OPINION
Il calcio italiano e il vuoto che si allarga
La Redazione219 wordsEdition №59martedì 28 luglio 2026 — Edizione № 59
La BBC ha riportato questa settimana che Andrea Pirlo è stato escluso dal vertice della Federazione Italiana di Calcio in seguito a polemiche sui suoi legami con una società di scommesse russa. Lo stesso giorno, Pep Guardiola ha rifiutato l'incarico di commissario tecnico della nazionale. Pochi giorni prima, Paolo Maldini aveva già abbandonato il ruolo dirigenziale. Non si tratta di coincidenze isolate, ma di sintomi di un'istituzione in dissoluzione.
Visto dall'estero, il crollo della federazione calcistica italiana appare come il riflesso visibile di una crisi più profonda. Tre fallimenti consecutivi nel qualificarsi per la Coppa del Mondo — un'umiliazione senza precedenti per una nazione che ha vinto il torneo quattro volte — hanno eroso la fiducia sia interna che internazionale. Quando Guardiola, uno dei migliori allenatori viventi, rifiuta l'opportunità, il messaggio è inequivocabile: la federazione non è più un'istituzione attraente, nemmeno per chi ha poco da perdere.
Ciò che la stampa mondiale sottolinea è il vuoto di leadership. Non è solo una questione di trovare il tecnico giusto. È la dimostrazione che le istituzioni calcistiche italiane — che per decenni hanno rappresentato un'eccellenza riconosciuta globalmente — non riescono più a governare se stesse. Il calcio italiano, come molte altre cose in questo paese, soffre di una frattura fra la memoria della grandezza passata e l'incapacità di rinnovarsi nel presente.
