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OPINION

Quello che il mondo vede in Calabria e noi facciamo fatica a guardare

La Redazione409 wordsEdition8domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 8

Questa settimana il Guardian e France 24 hanno riferito di quattro lavoratori migranti — tre afghani e uno pakistano — trovati morti in un'automobile incendiata presso una stazione di servizio ad Amendolara, in Calabria. Secondo i corrispondenti stranieri, gli uomini raccoglievano frutta in condizioni che France 24 ha descritto come «simili alla schiavitù». La notizia ha percorso le redazioni di mezza Europa con la rapidità che si riserva agli episodi che confermano una narrazione già consolidata: quella dell'Italia meridionale come frontiera interna, dove la vulnerabilità dei braccianti stranieri incontra l'indifferenza delle istituzioni e la violenza di chi ne approfitta.

Ciò che colpisce, leggendo la copertura internazionale, non è la sorpresa con cui i giornali stranieri trattano la vicenda, ma la sua assenza. Il Guardian parla di «riflettori puntati di nuovo» sullo sfruttamento dei lavoratori agricoli, come se questo sguardo si accendesse e si spegnesse a intervalli regolari senza che nulla cambi nel frattempo. È una forma di rassegnazione giornalistica che, a modo suo, dice qualcosa di preciso: il mondo ha smesso di attendersi che l'Italia risolva il problema del caporalato e ha cominciato ad archiviarlo tra le costanti del paese, come il debito pubblico o l'instabilità dei governi.

Eppure la distanza tra la fotografia che la stampa estera scatta e la realtà vissuta nei campi del Mezzogiorno è più sottile di quanto sembri. I corrispondenti stranieri colgono la struttura — la filiera agricola che scarica il costo del lavoro sui più deboli, la geografia dell'isolamento che protegge chi sfrutta — ma faticano a restituire la complessità di comunità locali dove convivono solidarietà informali e omertà, dove alcuni datori di lavoro sono essi stessi in trappola tra prezzi di mercato imposti dalla grande distribuzione e margini che non lasciano spazio a salari dignitosi. Questo non attenua la responsabilità di chi ha commesso o tollerato il crimine; significa soltanto che la soluzione non è mai semplice come la denuncia.

Noi crediamo che il valore di uno sguardo esterno stia precisamente in questo: obbligare a non distogliere gli occhi. Quando France 24 manda un servizio da Amendolara, quando il Guardian dedica spazio a Concetta Chillemi che commenta il matrimonio di Dua Lipa a Palermo nello stesso numero in cui racconta i braccianti bruciati, il contrasto non è casuale. È la mappa di un paese che il mondo vede insieme nella sua bellezza esibita e nella sua violenza sommersa. Tocca a noi decidere se quella mappa ci offende o ci aiuta a capire.

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