influenza sproporzionata sul discorso italiano, contribuendo a erodere il potere politico della Chiesa cattolica. È una formula che dice bene il paradosso della sua carriera: una forza elettorale limitata, un peso culturale enorme.
Entrambe le testate collocano la sua biografia dentro la storia dei referendum e delle campagne radicali, il terreno su cui si è costruita la legislazione su aborto e divorzio. Il Guardian ricorda che quelle battaglie si sono svolte contro le obiezioni del Vaticano, in un Paese dove la presenza della Chiesa è, come nota la copertura internazionale, una costante.
Il Guardian cita anche una reazione: "Oggi perdiamo non solo la nostra leader ma anche una... ", un frammento che rimanda al mondo radicale e alle organizzazioni che Bonino ha fondato e guidato. Il necrologio non ricostruisce oltre, ma la citazione basta a indicare quanto la sua figura fosse identitaria per una parte politica precisa.
La stampa estera insiste su un punto che in Italia si tende a dare per scontato: Bonino è stata una delle poche politiche italiane riconoscibili all'estero per una causa, non per un incarico. Il New York Times sceglie la parola "attivista" nel titolo, prima ancora che "politica".
Il profilo che emerge dai due necrologi è quello di una donna che ha usato le istituzioni europee e internazionali come cassa di risonanza: il ministero degli Esteri, le battaglie per i diritti, le campagne umanitarie. Il Guardian ricorda la sua militanza femminista come filo conduttore, non come parentesi.
Per la Calabria, la sua scomparsa tocca una corda particolare. È una regione dove il peso della Chiesa nella vita pubblica resta forte e dove i diritti civili sono spesso materia di scontro locale, dai consultori agli ospedali che praticano l'interruzione di gravidanza, tema ricorrente nelle cronache nazionali e nella copertura internazionale dell'Italia.
Ma la Calabria è anche terra di emigrazione, e Bonino è stata per decenni il volto italiano delle battaglie per i diritti degli stranieri e dei migranti. Chi ha seguito da qui le politiche migratorie europee l'ha vista spesso citata all'estero più di tanti ministri in carica.
Il New York Times sottolinea la durata della sua carriera: quasi cinquant'anni. È un arco che copre la Repubblica dai referendum degli anni Settanta alle grandi coalizioni, passando per il Parlamento europeo e il governo. Una continuità che in Italia ha pochi paragoni.
Il Guardian, nel titolo, sceglie la formula "sfidò il Vaticano". È una sintesi brutale ma efficace del modo in cui la stampa anglosassone legge la politica italiana: uno scontro tra laicità e potere ecclesiastico, con Bonino stabilmente schierata sul primo fronte.
Le due testate non forniscono dettagli sulle circostanze della morte oltre all'età e alla data. La notizia è stata diffusa venerdì 11 settembre, e i necrologi sono apparsi lo stesso giorno, segno di quanto la sua figura fosse attesa e seguita dalle redazioni estere.
C'è un aspetto che riguarda il Sud e che i necrologi internazionali non sviluppano: Bonino ha costruito parte del suo consenso anche nel Mezzogiorno, in contesti dove il voto radicale è minoritario ma radicato, spesso legato a battaglie su sanità, diritti e accoglienza.
La sua morte arriva in un momento in cui la stampa estera continua a raccontare l'Italia attraverso la lente dei diritti civili, tema che torna ciclicamente nella copertura di Bruxelles e Londra. Bonino era, per quelle redazioni, il riferimento italiano su questa materia.
Per una regione come la Calabria, che il mondo nota soprattutto per criminalità e sbarchi, la lezione della sua biografia è che esistono figure italiane capaci di occupare lo spazio internazionale con altro: campagne, diritti, presenza nelle istituzioni europee.
Il Guardian chiude il suo pezzo con la citazione dei radicali, il New York Times con il bilancio di un'influenza sproporzionata. Sono due modi di dire la stessa cosa: una politica che ha contato più di quanto i numeri elettorali lasciassero prevedere.
Nei prossimi giorni la stampa estera seguirà i funerali e le reazioni istituzionali. Per ora, i due necrologi consegnano al pubblico internazionale il ritratto di un'Italia che discute di laicità e diritti, non solo di debito e instabilità.
