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OPINION

Il caldo estremo è la normalità che l'Europa non accetta

La Redazione244 wordsEdition27venerdì 26 giugno 2026 — Edizione № 27

L'ondata di caldo che sta attraversando l'Europa occidentale in questi giorni non è una notizia meteorologica isolata. Secondo il Guardian e la BBC, la Francia ha registrato il giorno più caldo da quando le misurazioni hanno avuto inizio nel 1947, con dipartimenti continentali in allerta rossa e temperature che sfiorano i 40 gradi. L'Italia e la Spagna soffrono dello stesso fenomeno. Eppure la domanda che la stampa internazionale pone non è più 'come fermiamo il riscaldamento', ma 'è questa la nuova normalità?'. Il dubbio, già formulato, suggerisce che l'Europa abbia smesso di considerare il caldo estremo come un'eccezione.

Quello che colpisce nella copertura straniera è l'assenza di sorpresa. Reuters, l'Associated Press, il Guardian documentano morti per caldo, scuole chiuse, treni cancellati come se fossero diventati elementi di un copione noto. António Guterres, segretario generale dell'ONU, esorta il mondo ad agire sui combustibili fossili, ma il tono è ormai quello di un avvertimento ripetuto, non di un'emergenza nuova. Il divario tra l'urgenza del fenomeno e l'inerzia della risposta è il vero tema che emerge da questa copertura.

Per l'Italia, il significato è doppio. Da un lato, il paese è inserito in una narrazione continentale di vulnerabilità climatica — il Vesuvio, le Alpi, il Mediterraneo come frontiera di uno stress ambientale globale. Dall'altro, la copertura internazionale non registra ancora una strategia italiana coerente di adattamento. Il caldo arriva, l'Italia brucia insieme agli altri, e il mondo osserva se il paese saprà trasformare l'eccezione in una lezione.

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