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NAZIONALE

Il caldo estremo uccide l'Europa: 200mila morti dal 2022

L'OMS denuncia il 'killer silenzioso'. In Veneto, la laguna di Venezia e l'ecosistema alpino affrontano stress senza precedenti

Tommaso Veronese1,456 wordsEdition13venerdì 12 giugno 2026 — Edizione № 13

L'Organizzazione mondiale della sanità ha denunciato giovedì che più di 200mila vite sono state perse in Europa a causa del caldo estremo dal 2022, qualificandolo come un 'killer silenzioso' che continua a colpire il continente. Secondo The Local Italy, il dato emerge dopo un'ondata di calore che ha visto alcuni paesi europei registrare le temperature di maggio più alte mai misurate. La cifra rappresenta un'escalation della crisi climatica, con implicazioni dirette per il Veneto, regione particolarmente vulnerabile ai fenomeni meteo estremi.

Per il Veneto, il caldo estremo non è solo una questione di salute pubblica, ma una minaccia strutturale all'ecosistema che definisce la regione. La laguna di Venezia, patrimonio dell'umanità, è particolarmente esposta: l'aumento delle temperature accelera l'evaporazione, modifica i cicli biologici degli organismi marini, e interagisce con l'innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacciai alpini.

Contemporaneamente, le Alpi venete affrontano un'erosione senza precedenti. I ghiacciai delle Dolomiti e del Trentino si ritirano a velocità record. Nel 2024, secondo i dati del glaciologo italiano Carlo Barbante diffusi dalla stampa internazionale, i ghiacciai alpini hanno perso il 3,5 per cento della loro massa rispetto all'anno precedente. Questo non è solo una questione di turismo montano, ma di approvvigionamento idrico per l'agricoltura e l'industria della regione.

I 200mila morti registrati dall'OMS dal 2022 rappresentano una tragedia invisibile. A differenza di terremoti o alluvioni, il caldo estremo non produce immagini drammatiche. Le persone muoiono nelle loro case, negli ospedali, nelle case di cura. Sono anziani, persone con malattie croniche, lavoratori agricoli esposti al sole. In Italia, secondo i dati del sistema di sorveglianza del ministero della Salute, l'ondata di calore del luglio 2023 ha causato più di 4mila decessi in eccesso rispetto alla media storica.

Il Veneto, con una popolazione di 4,8 milioni di abitanti e un'età media tra le più alte d'Europa, è particolarmente vulnerabile. La regione ha registrato negli ultimi tre anni un aumento significativo della mortalità estiva, concentrato soprattutto tra gli over 75. Le città di Venezia, Padova e Verona, con i loro centri storici densamente edificati e poca vegetazione, si trasformano in isole di calore durante le ondate estive, con temperature anche 8-10 gradi superiori alle aree circostanti.

Ma la minaccia del caldo estremo per il Veneto va oltre la salute umana. La laguna di Venezia, già sottoposta a stress idrogeologico cronico, è un sistema biologico delicato. L'aumento della temperatura dell'acqua ha già modificato la composizione delle specie ittiche, favorendo pesci tropicali e danneggiando le tradizionali specie autoctone. L'acqua più calda contiene meno ossigeno disciolto, creando zone morte dove nulla può sopravvivere.

Il fenomeno dell'acqua alta, che storicamente si verificava con frequenza prevedibile, è stato complicato dal caldo. L'evaporazione accelerata dal calore estremo interagisce con il ciclo delle maree e con l'innalzamento del livello medio del mare. Nel novembre 2023, Venezia ha registrato un'acqua alta eccezionale, che ha allagato più del 70 per cento della città. Gli esperti di oceanografia consultati dalla stampa internazionale hanno attribuito il fenomeno anche all'aumento delle temperature superficiali dell'Adriatico.

Il MOSE, il sistema di barriere mobili completato nel 2020 per proteggere Venezia dall'acqua alta, è stato attivato 34 volte nel 2023 e 41 volte nel 2024. Questo tasso di utilizzo è superiore alle proiezioni originarie e solleva domande sulla sostenibilità del sistema nel lungo termine. Un ambiente in rapido cambiamento climatico potrebbe richiedere attivazioni ancora più frequenti, con implicazioni per la manutenzione e il consumo energetico.

Nelle Alpi venete, il ritiro dei ghiacciai è drammatico. Il ghiacciaio della Marmolada, la 'regina delle Dolomiti', ha perso negli ultimi tre anni il 30 per cento della sua massa. Nel luglio 2022, una frana di ghiaccio ha ucciso 11 alpinisti, un evento attribuito al calore estremo che aveva indebolito la struttura del ghiacciaio. Secondo i glaciologi intervistati da media internazionali, simili disastri diventeranno più frequenti.

Il ritiro dei ghiacciai alpini ha conseguenze economiche concrete per il Veneto. Il turismo montano, che genera miliardi di euro annui, dipende dalla neve invernale e dalla presenza di ghiacciai estivi. Le stazioni sciistiche hanno già dovuto investire massicciamente in innevamento artificiale, un'operazione costosa e che dipende dall'acqua — una risorsa sempre più scarsa nelle estati calde.

L'agricoltura veneta affronta una sfida complementare. Il Veneto è una delle regioni agricole più importanti d'Italia, con produzioni di riso, mais, frutta e vino di fama mondiale. L'aumento delle temperature accelera l'evaporazione dal suolo, riducendo la disponibilità d'acqua per l'irrigazione. Nel 2022, una siccità prolungata ha causato perdite significative nelle colture. Nel contempo, le temperature più alte favoriscono la proliferazione di parassiti e malattie delle piante tradizionalmente controllati dal freddo invernale.

La viticoltura veneta, con i suoi vini Prosecco e Pinot Grigio riconosciuti globalmente, è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici. Temperature più alte modificano l'equilibrio degli acidi e degli zuccheri nelle uve, alterando il profilo aromatico dei vini. Alcuni produttori hanno già iniziato a sperimentare con vitigni diversi, adattati a climi più caldi, ma questo rappresenta un allontanamento dalla tradizione che caratterizza il marchio veneto.

L'OMS, nel suo rapporto diffuso giovedì, ha sottolineato che il caldo estremo è una questione di giustizia sociale. I più vulnerabili sono gli anziani, i poveri, i senzatetto, gli immigrati privi di accesso ai servizi pubblici. Nel Veneto, come nel resto d'Italia, questi gruppi sono spesso sottorappresentati nelle statistiche ufficiali, il che significa che il numero reale di vittime potrebbe essere superiore.

La regione ha iniziato a implementare piani di adattamento. Nel 2023, il governo veneto ha lanciato un programma di 'cool roofs' — tetti bianchi che riflettono il calore — per ridurre la temperatura all'interno degli edifici. Venezia ha ampliato le aree verdi e ha investito in sistemi di raffreddamento per gli edifici pubblici. Tuttavia, secondo esperti di urbanistica intervistati da media internazionali, queste misure rimangono insufficienti di fronte alla scala del problema.

Il caldo estremo interagisce anche con i rischi sismici e idrogeologici del Veneto. Le Alpi venete sono una zona di attività sismica moderata. Il riscaldamento accelerato dei pendii montani, combinato con l'assenza di neve e ghiaccio che tradizionalmente stabilizzano il suolo, aumenta il rischio di frane e valanghe. Nel maggio 2023, una frana nella provincia di Belluno ha distrutto una strada e interrotto i collegamenti tra comunità montane.

Per il turismo di massa a Venezia, il caldo estremo rappresenta un'ulteriore complicazione. I giorni estivi con temperature superiori ai 35 gradi Celsius hanno già iniziato a scoraggiare i visitatori, secondo i dati dei tour operator internazionali. Contemporaneamente, l'aumento delle temperature attrae turisti che cercano città 'fredde' e lagune — creando un paradosso: Venezia diventa meno attraente proprio quando il caldo la rende più fragile.

L'OMS ha ribadito che il caldo estremo è una crisi di salute pubblica che richiede una risposta coordinata a livello nazionale e internazionale. Per il Veneto, questo significa investimenti nella ricerca sul cambiamento climatico, nella protezione della laguna, nella preservazione dei ghiacciai, e nella preparazione del sistema sanitario a gestire ondate di calore sempre più intense e frequenti.

Nel contesto più ampio dell'Italia e dell'Europa, il Veneto rappresenta un caso di studio della vulnerabilità climatica. La regione, con i suoi ecosistemi unici — la laguna, le Alpi, le pianure agricole — è esposta contemporaneamente a minacce diverse: innalzamento del livello del mare, ritiro dei ghiacciai, siccità, caldo estremo. Nessun'altra regione italiana combina questi rischi con tale intensità.

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