LIGURIA
Caccia, ambientalisti portano le regioni in tribunale: la Liguria nel mirino
Le aperture anticipate della stagione venatoria finiscono davanti ai giudici. Per la Liguria, un nodo tra tutela della fauna e tradizioni locali
Marina Doria680 wordsEdition №102mercoledì 2 settembre 2026 — Edizione № 102
Con l'avvicinarsi della stagione venatoria italiana, diverse regioni si stanno preparando per un'apertura anticipata, ma un gruppo di organizzazioni per i diritti degli animali sta opponendo una forte resistenza, portando la questione davanti ai tribunali. Lo riporta The Local Italy, che ha dedicato un approfondimento alla vicenda.
La disputa riguarda i calendari venatori regionali, che stabiliscono le date di apertura e chiusura della caccia. Gli ambientalisti contestano la scelta di alcune regioni di anticipare l'apertura, sostenendo che ciò metta a rischio la fauna selvatica in periodi critici per la riproduzione.
La stagione venatoria italiana è tradizionalmente aperta tra settembre e febbraio, ma le regioni hanno una certa autonomia nel definire i calendari. Negli ultimi anni, diverse amministrazioni hanno scelto di anticipare l'apertura, una decisione che ha scatenato la reazione delle associazioni ambientaliste.
Secondo quanto riportato da The Local Italy, le organizzazioni per i diritti degli animali hanno deciso di adire le vie legali, portando le regioni in tribunale per contestare la legittimità dei calendari. La questione è complessa e coinvolge sia la normativa nazionale che quella europea sulla tutela della biodiversità.
Per la Liguria, la questione è particolarmente sentita. La regione, con il suo territorio montuoso e la sua ricca biodiversità, ospita numerose specie di uccelli migratori e mammiferi che attraversano l'Appennino ligure durante le loro rotte stagionali. Un'apertura anticipata della caccia potrebbe interferire con questi flussi migratori.
Le associazioni ambientaliste sostengono che le regioni abbiano ignorato i pareri scientifici dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che raccomandano date di apertura più tardive per proteggere le specie in periodo di nidificazione o migrazione.
La scorsa stagione, diversi tribunali amministrativi regionali hanno accolto i ricorsi delle associazioni, sospendendo i calendari venatori anticipati. Quest'anno, le organizzazioni sembrano intenzionate a ripetere l'operazione, con una strategia coordinata su più fronti regionali.
Il dibattito è acceso anche a livello politico. Le regioni a statuto speciale, come la Sicilia e la Sardegna, hanno storicamente goduto di maggiore autonomia nella gestione della caccia, ma anche le regioni ordinarie stanno cercando di spingere per aperture anticipate, in nome delle tradizioni locali e delle pressioni dei cacciatori.
In Liguria, la caccia è una pratica radicata, soprattutto nelle aree interne dell'entroterra, dove rappresenta una tradizione secolare. Tuttavia, la pressione turistica e la crescente attenzione alla tutela ambientale stanno cambiando il quadro, rendendo più difficile per le amministrazioni locali bilanciare interessi contrapposti.
Le organizzazioni ambientaliste, come riportato da The Local Italy, puntano il dito contro la mancanza di controlli e contro la scarsa applicazione delle normative esistenti. Secondo gli attivisti, i calendari anticipati non solo mettono a rischio la fauna, ma minano anche gli sforzi di conservazione finanziati dall'Unione Europea.
La questione ha anche una dimensione economica. La caccia attira in Italia migliaia di appassionati, molti dei quali stranieri, che contribuiscono all'economia delle aree rurali. Tuttavia, il turismo naturalistico, sempre più in crescita, rappresenta un'alternativa economica che potrebbe essere danneggiata da una gestione non sostenibile della fauna.
Le prossime settimane saranno decisive. I tribunali amministrativi dovranno pronunciarsi sui ricorsi, e la decisione potrebbe avere un impatto significativo sull'intera stagione venatoria. Se le associazioni otterranno la sospensione dei calendari anticipati, le regioni saranno costrette a rivedere le proprie decisioni.
Per la Liguria, la sfida è duplice: da un lato, preservare le tradizioni e le attività economiche legate alla caccia; dall'altro, rispettare gli impegni di tutela ambientale assunti a livello nazionale ed europeo. Una sintesi che, al momento, sembra ancora lontana.
La vicenda dei calendari venatori è destinata a tenere banco anche nei prossimi mesi, in un confronto che vede contrapposte visioni diverse del rapporto tra uomo e natura. E che, come spesso accade in Italia, finirà per essere deciso dai tribunali.
