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MARCHE

Caccia anticipata, ambientalisti portano le regioni in tribunale

La stagione venatoria si apre prima del previsto in diverse regioni italiane. Le associazioni animaliste contestano i calendari.

Elena Marcheggiani620 wordsEdition102mercoledì 2 settembre 2026 — Edizione № 102

Mentre l'estate si trascina e le temperature restano oltre i 30 gradi, le regioni italiane si preparano ad aprire la stagione venatoria in anticipo rispetto al calendario tradizionale. Una scelta che sta incontrando una fiera opposizione da parte di un gruppo di organizzazioni per i diritti degli animali, pronte a portare le amministrazioni locali davanti ai giudici amministrativi.

A riportare la notizia è il portale The Local Italy, che spiega come diverse regioni abbiano deciso di anticipare l'apertura della caccia, una decisione che gli ambientalisti ritengono lesiva degli equilibri naturali e delle specie protette.

La questione dei calendari venatori è un tema ricorrente nel dibattito pubblico italiano, capace di mobilitare sia il mondo venatorio sia quello ambientalista in uno scontro che si rinnova ogni anno.

La stagione venatoria italiana sta per cominciare, ma non senza polemiche. Secondo quanto riportato da The Local Italy, diverse regioni si stanno preparando per un'apertura anticipata della caccia, una decisione che ha scatenato la reazione delle organizzazioni per i diritti degli animali, determinate a opporre una fiera resistenza attraverso i tribunali amministrativi.

Il contenzioso riguarda i calendari venatori regionali, i documenti ufficiali che stabiliscono le date di apertura e chiusura della caccia per ogni specie e territorio. Le associazioni ambientaliste contestano la legittimità di queste aperture anticipate, sostenendo che violino le normative nazionali e comunitarie sulla protezione della fauna selvatica.

La scelta di rivolgersi ai giudici amministrativi non è nuova: negli ultimi anni, diverse sentenze hanno annullato calendari venatori regionali giudicati troppo permissivi, imponendo alle amministrazioni di rivedere le proprie decisioni alla luce dei pareri scientifici e delle direttive europee.

La questione assume una particolare rilevanza nelle regioni dell'Italia centrale, dove il territorio è caratterizzato da una forte presenza di aree collinari e montane che costituiscono l'habitat naturale di numerose specie migratorie. Le Marche, in particolare, rappresentano un punto di osservazione privilegiato per comprendere le tensioni tra le tradizioni venatorie radicate nel territorio e le crescenti istanze di tutela ambientale.

Il distretto marchigiano, noto per la sua economia basata su piccole e medie imprese manifatturiere, vede nella caccia una pratica che coinvolge ancora una parte significativa della popolazione, soprattutto nelle aree interne e appenniniche. Le associazioni venatorie locali difendono la loro attività come una tradizione culturale e un elemento di gestione del territorio, mentre gli ambientalisti sottolineano i rischi per la biodiversità.

I calendari venatori non riguardano solo le date di apertura, ma anche le specie cacciabili, i giorni consentiti e le modalità. Le organizzazioni ambientaliste contestano in particolare la possibilità di cacciare specie migratrici durante i periodi di riproduzione o di passaggio, un aspetto che secondo loro mette a rischio gli equilibri naturali.

Il ricorso ai tribunali amministrativi regionali rappresenta per le associazioni l'unico strumento efficace per bloccare decisioni che ritengono dannose, dato che i tentativi di dialogo con le amministrazioni regionali spesso non producono risultati concreti.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra le esigenze della conservazione ambientale e le attività tradizionali legate all'uso del territorio. In Italia, la caccia coinvolge circa un milione e mezzo di persone e rappresenta un settore con ricadute economiche non trascurabili, ma deve fare i conti con una sensibilità ambientale crescente.

Le direttive europee sulla conservazione degli uccelli selvatici impongono agli Stati membri di garantire la protezione delle specie migratorie, ma lasciano un certo margine di manovra alle autorità nazionali e regionali nella definizione dei calendari. È proprio in questo spazio di interpretazione che si gioca la partita legale tra regioni e associazioni ambientaliste.

Le sentenze dei tribunali amministrativi potrebbero arrivare nelle prossime settimane, proprio mentre la stagione venatoria sta per entrare nel vivo. Nel frattempo, le regioni coinvolte dovranno decidere se procedere con i loro calendari o attendere l'esito dei ricorsi, in una situazione di incertezza che non giova né ai cacciatori né alla fauna selvatica.

Per le Marche e per l'Italia centrale, la questione dei calendari venatori è destinata a rimanere al centro del dibattito, intrecciandosi con le più ampie discussioni sulla gestione del territorio, la conservazione della biodiversità e il futuro delle aree interne, dove la caccia rappresenta ancora una presenza significativa nella vita delle comunità locali.

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