MOLISE
Bruxelles vuole indagare i social nelle proteste: il Molise sa cosa significa un collegamento che manca
I legislatori europei chiedono un'indagine sul ruolo delle piattaforme durante le manifestazioni. Nelle aree interne la rete è la prima infrastruttura che manca.
Antonio Petrella1,020 wordsEdition №161domenica 25 ottobre 2026 — Edizione № 161
I legislatori europei hanno chiesto venerdì che l'Unione indaghi urgentemente sul ruolo dei social media durante le proteste negli Stati membri, tra cui la Francia. Lo riferisce The Local Italy, secondo cui i parlamentari hanno aggiunto che Bruxelles dovrebbe essere pronta a bloccare l'accesso alle piattaforme «come ultima risorsa».
La richiesta arriva mentre la stampa estera racconta un'ondata di manifestazioni guidate dai giovani in tutta Europa. France 24 ha dedicato un dibattito alla domanda su quanto lontano arriveranno le proteste in Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Albania, Serbia e Grecia, con la scintilla francese nelle condizioni delle scuole superiori e delle università.
Per il Molise la questione ha un sapore particolare. Le aree interne della regione, come gran parte del Sud appenninico, convivono con una connettività disomogenea: la fibra arriva nei centri maggiori, i paesi più piccoli restano indietro. Prima di chiedersi se bloccare l'accesso ai social, in molti comuni molisani ci si chiede se l'accesso ci sia.
È un rovescio della discussione che a Bruxelles appare lineare. Se le piattaforme sono lo strumento con cui i giovani si organizzano, nei territori dove la rete è debole lo strumento manca — e con esso la voce.
La notizia, come la riporta The Local Italy, è precisa: i legislatori europei hanno chiesto venerdì che l'UE indaghi urgentemente sul ruolo dei social media durante le proteste negli Stati membri, tra cui la Francia. Hanno aggiunto che Bruxelles dovrebbe essere pronta a bloccare l'accesso alle piattaforme «come ultima risorsa». È una richiesta che nasce dalla constatazione che le manifestazioni di questa stagione si sono diffuse e coordinate anche attraverso i social.
Il contesto lo ha descritto France 24 in un dibattito dedicato all'ondata di rabbia in Europa: proteste guidate dai giovani in Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Albania, Serbia e Grecia, con la scintilla in Francia nel deterioramento delle condizioni nelle scuole superiori e nelle università, in particolare per gli studenti di origini svantaggiate, e con i salari che non tengono il passo dell'inflazione. Il quadro è continentale, non italiano.
Il Guardian, in un editoriale, ha collegato le proteste a un superciclo elettorale che nel corso del prossimo anno potrebbe ridefinire il futuro del continente, osservando che anche ciò che accade nelle strade lo sta plasmando. France 24 ha intervistato Steven Erlanger, capo corrispondente diplomatico in Europa per il New York Times, secondo cui le promesse di maggiore crescita economica non si sono avverate e l'insoddisfazione popolare attraversa Francia, Germania, Italia e Spagna.
In questo scenario, la richiesta di indagare sui social media tocca un nodo che le aree interne conoscono da prima. Il Molise è una regione a bassa densità abitativa, con 289.000 residenti distribuiti su 136 comuni, molti dei quali sotto i mille abitanti. La connettività a banda larga viaggia a velocità diverse: i centri principali sono coperti, i paesi più piccoli spesso no, o non abbastanza.
La conseguenza è duplice. Da un lato, i giovani molisani che vogliono partecipare a una mobilitazione nazionale lo fanno attraverso gli stessi social che Bruxelles vuole esaminare, ma con strumenti più fragili. Dall'altro, la minaccia di un blocco «come ultima risorsa» suona diversa in un territorio dove la rete è già intermittente: non sarebbe un'eccezione, sarebbe la norma.
C'è poi la questione della rappresentanza. Le proteste di questa settimana, come raccontano il New York Times e Euronews, si sono concentrate nelle grandi città. Roma e Milano hanno avuto droni, elicotteri, soldati e vetrine barricate. I paesi del Sud interno non hanno avuto nulla di tutto questo, non per assenza di malcontento ma per assenza di massa critica.
I social media sono stati, per anni, l'unico strumento con cui i territori a bassa densità potevano far sentire la propria voce oltre i confini del comune. Le battaglie contro la chiusura degli ospedali, delle scuole, delle linee ferroviarie in Molise sono passate per gruppi online e pagine di paese. Se la discussione europea si concentra sul rischio che le piattaforme amplifichino i disordini, nelle aree interne la domanda è opposta: cosa succede quando le piattaforme non arrivano proprio?
La richiesta dei legislatori europei, così come la riporta The Local Italy, parla di un'indagine «urgente». Non è chiaro dai dispacci quali tempi e quali strumenti siano previsti, e questa redazione non lo inventa. È chiaro però che la discussione si inserisce in un quadro in cui la stampa estera racconta un'Europa in cui la frattura generazionale è diventata politica.
Il Guardian ha descritto quella frattura a Milano come una divisione netta tra giovani emarginati e immigrati e giovani con maggiori prospettive. In Molise la stessa divisione esiste, ma non si vede nelle piazze: si vede nei numeri delle iscrizioni scolastiche, nelle liste di attesa per un medico di base, nei bandi comunali che non trovano candidati.
Su questo sfondo, la richiesta di Bruxelles di esaminare i social nelle proteste può sembrare lontana. Ma c'è un punto di contatto: la consapevolezza che le piattaforme sono infrastruttura, non solo intrattenimento. Se lo sono per le proteste di Parigi e Milano, lo sono anche per le battaglie dei paesi che non fanno notizia.
Il Molise ha una storia di resistenza silenziosa che passa per le connessioni: le comunità albanesi e croate che mantengono le proprie lingue, i tratturi che uniscono i paesi, le feste patronali che si organizzano con mezzi impropri. Sono reti sociali prima che digitali. La domanda che Bruxelles si pone sui social media, letta da qui, diventa una domanda su quali reti l'Europa considera infrastruttura e quali no.
La copertura estera di questa settimana non nomina il Molise. Non è un problema: la regola di questo giornale è raccontare l'Italia come la vede il mondo, e il mondo in questi giorni guarda le piazze. Ma ogni discussione europea sulle connessioni ha una coda che arriva nei territori dove le connessioni mancano, e quella coda vale la pena di essere raccontata.
Filing from Campobasso — yes, it exists. Anche quando la rete è lenta, e anche quando la discussione su come regolarla arriva da Bruxelles prima che da qui.
