NAZIONALE
Bonino, la radicale che sfidò il Vaticano, muore a 78 anni
Guardian e New York Times ricordano la leader che portò aborto e divorzio al centro del discorso italiano. Il Piemonte radicale la pianse prima del resto del Paese.
Lorenzo Ferraris633 wordsEdition №113sabato 12 settembre 2026 — Edizione № 113
Emma Bonino, la politica radicale italiana che guidò le campagne per legalizzare aborto e divorzio contro le obiezioni del Vaticano, è morta all'età di 78 anni. Lo ha riferito il Guardian, che la definisce «femminista militante» e ricorda la sua esperienza come ministro degli Esteri.
Il New York Times scrive che in quasi cinquant'anni di politica Bonino ha esercitato «un'influenza sproporzionata sul discorso italiano», contribuendo a erodere il peso politico della Chiesa cattolica. Entrambe le testate collocano la sua figura nel cuore delle battaglie civili che hanno diviso il Paese dalla metà degli anni Settanta.
Il Guardian cita il cordoglio del mondo radicale: «Oggi perdiamo non solo la nostra leader ma anche una» figura di riferimento, si legge nel dispaccio. È l'unico passaggio delle fonti internazionali che restituisce il tono della reazione interna.
Per il Piemonte la notizia ha un peso particolare. Torino e il suo hinterland sono stati uno dei bacini storici del Partito Radicale, e la battaglia per aborto e divorzio trovò qui un radicamento precoce, in una regione industriale dove il controllo cattolico sulla società era meno compatto che altrove.
La lettura che la stampa estera dà della sua biografia insiste su un punto: Bonino ha trasformato battaglie di minoranza in leggi dello Stato. Il divorzio prima, l'aborto poi, quindi i diritti delle persone detenute e la moratoria contro la pena di morte portata nelle istituzioni internazionali quando era ministro degli Esteri.
Il New York Times sottolinea come il suo profilo fosse atipico nel panorama italiano: una donna, laica, radicale, capace di costruire maggioranze trasversali su singoli temi senza appartenere ai grandi partiti di governo. È una descrizione che il quotidiano americano usa per spiegare perché la sua scomparsa lasci un vuoto difficile da colmare.
Il Guardian, dal canto suo, inquadra la sua carriera nella lunga contrapposizione con la Santa Sede, che considerava Bonino una delle avversarie più tenaci sul terreno dei diritti civili. La Città del Vaticano è un'enclave dentro Roma, e il rapporto tra la Chiesa e la politica italiana è da sempre uno dei fili con cui la stampa straniera legge il Paese.
Sul piano regionale, la Torino radicale degli anni Settanta e Ottanta non era un fenomeno marginale. La città aveva una tradizione di associazionismo laico e di movimenti per i diritti civili che dialogava con il tessuto operaio delle fabbriche, e le campagne di raccolta firme per i referendum trovarono nelle piazze piemontesi un'organizzazione capillare.
Questo radicamento spiega perché, ancora oggi, il Piemonte venga spesso descritto dai corrispondenti stranieri come una delle regioni meno allineate al peso della gerarchia ecclesiastica nella vita pubblica. È una semplificazione, ma riflette una differenza reale rispetto ad altre aree del Nord.
Le fonti internazionali non forniscono dettagli su dove Bonino sia morta né sulle circostanze. Il Guardian e il New York Times si limitano a confermare l'età, 78 anni, e a ricostruire il profilo politico. Non ci sono, nei dispacci, dichiarazioni di esponenti del governo italiano.
Il Guardian chiude il suo pezzo con il riferimento al ruolo di guida riconosciuto dai radicali. Il New York Times preferisce misurarne l'eredità sul lungo periodo: mezzo secolo di battaglie che hanno cambiato la legislazione italiana su temi che la Chiesa considerava non negoziabili.
Per la redazione Piemonte resta un dato di contesto. La stagione in cui Bonino costruì la sua presenza politica coincide con gli anni in cui Torino cambiava pelle, dalla città-fabbrica a un tessuto più frammentato. Le battaglie civili e la trasformazione industriale sono corse in parallelo, nella stessa regione.
Cosa accadrà ora è presto per dirlo. Le testate straniere non anticipano iniziative commemorative né indicano chi raccoglierà la guida del mondo radicale. Si limitano a registrare la scomparsa di una figura che, come scrive il New York Times, ha pesato più di quanto la sua forza elettorale lasciasse prevedere.
