CALABRIA
Il sondaggio OCSE promuove l'Italia, ma il divario con gli studenti stranieri resta
The Local Italy: i risultati italiani tengono mentre altri Paesi scivolano. In Calabria la domanda è chi resta fuori dal banco
Saverio Gallo602 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
L'Italia ha ottenuto risultati relativamente positivi nell'indagine educativa OCSE di quest'anno, mentre molti altri Paesi hanno registrato cali marcati. Lo riferisce The Local Italy, che sintetizza i dati del sondaggio Pisa: matematica, lettura e scienze sopra la media internazionale.
La stessa testata segnala però che resta ampio il divario tra studenti italiani e studenti non italiani. È il punto che interessa più da vicino la Calabria, dove la presenza di alunni di origine straniera è una realtà consolidata nelle scuole di pianura e di costa.
Il quadro internazionale è quello di un sistema che tiene, ma non per tutti allo stesso modo. La lettura della stampa estera è prudente: il risultato italiano va letto insieme al divario interno, non al posto del divario.
Il sondaggio Pisa dell'OCSE è condotto ogni tre anni e confronta quindicenni di decine di Paesi su competenze di base. The Local Italy non entra nel dettaglio dei punteggi regionali, e nessuna fonte estera citata lo fa: la geografia del divario, per ora, resta una domanda aperta.
Per la Calabria la questione ha una storia lunga. Le scuole della regione convivono da decenni con l'emigrazione dei giovani e con l'arrivo di famiglie straniere impiegate nell'agricoltura e nei servizi: due movimenti opposti che cambiano la composizione delle classi molto più che altrove.
Nelle aree di raccolta, in particolare nella piana di Gioia Tauro e nella fascia ionica, la presenza di minori stranieri è legata ai cicli stagionali del lavoro agricolo. È una realtà che le cronache internazionali dell'Italia citano soprattutto per il lavoro e per i porti, raramente per la scuola.
Il divario linguistico è il nodo che la copertura estera mette in evidenza. Un alunno che arriva senza italiano non recupera con le sole ore di lezione: servono mediatori, corsi di seconda lingua e tempo. Sono risorse che nelle regioni a bassa densità di popolazione scolastica pesano di più sul bilancio.
La Calabria ha un ulteriore vincolo: la dispersione. Le scuole di montagna e dell'entroterra perdono studenti durante il percorso, e la denatalità riduce le classi fino alla chiusura di plessi. Un risultato medio nazionale positivo non dice nulla su un istituto di cinquanta alunni in un paese che si svuota.
La lettura più utile del sondaggio, per il Sud, è quindi meno trionfalistica di quanto possa sembrare. L'Italia tiene nel confronto internazionale, ma il Paese resta diviso tra scuole che competono con l'Europa e scuole che competono con l'assenza di servizi.
The Local Italy, che si rivolge a lettori stranieri residenti in Italia, insiste proprio su questo punto: il sistema è valutato bene dall'esterno, ma l'integrazione linguistica è il capitolo incompiuto. Per i genitori stranieri che vivono in Calabria è la differenza tra un figlio che segue il programma e un figlio che lo subisce.
Sul piano nazionale il tema si intreccia con i numeri della demografia. Con una natalità bassa e un'emigrazione costante dei giovani, le scuole del Sud dipendono sempre più dagli alunni di origine straniera per restare aperte. Il divario, se non si chiude, diventa un problema di sopravvivenza degli istituti, non solo di equità.
Nessuna fonte internazionale citata indica come i risultati italiani si distribuiranno tra le regioni, né quali misure il governo intenda adottare. Su questo, la copertura estera tace e La Veduta non aggiunge ciò che le fonti non dicono.
Quello che resta è un dato di partenza e una domanda. Il dato: l'Italia non scivola come altri. La domanda, vista da Catanzaro: quanti degli studenti che il sondaggio non raggiunge in modo uniforme vivono proprio qui, nelle classi che si svuotano e nelle aule dove si parla più di una lingua.
