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TOSCANA

Emma Bonino, la laicità che il mondo ci ha insegnato

Guardian e New York Times ricordano la radicale che sfidò il Vaticano. In Toscana, dove il divorzio trovò le sue prime firme, la lezione resta aperta.

Costanza Bardi720 wordsEdition113sabato 12 settembre 2026 — Edizione № 113

Emma Bonino è morta a 78 anni. Il Guardian la ricorda come la politica radicale che guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio «contro le obiezioni del Vaticano»; il New York Times scrive che in quasi cinquant'anni di politica esercitò un'influenza «sproporzionata» sul discorso italiano, contribuendo a erodere il peso politico della Chiesa cattolica.

Entrambe le testate la collocano fuori dal Palazzo: una militante, non una governante di lungo corso, capace però di arrivare al ministero degli Esteri. È la biografia che la stampa internazionale ha scelto per raccontare l'Italia: il Paese dove una donna sola, con un partito minuscolo, ha spostato il confine tra Stato e Chiesa.

Per la Toscana quella storia non è un capitolo lontano. È il terreno su cui la regione ha costruito la propria idea di cittadinanza, e il modo in cui il mondo continua a leggere Firenze lo dimostra: una città che vende il Rinascimento ai turisti e, nello stesso tempo, è stata laboratorio di un'Italia laica.

Il Guardian apre il suo necrologio con una formula secca: Bonino guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio contro le obiezioni del Vaticano. Il New York Times aggiunge il dato che interessa di più a chi osserva l'Italia da fuori: la sua influenza fu «sproporzionata» rispetto al peso elettorale, e servì a ridimensionare il ruolo politico della Chiesa cattolica.

È una lettura che dice tanto su Bonino quanto su come le testate estere inquadrano il nostro Paese. Per il lettore di Londra o di New York, l'Italia resta il luogo dove una battaglia sui diritti civili si misura sempre con Roma e con il Vaticano, l'enclave che sorge dentro la capitale. La biografia di Bonino diventa così il racconto di una lunga trattativa tra Stato e Santa Sede, combattuta a colpi di referendum.

La Toscana è parte di quella geografia. Firenze e le sue province sono state tra i territori in cui il divorzio e poi l'aborto hanno trovato consenso più solido, e la regione ha costruito su quella tradizione un'identità civile che oggi convive, non senza attrito, con un'economia costruita sull'accoglienza di visitatori stranieri. Chi arriva per gli Uffizi raramente sa che sta camminando in una delle capitali italiane della laicità.

C'è poi il versante che la stampa estera sottolinea meno: il profilo europeo. Bonino è stata commissaria a Bruxelles e ministro degli Esteri, e la sua morte arriva mentre l'Unione discute di lobbying, di bilancio e di diritti. Il Guardian e il New York Times scelgono di ricordarla per le battaglie interne, ma la sua biografia è anche il ritratto di un'Italia che ha contato in Europa attraverso figure non riconducibili ai grandi partiti.

Per una regione come la nostra, che vive di export, di vino, di moda e di farmaceutica, quella dimensione conta. La Toscana ha interessi concreti nei corridoi di Bruxelles: dalle regole sul vino alle politiche di coesione, dai fondi per i centri storici alle normative sul lavoro stagionale nel turismo. Una politica estera fatta da tecnici e da personalità indipendenti, più che da apparati, è stata per anni il canale attraverso cui territori come il nostro hanno parlato all'Europa.

Il necrologio del Guardian insiste sul metodo: campagne radicali, referendum, disobbedienza alle gerarchie. Il New York Times insiste sull'effetto: un'erosione lenta del peso politico della Chiesa. Sono due modi di raccontare la stessa parabola, e nessuno dei due concede molto al sentimentalismo. La stampa anglosassone tratta la morte di una politica come la chiusura di un ciclo, non come un lutto nazionale.

Questa freddezza è utile. Ci ricorda che la laicità italiana non è un dato acquisito una volta per sempre, ma il risultato di battaglie specifiche, con date e numeri, che hanno diviso il Paese e che ancora oggi vengono discusse. Chi guarda l'Italia da fuori tende a dare per scontato ciò che qui è stato conquistato con fatica.

Resta la domanda che le testate estere pongono senza rispondere: chi raccoglie quel testimone. Il Guardian parla di una leader perduta; il New York Times, di un'influenza che ha cambiato il discorso pubblico. Nessuno dei due indica un erede. È il vuoto che le biografie delle figure indipendenti lasciano sempre dietro di sé, e che in Italia si riempie raramente con la stessa efficacia.

Per Firenze e per la Toscana la questione si traduce in politica ordinaria: come si tiene insieme un'identità civile forte con una società che invecchia, che perde giovani e che dipende sempre più da chi viene da fuori per lavoro o per vacanza. La lezione di Bonino, letta dal nostro territorio, non è un monumento: è un promemoria che i diritti vanno difesi anche quando sembrano ovvi.

La stampa internazionale, in queste ore, sta scrivendo la prima bozza di come Bonino verrà ricordata fuori dall'Italia: una donna che ha spostato un confine. Sta a noi decidere, nelle prossime settimane, se quella lettura resterà un elogio o diventerà un programma.

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